Collaborazioni, Friuli Venezia Giulia, Italia

Il mare di Grado all’alba

La brezza all’alba ha segreti da dirti.
Non tornare a dormire.
(Rumi)

E’ buio, una flebile luce entra dalla finestra ed una più intensa illumina il telefono che lampeggia mostrando con chiarezza l’orario.

Sono le 6.45, confusa mi chiedo dove mi trovo.

Sono in una stanza d’albergo a Grado, il mare è a pochi passi. Ho impostato la sveglia a quest’ora per godermi l’alba dalla spiaggia.

Gli occhi non ne vogliono sapere di aprirsi. Ancora 5 minuti chiedono, quei 5 minuti che potrebbero diventare tranquillamente un’ora.

Mi faccio forza, e obbligo il mio corpo pesante di sonno ad alzarsi da quel letto così confortevole, scaccio Morfeo, mi stropiccio gli occhi e mi lavo la faccia con l’acqua gelida per allontanare ogni rimasuglio di notte dal mio viso.

Il resto lo fa l’aria fredda del mattino non appena oltrepasso le porte roteanti dell’albergo e vengo investita da quella brezza frizzante che sa di un nuovo giorno che deve ancora iniziare.

Pochi passi e sono sul lungo mare di Grado, la Diga.

La giornata è di una limpidezza sfavillante. Vedo Monfalcone, il golfo di Trieste e Trieste, l’Istria e parte della Dalmazia.

L’orizzonte non è lineare, ma frastagliato dagli irregolari profili delle montagne carsiche. La luce è ancora tenue ma ogni minuto che passa il cielo assume una gradazione diversa.

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Vorrei conoscere i nomi delle diverse tonalità di blu, azzurro, rosa e giallo che in modo impercettibile sfumano l’uno dall’altra facendo emergere pian piano un brillante sole, di quelli che non riesci a guardare per più di un secondo senza poi ripararti gli occhi e rimanere semi accecato.

Il pontile della Diga di Grado sembra penetrare il mare e dopo averlo percorso per tutta la sua lunghezza ed essere arrivata all’estremità la sensazione è quella di trovarsi in una piccola isola in mezzo all’acqua, soli con i propri pensieri e quel senso di inferiorità rispetto all’immensità della natura.

I primi raggi escono da dietro le montagne come spade infuocate che sferzano il cielo, il mare increspato che prima sembrava fatto di argento colato adesso si colora d’oro.

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Lascio la diga e approdo sulla spiaggia lisciata dal vento. La bassa marea crea degli specchi d’acqua su cui vanitosi si specchiano i raggi di sole. I gabbiani urlano in cielo e si rincorrono tra le prime luci del mattino.

Una luce ancora bassa, calda, quasi arancione pervade ogni cosa: la sabbia che assume tonalità infuocate, le cabine a forma di casette, accatastate ai margini dell’arenile.

Così mi perdo in tanti pensieri di fronte a quella distesa incredibile di acqua e di onde spumose, di fronte ai raggi di un sole che ogni giorno imperterrito sorge e tramonta. E mi sorprendo di quanto è meravigliosa la natura e di come varrebbe la pena alzarsi presto ogni giorno per vedere l’alba.

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