Monthly Archives: giugno 2012

#notteinmalga12 una social experience in Valle del Chiese

notteinmalga12

Tra due giorni, sabato 30 e domenica 1 luglio partirò per una trasferta in Valle del Chiese, una valle del Trentino conosciuta per organizzare itinerari nella natura e per portare avanti un concetto di turismo rurale.

Questa esperienza tutta sociale è stata organizzata proprio dalla Valle del Chiese, che ha invitato 12 protagonisti tra blogger e giornalisti a trascorrere una notte in malga a contatto con tradizioni e usi della Valle, offrendo così la possibilità di conoscere e far conoscere un po’ meglio questo angolo di Trentino.

Ringrazio Silvia Ceriegi che mi ha proposto di partecipare a questa social experience come inviata speciale di Trippando… Non vedo l’ora di partire per questa nuova esperienza! Tutte le informazioni pre partenza le potete trovare nel mio post Visit Valle del Chiese: #notteinmalga12 con un’inviata speciale… su Trippando.

Naturalmente per qualsiasi aggiornamento sulle nostre attività in Valle del Chiese basterà seguire su Twitter l’hashtag #notteinmalga12 o il mio profilo @mayayoi, mentre su Facebook gli aggiornamenti saranno postati sulla pagina di Diario in viaggio.

Ci sarà da divertirsi!!

 

Auschwitz-Birkenau: campo I

Ingresso campo di concentramento Auschwitz

Oswiecim non mi avrebbe mai detto niente fino ad oggi. Nemmeno se qualcuno mi avesse detto che era una località avrei saputo localizzarla nel mappamondo. Ma se qualcuno mi diceva Auschwitz… Questo luogo lo conoscevo di sicuro!
Ebbene, forse non sono in molti a sapere che Oswiecim è la cittadina Polacca nei cui sobborghi si sono svolti, nascosti dagli occhi del mondo, efferati crimini contro l’umanità: a qualche km dalla città di Oswiecim, nella Polonia meridionale, a 1 ora d’auto da Cracovia, sorge il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ormai trasformato in museo e luogo di memoria.

Proprio per la brutalità di quanto è accaduto in questo luogo, e per le enormi dimensioni della struttura, questo campo è diventato il simbolo dell’olocausto, talmente tanto conosciuto nel mondo, che anche la città in cui si trova il campo – Oswiecim per l’appunto – è oggi soprannominata Auschwitz.

Accesso ad Auschwitz

Il campo di concentramento si suddivide in più sub-campi. Auschwitz è il campo I. Birkenau il campo II.

Da fuori Auschwitz è un luogo anonimo, l’accesso non è poi così immediato da trovare come ci si potrebbe invece immaginare considerata l’enorme dimensione del campo: l’unica indicazione sembra essere una scritta “Muzeum”, ma che non fa intendere troppo bene di che museo si tratti.

Per entrare si attraversa un piazzale circondato da reti e fiancheggiato da grandi caseggiati anonimi: solo passando tra un paio di questi ci si trova davanti al familiare cancello di ferro visto e rivisto in tutti i libri di storia, quello con sopra la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), quasi una presa in giro per tutti coloro che varcavano quella soglia, quasi a voler creare nei carcerati del campo la falsa speranza che, lavorando duramente, alla fine ci si sarebbe potuti guadagnare la tanto agognata libertà.

Visitare il campo di concentramento

Il campo di concentramento di Auschwitz è stato oggi trasformato in un museo: ognuno dei capannoni in essere ospita una mostra, ogni mostra è un pezzo della vita degli ebrei, che per 4 lunghissimi anni (dal 1940 al 1944) hanno varcato la soglia d’ingresso ma che solo in pochi sono riusciti a ripercorrere in senso inverso.

Gli stabili sono dei veri e propri magazzini, in ognuno dei quali sono stati ammassati disordinatamente, divisi per tipologia, tutti i beni che venivano sottratti ai prigionieri al loro arrivo al campo di concentramento: si passa dalla raccolta di cappelli, a quella di scarpe, dai giocattoli dei bambini, alle protesi, dagli occhiali accatastati alle valigie…

E’ impressionante pensare che le vittime, uccise dai forni crematori o dal duro lavoro, venivano accatastate disordinatamente nelle fosse comuni, proprio come ora gli oggetti sono ammassati nelle teche di vetro… I prigionieri non erano considerate esseri umani, e il trattamento che gli veniva riservato era al pari di quello riservato agli oggetti.

E’ abbastanza scioccante vedere queste raccolte di beni personali: gli oggetti ammucchiati sono così numerosi da dare un’idea più concreta di quanti siano stati coloro che hanno vissuto l’incubo del campo di concentramento, ed in ogni caso sapere che ciò che si vede rappresenta sempre e comunque una minima parte delle vittime passate di qui…

Il blocco 11 è l’area dove si trovavano le celle dei prigionieri: la prigione nella prigione. Qui si possono osservare alcune delle celle punitive, sono dei piccoli pertugi di 90×90 cm da cui si entrava tramite una piccola porticina in legno, e dove venivano messi in “punizione” i deportati. In questi piccoli spazi potevano essere stipate più persone contemporaneamente, costrette a passare intere nottate in piedi (in quanto non esisteva lo spazio fisico per sedersi) dopo aver trascorso la giornata regolarmente al lavoro nel campo. Vere e proprie celle di tortura.

Un po’ al di fuori dell’area dove vivevano i prigionieri si trovano i forni crematori: degli edifici bassi coperti da una montagnola di terreno,  come a volerli mascherare dall’ambiente circostante. L’unico elemento che stona e che fa salire un dubbio riguardo la loro reale funzione è quell’alto camino in mattoni rossi che si erge più in alto delle altre strutture. A volerci entrare si scopre un ambiente spoglio, squallido ed essenziale, dove l’unico elemento caratterizzante sono i forni crematori.

Maggiori informazioni su come e quando visitare Auschwitz-Birkenau su Il tour della memoria, per non dimenticare

Antica Bettola a Volterra: prodotti di filiera corta

Antica Bettola Volterra

Uno dei miei grandi problemi quando viaggio sono i ristoranti e i luoghi dove mangiare. Sono dell’idea che quando scelgo un posto nel quale fermarmi a pranzo o a cena, il locale debba “ispirarmi”. Io questa empatia con i ristoranti non riesco ad averla, e spesso (non sempre per fortuna) finisco in postacci dove si mangia male o dove mi spennano.

Per questo sono stata felicissima di aver chiesto consigli su dove mangiare prima di partire per il mio viaggio in Toscana. Al mio appello via Twitter ha risposto @83saretta che mi ha suggerito una trattoria a Volterra, che lei in precedenza aveva provato, e dove si era trovata molto bene.

Noi ci siamo fidati e l’abbiamo testata! Rimanendo iper soddisfatti!

Il locale si chiama “Antica Bettola” e, pur trovandosi in pieno centro a Volterra, passa piuttosto inosservato: se non me l’avessero consigliato e non fossi andata alla sua ricerca, forse non mi sarei nemmeno accorta della sua esistenza.

La “Bettola” ha una vetrina piuttosto spoglia, all’esterno nessun cartello particolare che invogli i turisti ad entrare, infatti inizialmente eravamo un po’ perplessi e ci chiedevamo se forse non fosse chiuso. Internamente è un locale piuttosto essenziale con tavolini in legno, qualche mensola alle pareti con allineate bottiglie di vino rigorosamente della zona, colori tenui, un bancone per fare i conti e in fondo la cucina da cui escono piatti studiati e gustosissimi.

Ci ha accolti la proprietaria, che insieme al cuoco gestisce il ristorante, e che ci ha proposto i piatti del giorno, spiegandoci la provenienza dei prodotti, come vengono cucinati, con che vino accostarli, e così via… Il tutto con grande competenza, e resto ancora più simpatico da un piacevole accento toscano.

Tutti i prodotti in questo ristorante sono di filiera corta, cioè provengono direttamente dal produttore, bypassando tutti i passaggi intermedi che la grande/media distribuzione prevede. Ciò significa anche che la maggioranza dei prodotti utilizzati sono della zona e quindi genuinamente toscani..

Prima di tutto abbiamo fatto quella che l’oste ci ha definito “Gotta experience”, cioè il pieno di salumi locali: prosciutto crudo, finocchiona, salame... La “gotta” è una malattia associata all’assunzione eccessiva di carne, che in passato era molto più diffusa tra i ricchi che la mangiavano molto spesso. Gli affettati li abbiamo annaffiati con un po’ di vino rosso locale e poi siamo passati ai primi, facendoci spazio tra reginelle al cinghiale e linguine ai porcini.

Abbiamo mangiato molto bene e abbondantemente. Il prezzo attorno ai 20 euro a testa per antipasto, primo piatto, acqua, vino e caffè. Forse un po’ più di un pranzo medio, ma ne è valsa la pena.

Oltre all’ottima cucina, l’ambiente ha contribuito a rendere la nostra esperienza positiva: nel locale regnava una grandissima tranquillità, non c’erano i soliti turisti affannati, frotte di bambini, e confusione… Questo perchè il tipo di piatti proposti sono un po’ ricercati, e poi perchè non è interesse dei proprietari del locale venir invasi da pullman di turisti. Si capisce proprio che la cosa che sta loro a cuore più di ogni altra è cucinare bene, cucinare prodotti locali e genuini, e proporre questi piatti ad un tipo di clientela che sappia apprezzarli.

Il valore aggiunto sul valore aggiunto ce l’ha dato certamente l’esperienza personale: il rapporto umano con i proprietari, che sono stati disponibili a spiegare, dare delucidazioni, o anche solo scambiare 2 chiacchiere con i clienti… Questo lato umano e relazionale mi ha fatto sentire molto più a casa.

Aeroporto di Venezia-Treviso: quando i consigli vengono da Foursquare

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Qualche giorno fa sono partita dall’aeroporto di Venezia Treviso, l’Aeroporto Antonio Canova, per raggiungere la mia destinazione: Londra. L’aeroporto di Venezia-Treviso è un “figlio” della Ryanair, cioè uno di quei terminal più piccoli e secondari che sono venuti alla luce grazie – in primis – alla Rayanair e più in generale all’espandersi delle compagnie low cost, che hanno preferito come location dei loro atterraggi/decolli piste più lontane dalle principali città, e quindi più economiche.

La partenza del mio volo era prevista per venerdì sera attorno alle 22.30, quindi, terminato il lavoro alle 19.00 ho fatto un salto veloce a casa e poi mi sono diretta immediatamente all’aeroporto, che dista circa 1 h da dove abito.

Per fare in fretta non ho cenato a casa, tanto – mi sono detta – avrei potuto tranquillamente mangiare un panino passati i controlli di sicurezza, mentre aspettavo l’apertura del gate. Beh, non l’avessi mai fatto.

Vorrei precisare che non mi aspettavo di trovarmi al JFK, mi ricordavo di uno stabile piccolo, ma sapevo anche che lo scorso anno l’aeroporto era stato chiuso a lungo per lavori di ristrutturazione e ampliamento (infatti i voli in partenza da Treviso erano stati tutti dirottati all’aeroporto Marco Polo di Venezia per quel periodo).

Quando ho passato i controlli di sicurezza e mi sono trovata nella sala d’attesa con le attività commerciali sono stata assalita dalla tristezza: un bancone da bar che serviva panini e merendine, un tabacchino e un negozio di abbigliamento. Nulla di più. Per il resto solo alcune file di sedie per l’attesa. Tutto concentrato nello spazio che occuperanno si o no 4 campi da pallavolo…

Mi sono arrischiata a cenare al bar: un panino misero con lattuga di 3 giorni prima pagato poco meno di 5 €, che se lo acquistavo in aereo dalle hostess della Ryanair risparmiavo di sicuro!

Ed è stato proprio mentre mangiavo che ne ho approfittato per fare check in su Foursquare… e perchè no, leggere i tanti consigli che altri di passaggio prima di me hanno lasciato…
Alcuni erano commenti positivi, ma altri non troppo. Sono stati questi ultimi a lasciarmi parecchio divertita, quindi ne riporto qualcuno:

Devo dire che oltre all’aspetto divertente della cosa (che non è da sottovalutare nel caso di debba aspettare 2 ore per essere imbarcati), anche quello di utilità è piuttosto rilevante. E’ vero che come tutti i commenti e le recensioni si stratta di percezioni sempre molto soggettive, ma se avessi saputo prima che non mi conveniva cenare in aeroporto, ma al bar giusto all’esterno, forse avrei fatto tesoro del consiglio e mi sarebbe andata meglio: avrei evitato il mal di stomaco e avrei pagato il giusto per un panino.

Dall’altro canto avrei preferito non seguire un altro commento lasciato su Foursquare:

Infatti me la sono presa comoda, e quando sono scesa al gate tutti i miei compagni di volo erano già stipati in piedi in attesa di salire. Trovare un posto comodo in aereo non è stato facile, soprattutto per chi come me cercava due posti vicini.

Comunque a parte tutte le critiche del caso ringrazio Ryanair e compagnie low cost che atterrano non lontano da casa e mi permettono in breve di raggiungere tante belle mete. Inoltre per quanto riguarda l’aeroporto di Treviso, nella sala d’attesa sono anche riuscita a trovare una presa elettrica per ricaricare il telefono che era in punto di morte… Quindi anche se sono abbastanza critica si è rivelato funzionale!

Magari se evitassero di speculare in modo così manifesto sui viaggiatori (ma non succede solo qui) solo perchè una volta attraversati i controlli “non si può più tornare indietro” sarebbe ancora meglio!

Aria di Festa con il prosciutto di San Daniele

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Incomincio con una premessa che sembrerà non azzeccarci niente con il titolo qui sopra… Ho un cane, un Golden retriever di nome Maya: è una grande giocherellona e una golosona. A qualsiasi ora del giorno ha fame: quando esco con del cibo in mano, che sia la sua porzione di crocchette o un tozzo di pane, un frutto, o qualsiasi altro cibo, Maya inizia a fissarlo e a leccarsi i baffi, fa un po’ schifo da dire… ma inizia anche a sbavare!… Si capisce proprio che ha l’acquolina in bocca!

Beh se è vero che cani e padroni si assomigliano… A me succede una cosa simile quando penso al prosciutto di San Daniele! Siccome la festa del prosciutto si sta avvicinando, e io ho già cominciato a pensarci, sto cercando di tenere a bada l’acquolina che a varie ore del giorno mi assale! :)

Per chi non lo conoscesse il prosciutto di San Daniele è un tipo di prosciutto crudo prodotto a San Daniele del Friuli, una cittadina del Friuli Venezia Giulia, sulle colline ai piedi delle Alpi Carniche. Il microclima di questa zona fa si che i bei cosciotti appesi a stagionare nei prosciuttifici della zona si trasformino con il passare dei mesi in dei prodotti DOP buonissimi.

aria di festa san daniele

Ogni anno a fine giugno a San Daniele si tiene la festa del prosciutto, meglio conosciuta come Aria di Festa: 4 giorni di festeggiamenti durante i quali i prosciuttifici aprono le porte a turisti e visitatori e le strade della città, allestite con stand e tendoni, vengono presed’assalto dagli amanti di questo gustosissimo prodotto 100% italiano.

Mentre negli stand allestiti in centro città viene servito principalmente il prosciutto nella sua versione più semplice (non per sminuire, anzi!), cioè affettato sottile sottile, da mangiare arrotolato sui grissini (si scioglie in bocca!!), nei prosciuttifici e nei ristoranti di San Daniele del Friuli ci si sbizzarisce per proporre i menu più vari, ma tutti a base di prosciutto! E sempre accompagnati da buona birra o da ottimo vino. La festa continua anche oltre il pranzo o la cena con musica ed eventi, chi lo desidera può anche conoscere qualcosa di più sull’arte della stagionatura del prosciutto partecipando ai tour guidati che alcuni prosciuttifici della zona organizzano.

La festa quest’anno si svolge dal 22 giugno al 25 giugno, il programma completo di Aria di Festa si trova qui.

La pagina Facebook di Aria di Festa, con tutti gli aggiornamenti invece la trovate a questo link.

Io ci vado di sicuro… Mi sta già venendo l’acquolina in bocca!! ;-)

E voi lo conoscete il prosciutto di San Daniele?

Foto in copertina di  sbsradio

Luoghi da non perdere nel primo viaggio a Londra

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La partenza per il mio breve viaggio a Londra è sempre più imminente. Atterro a Londra per la (aspetta che conto) quinta volta: sono sempre stata con persone diverse, e questa volta ci vado con mia sorella, che visiterà la città per la prima volta.

Quando si visita una città per la prima volta è normale voler vedere tutti i luoghi più conosciuti e turistici, e poi naturalmente adattare il viaggio ai propri interessi, esigenze e gusti. Si sa che, più tempo a disposizione si ha, più è facile organizzare la visita. Quando il tempo invece è poco bisogna darsi delle priorità e magari sacrificare la visione di alcune attrazioni e rimandarle al prossimo viaggio.

Londra: istruzioni per l’uso

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Oggi voglio solo fare una lista di cose che ho appreso con l’esperienza nei vari viaggi che ho fatto a Londra: penso che alla fine mi (e vi) sembreranno delle informazioni un po’ buttate a caso, ma credo che il filo conduttore sarà quello di dare delle “Istruzioni per l’uso”: come essere più consapevoli in viaggio a Londra.

Le opere di Gaudi a Barcellona da non perdere

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Dico Barcellona e subito penso a Gaudì: questo uomo era un genio, e come ogni genio che si rispetti era un po’ scoppiato! Si, perchè solo una mente mooolto complessa avrebbe potuto ideare delle opere come quelle che ha lasciato a Barcellona.

Credo che anche per quelli che non sono particolarmente appassionati di arte e architettura vedere le opere di Gaudì sia comunque un gran piacere. Quindi in una visita a Barcellona che si rispetti è fondamentale non perdersi le sue opere… C’è da dire che l’entrata ad alcune di queste è un po’ costosa, ma nessuno toglie di osservarle almeno dall’esterno, senza pagare un euro, e riservare la visita degli interni al prossimo viaggio – eventualmente.

Plaza Real

In questa piazza, che si può facilmente raggiungere nel corso di una passeggiata lungo la Rambla, si può vedere la prima opera che fu commissionata a Gaudì: i lampioni, che gli furono commissionati dal comune in occasione dell’Esposizione Universale

Accesso libero

La Sagrada Familia

Anche se quest’opera non è ancora conclusa è già un’opera d’arte! Solo se ci si sofferma ad osservarla dall’esterno mezza mattinata potrebbe volare via, e, considerato che alcune delle facciate esterne sono ancora in costruzione… è tutto un dire! Osservando la chiesa di facciata in facciata è possibile ripercorrere la vita di Gesù, splendidamente raffigurata con milioni di statuine e ghirigori… Se poi si entra all’interno si rimane colpiti dalla grande quantità di luce che entra dalle … Consiglio vivamente la visita all’interno perchè ripartire da Barcellona senza essere entrati a visitare la Sagrada Familia è davvero uno spreco! Se si vuole si può anche salire sulle torri e osservare Barcellona dall’alto, questo richiede una spesa aggiuntiva a quella del biglietto.

Entrata costo: € 13,00

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Casa Battlò

Questa casa si trova a pochi metri dalla fermata della metro Passeig de Gracia, e spicca tra i palazzi vicini oltre che per le forme inusuali, per l’esterno, ricoperto da tantissime ceramiche. Ma la cosa più bella è il tetto che, come un’onda, rappresenta la schiena di un drago (il drago di S. Giorgio, che è il simbolo della Catalunya)… Per chi desidera entrare e salire fino al tetto, il tema del drago lo ritroverò anche nella chiocciola delle scale… il corrimano è praticamente la lunga spina dorsale di questo animale mitologico!

Entrata costo: € 18,15

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Casa Milà

Anche chiamata “la Pedrera” (cioè la pietra) per il materiale di cui è fatta. Qui non ci sono ceramiche, ma la facciata si distingue da quella degli altri palazzi per le sue forma curve e per le ringhiere in ferro dei terrazzini. Una delle particolarità della casa – e uno dei motivi per i quali vale la pena una visita – sono i suoi famosi comignoli che si trovano nel tetto a terrazza, e che alcuni li interpretano come guerrieri, come sculture o ancora tubi contorti che ricordano il movimento del fumo.

Entrata costo: € 15,00

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Parc Guell

Questo parco è una delle opere più conosciute di Gaudì! Entrando dall’ingresso principale ci si trova subito davanti alla famosa salamandra che funge da fontana, e alla grande doppia scalinata che porta a quello che doveva essere il mercato coperto, con le numerose colonne. Proprio sopra ci si può fermare a prendere il sole o a rilassarsi sulla famosissima piazza con la panchina più lunga del mondo… Anche qui la cosa più bella sono le numerose ceramiche che adornano panchina, salamandra, ed altre opere del parco.

Entrata libera

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