Collaborazioni, Italia, Sicilia

Le verità di Lampedusa

Questo post è un misto tra uno sfogo e una riflessione.

L’ho tenuto dentro a lungo e finalmente – non senza difficoltà, sapeste quante volte ho scritto e cancellato tutto – è uscito. Forse è uscito anche male: ci sono volte in cui hai davvero troppe cose da dire, esperienze da raccontare, discorsi da riportare, emozioni da riordinare, che tutto si accavalla e vuole uscire fuori come un fiume generando più confusione che chiarezza.

Sia perché è difficile poter dire ogni cosa, sia perché a volte e meglio non esagerare con le parole, ho cercato di sintetizzare tutto: i discorsi, le esperienze, le emozioni.

Ecco quindi che questo post va preso per quello che é, uno sfogo e una riflessione appunto. Ma anche un’esortazione che faccio prima di tutto a me stessa: ricordarmi sempre di selezionare le informazioni che capto nella mia vita quotidiana, cercarne la veridicità e allo stesso tempo, nel mio piccolo e nel mio ambito, cercare di dare informazioni agli altri che meritino di definirsi tali.

E se poi chi legge riuscisse anche a trarne qualcosa di buono per sé l’aver scritto e condiviso queste parole assumerebbe un senso ancora più grande. 

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno. –  Madre Teresa di Calcutta

Io prima di vedere con i miei occhi Lampedusa ne avevo sentito molto parlare, un po’ come tutti noi immagino. Principalmente in due modi più che mai contrapposti tra loro.

Da un lato isola degli sbarchi, approdo per i profughi provenienti dall’Africa, da paesi scossi da guerre infinite che vedono nell’Europa – ed in Lampedusa quale approdo più vicino – la speranza di una nuova vita, o più semplicemente una speranza, punto.

Dall’altro lato Lampedusa per le sue spiagge caraibiche, tanto da far entrare quella dei Conigli nella top 3 delle spiagge più belle del mondo: il posto dove chiunque almeno una volta nella vita vorrebbe fare un bagno (ma vi assicuro che anche quelle “meno belle” sono più di quanto vi potreste aspettare).

Credo che a noi italiani il messaggio n.1 – quello di Lampedusa come isola degli sbarchi – passi costantemente forte e chiaro, meno limpido e cristallino invece ci arriva il messaggio n.2, quello di Lampedusa come meravigliosa meta turistica.

Nei giorni in cui mi trovavo sull’isola, Lampedusa si è svelata a poco a poco attraverso i luoghi, la natura, le persone che ci vivono da sempre e quelle che non appartengono all’isola per nascita ma che hanno deciso di farla propria vivendoci il resto della loro vita.

Dapprima la sensazione che ho avuto è stata di enorme sorpresa, poi di innamoramento totale. Quelle acque dalle mille sfumature dal bianco, al turchese, al blu profondo, sfumature che mai avevo visto in vita mia, mi hanno stregata, così come le spiagge bianche che in bassa stagione sono un paradiso per i fortunati che possono godersele ancora semi deserte.

L'isola dei Conigli

L’isola dei Conigli

Poi mi è salita la rabbia.

Mi sono chiesta, perché l’idea che io avevo di quest’isola si discostava così tanto dalla realtà? Perché ciò che passa attraverso (tanti) giornali e telegiornali è l’immagine di un’isola invasa dai migranti? Coloro che danno tale “informazione” ci sono mai stati qui?

Io non ho visto migranti affollare le stradine dell’isola, né tanto meno le spiagge, o approdare con i barconi.

La situazione è ben diversa da quella che ci raccontano, ecco qualcuna delle verità che ho carpito ascoltando le parole dei lampedusani che l’isola la vivono ogni singolo giorno dell’anno:

– dal 2011 non esistono più sbarchi a Lampedusa: la guardia costiera appena vede attraverso i radar un barcone salpare dalle coste libiche/africane gli va incontro per mettere in salvo i migranti e cercare di salvare più vite possibile (scopo dell’operazione Mare Nostrum è proprio questo), spesso quando vengono tratti in salvo i profughi non hanno ancora raggiunto le acque italiane;

– a Lampedusa c’è un centro di primo soccorso dove vengono portati i profughi per ricevere i primi aiuti ma qui stanno meno di 48 ore, poi vengono smistati nei centri profughi del sud d’Italia e del resto dello stivale;

– ormai sono sempre meno i profughi che vengono condotti al centro di primo soccorso a Lampedusa perché il centro è piccolo, è un passaggio in più oltre che costoso: spesso vengono portati direttamente ai centri profughi in Sicilia e Calabria e da lì trasferiti nel resto d’Italia.

Protect people, not borders

Protect people, not borders

Quindi il problema dei profughi esiste più che mai, ma perché volerlo “scaricare” su questo piccolo scoglio nel mezzo del Mediterraneo? E’ un problema più in generale italiano ed europeo.

Sono tornata da questo viaggio non solo un po’ più abbronzata, ma anche più consapevole; più felice e rilassata, ma anche turbata dalla consapevolezza che quella che noi pensiamo sia informazione a volte risulta essere disinformazione.

Lampedusa è una destinazione meravigliosa fatta di paesaggi tanto incredibili da sembrare irreali, dove il calore del sole è equiparabile a quello dell’accoglienza dei suoi abitanti, dove l’enogastronomia siciliana si manifesta in tutta la sua grandezza… La cosa più brutta sarebbe precludersi l’opportunità di conoscerla a causa di preconcetti sbagliati.