Italia, Veneto

Visita al ghetto ebraico di Venezia

ghetto ebraico di Venezia

Usciti dalla stazione di Venezia Santa Lucia e proseguendo per Strada Nuova si svolta a sinistra dopo il ponte delle Guglie. Sulla destra si apre un sottoportego. E’ l’ingresso del Ghetto ebraico di Venezia, l’antica zona della città dove hanno vissuto gli ebrei a partire dal 1300 fino alla Seconda Guerra Mondiale.

In quest’area inizialmente sorgevano le fonderie di Venezia (ghetto deriva dalla parola veneziana “géto” che significa fondere: leggetela alla tedesca e il risultato sarà proprio ghetto!), successivamente quest’isola venne concessa agli ebrei nel 1300 espropriandola alle famiglie che vi abitavano e permettendo così a questa minoranza di entrare a far parte della vita sociale ed economica di Venezia.

Il ghetto ebraico di Venezia

Il ghetto ebraico di Venezia si divide in tre aree: ghetto vecchio, ghetto nuovo e ghetto nuovissimo.

In realtà a dispetto del nome che trae in inganno il ghetto nuovo è quello più antico nel quale si stabilirono i primi ebrei provenienti dall’Europa centrale, gli ashkenaziti. Il ghetto nuovo sorge su isola circondata da canali che, come la maggior parte delle 124 di cui è formata Venezia, è collegata al resto della città da dei ponti. Nell’epoca in cui il ghetto era ancora un quartiere di segregazione della minoranza ebraica, la sera a mezzanotte i ponti venivano chiusi con dei cancelli e riaperti al mattino.

Successivamente arrivarono in città nuovi gruppi di ebrei – gli italiani, i ponentini (provenienti da Spagna e Portogallo) e i levantini (provenienti dalla Grecia) – che portarono ad un progressivo incremento della popolazione del ghetto fino a saturarlo tanto da portare la Repubblica di Venezia alla decisione di concedere nuovi spazi alla comunità: così sorsero il ghetto vecchio ed il ghetto nuovissimo.

E’ incredibile pensare come, nei momenti di massima espansione, in questa città nella città vivessero fino a 5.000 persone. In pratica ognuno aveva a disposizione 2/3 metri quadrati a testa!

ghetto ebraico di Venezia

ghetto ebraico di Venezia

Visitando il Ghetto Nuovo vi ritroverete in un campo molto ampio (campo è il nome delle piazze circondate da edifici a Venezia, in effetti l’unica piazza in città che può vantare questo nome è Piazza S. Marco), questo è il cuore del ghetto ebraico di Venezia: qui si affacciano le sinagoghe più antiche, il museo ebraico, i banchi dei pegni e le abitazioni di veneziani e studenti che un tempo accoglievano numerosissime famiglie di ebrei.

Il museo ebraico

Il museo ebraico si può visitare al costo di 8 € e contiene oggetti propri della vita religiosa della comunità, come argenti, rotoli della Torah e drappi, testi in ebraico e soprattutto cartelli informativi che raccontano la storia del ghetto ebraico e della persecuzione degli ebrei dalle origini alla Seconda Guerra Mondiale, ai campi di concentramento.

Al costo di 12 € oltre al museo ebraico si possono visitare anche tre delle 5 sinagoghe del ghetto accompagnati da una guida.

ghetto ebraico di Venezia

La presenza delle sinagoghe potrebbe sfuggire ad un occhio poco attento. Infatti questi luoghi di preghiera sono ricavati all’interno di palazzi preesistenti, all’ultimo piano degli edifici (non ci può essere nulla di terreno al di sopra della sinagoga).
Si possono riconoscere dalla presenza di 5 grandi finestre allineate (5 come i libri della Torah) o per le scritte in ebraico sui muri.

ghetto venezia

ghetto venezia

La più antica sinagoga del ghetto ebraico di Venezia è la sinagoga (o Schola) Todesca, quella degli ebrei ashkenaziti, che si trova nello stesso edificio del museo, poi c’è la sinagoga Canton che si trova all’angolo della piazza (canton in veneto vuol dire angolo), e infine ancora vicina c’è la Schola Italiana.

Nel ghetto vecchio ci sono le due sinagoghe più recenti: quella spagnola e quella levantina.

Tutte le sinagoghe non sono luoghi consacrati, ma semplici luoghi di aggregazione dove ci si trova regolarmente a leggere e commentare pezzi del libro sacro, la Torah. Perché le “riunioni” possano avere luogo è necessario che ci siano almeno 10 uomini presenti, tutti possono leggere il pezzo della Bibbia, ma solo il rabbino può commentarli. La presenza delle donne è gradita, ma non necessaria. Le donne assistono da una zona separata rispetto agli uomini, in un matriarcato sopraelevato o separate dagli uomini tramite grate.

ghetto venezia

Oggi sono ancora pochi gli ebrei che ancora vivono nel ghetto, anche perché in seguito alla Seconda Guerra Mondiale la maggior parte sono stati deportati nei campi di concentramento di mezza Europa. Ma rimangono ancora vive le tradizioni di questa minoranza che i turisti possono in parte rivivere attraverso la cucina: basta fermarsi al forno per acquistare qualche dolce tipico ebraico, o andare al Ristorante Gam Gam per gustare i sapori della cucina Kosher.

ghetto venezia

Piccole cose che ci permettono di avvicinarci ad una cultura diversa dalla nostra, troppe volte ed ingiustamente perseguitata.

Curiosità sul ghetto ebraico di Venezia

Le sardee in saor sono un piatto tipico Veneziano, ma proveniente dalla tradizione ebraica che consiste in sardine fritte condite con cipolle marinate, pinoli ed uvetta.

Nel ghetto c’era una certa rivalità tra ebrei di origini diverse: i levantini, gli ultimi arrivati nel ghetto, hanno ricevuto la residenza molto dopo esservi stabiliti. Essendo già il ghetto molto affollato gli ebrei “originari” fecero il possibile, anche con persistenti lettere al doge, per fare si che i levantini non ottenessero il permesso di residenza.

La presenza degli ebrei a Venezia era di tutto interesse per la Serenissima, perché erano scaltri mercanti e perché solo loro potevano prestare denaro in pegno (cosa vietata ai cristiani dalla religione). Esistevano 3 banchi dei pegni a Venezia, tutti e tre affacciati su Campo del Ghetto Nuovo: il banco rosso, il banco verde e il banco nero, probabilmente chiamati così per il colore delle ricevute che consegnavano. Ma gli ebrei non potevano accettare qualsiasi cosa in pegno: oggetti come le armi e gli oggetti religiosi erano vietati dalla legge.

ghetto venezia

L’ebraismo teme l’idolatria: nelle sinagoghe non ci sono rappresentazioni di Dio o di episodi a lui collegati. Solo nella Schola Canton si possono vedere dei piccoli disegni intagliati nel legno che rappresentano alcuni passi della Bibbia come la divisione delle acque del Mar Rosso, la distruzione di Sodoma e Gomorra, ecc.

ghetto venezia

La Torah che viene letta in sinagoga è scritta rigorosamente a mano con un inchiostro naturale e con penne speciali che si tramandano da secoli. Chi compie il lavoro di trascrizione ha un compito sacro, e non può sbagliare. Per poter seguire più agevolmente la lettura della Torah in sinagoga si utilizzano dei bastoncini di argento che segnano il punto a cui si è arrivati con la lettura.

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