Italia, Veneto, Veneto Orientale

Il Veneto della Casera e del Panevin

La notte del 5 gennaio arriva la Befana che porta tanti dolci ai bambini buoni e carbone a quelli che non si sono comportati molto bene.

Io in questo senso da piccola ho avuto qualche trauma: mentre la befana andava a portare i regali a tutti i miei amici e compagni di classe, a casa mia non passava mai. E quando ho chiesto spiegazioni ai miei genitori la risposta è stata “La befana non fa questo giro”.

Mah chissà, forse la befana si ferma solo in alcune case, tipo gli autobus che non si fermano al di fuori delle fermate prestabilite? Forse sopra il camino di casa mia c’è la fermata di Babbo Natale, ma non quella della Befana? Dubbi che rimarranno nella mente di una povera bambina. Fatto sta che da quando poi è nata mia sorella più piccola la Befana ha iniziato a fermarsi anche da noi: forse qualcuno ha installato la famosa fermata della befana sopra il camino?

La notte del 5 gennaio è tradizione in Veneto bruciare il Panevin, o Casera, o Foghera, o Vecia (la vecchia). E’ una tradizione molto antica che si porta avanti ancor oggi: nei giorni precedenti il falò vengono preparati dei grossi cumuli di legna, fieno e sterpaglie, che, la notte dell’arrivo della befana, vengono bruciati come buon auspicio per il nuovo anno.

panevin veneto

“Brusar la vecia” (bruciare la vecchia) serve a bruciare metaforicamente tutte le sfortune e le cose negative dell’anno trascorso, ed iniziare positivamente il nuovo anno. Gli anziani sanno anche leggere nel modo in cui il falò brucia, se l’anno che è appena incominciato sarà un anno positivo o meno: il proverbio dice “se le fuìsche le va a matìna, ciòl su’l sàc e và a farina; se le fuìsche le va a sera pàn e poènta a pièn caliera” cioè  se le faville vanno a oriente, prendi su il sacco e vai a cercare farina, se le faville vanno verso occidente pane e polenta a volontà.

In tutto il Veneto vengono organizzate casere con falò grandi o piccoli nei paesi, nei rioni o nelle vie a cui partecipano i gruppi di famiglie, i vicini di casa e tutti i membri della comunità.

Mentre la vecia brucia si mangia la pinza, tipico dolce veneto che contiene uvetta, fichi e noci, accompagnato da vin brulé o un buon bicchiere di cabernet o merlot.

Ma non dimentichiamo che si tratta pur sempre della notte in cui arriva la befana, e infatti di solito lei arriva in carne ed ossa a portare dolci e carbone da distribuire a tutti i bambini presenti.

Dopotutto ognuno di noi ha la sua piccola “vecia” da bruciare: avvenimenti ed esperienze dell’anno precedente che preferiremmo lasciarci dietro per iniziare il nuovo anno con il piede giusto.

Quanti di voi in Veneto prenderanno parte al falò del 5 dicembre e quanti altri provenienti da altre regioni italiane festeggeranno l’Epifania in modo particolare?


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