Italia, Veneto

Cosa fare di non turistico a Venezia

Di Venezia me ne sono innamorata relativamente da poco, da quando ho scoperto che esiste un mondo al di là delle vie trafficate dai turisti. Solo quando ho scoperto il lato non turistico di Venezia (sì, vi giuro che esiste, anche se a volte è ben nascosto) ho iniziato a capire ed apprezzare la città, tanto da sviluppare un sentimento fortissimo nei suoi confronti e sentire la necessità di tornarci quando passa troppo tempo dall’ultima visita.

Una Venezia poco turistica esiste

Venezia ormai è diventata un grande parco giochi per i turisti – è vero – ma c’è poco da fare, la città è così bella, particolare, unica, romantica, a volte decadente, che è ovvio che siano in tantissimi coloro che vogliono ammirarla. Eppure sono molti quelli che si fermano alla superficie delle cose visitando solo i luoghi più famosi che in genere ruotano attorno a Rialto e Piazza San Marco.

Ma una Venezia poco turistica esiste, magari nei sestieri più periferici o nelle isole che per essere raggiunte richiedono il vaporetto.

Qui di seguito vi racconto i posti di Venezia che amo di più, dove posso ammirare la meravigliosa bellezza di questa città senza essere immersa nel caos più totale delle comitive di giapponesi, americani, francesi, e turisti di ogni nazionalità.

Non vi parlerò di una Venezia segreta perché penso che di segreto in città non sia rimasto più nulla, ma di luoghi meno battuti, a volte sottovalutati, altre volte meno immediati da raggiungere che profumano ancora di quotidianità e di Serenissima.

La Giudecca

La Giudecca è l’isola lunga e stretta che costeggia il gruppo di isole principali collegate da ponti che, come scrive Scarpa nel suo libro, assomiglia ad un pesce. Nonostante la Giudecca sia separata dal resto della città solo da un canale una volta posati i piedi qui la sensazione è di trovarsi in un altro mondo lontano dalle voci, dai rumori, dalla calca.

Passeggiare lungo la fondamenta mentre il sole tramonta e osservare la laguna infuocarsi, oppure ci addentrarsi tra le calli con il naso all’insù osservando i palazzi abitati, il bucato lasciato asciugare nei campi o steso su fili che vanno da una finestra all’altra.

Sul lato opposto dell’isola, quello che guarda alla laguna e non alle Zattere per capirci, si trovano angoli tranquilli da cui ammirare l’ambiente lagunare e gli uccelli che si rincorrono in volo. Per quanto riguarda invece le attrazioni da visitare alla Giudecca vale la pena fermarsi alla Basilica del Redentore (protagonista della festa che si svolge ogni anno a metà luglio) e alla Fondazione Tre Oci che personalmente consiglio a chi ama la fotografia.

giudecca

Giudecca

giudecca

Giudecca

 

Il ghetto

Il primo ghetto del mondo è nato proprio a Venezia in un’area che era quella delle antiche fonderie (infatti il nome deriva dal verbo gettare in dialetto veneziano –  géto). Il ghetto fu l’area in cui nel 1300 si insediarono gli ebrei a Venezia ed ancora oggi in questo quartiere della città si respira un’atmosfera diversa ed unica.

L’area del ghetto è piuttosto piccola e – proprio perché doveva essere isolata dal resto della città – è una piccola isola nell’isola dove i dolci sono unici ed il loro profumo aleggia tra le vie, i ristoranti propongono cibo kasher, le sinagoghe si mimetizzano tra i palazzi, ma possono essere facilmente individuate da un occhio attento.

Il ghetto raramente è affollato, la sua piazza principale è sempre viva, ma mai caotica: sembra che i turisti fatichino ad arrivare fin qui nonostante il ghetto si trovi a pochi passi dalla stazione e da Strada Nova. Prendersi del tempo per visitare il ghetto ebraico di Venezia permette di rivivere un pezzo importantissimo della storia della Serenissima e allo stesso tempo dà l’opportunità di rimanere sospesi per qualche ora in un universo a parte lontano dal turismo di massa.

Ghetto Venezia

Credits acediscovery – Flickr

ghetto Venezia

Credits jody_art – Flickr

Venissa

Solitamente recandosi nelle isole della laguna si tende ad allontanarsi dalle frotte di turisti, dai negozietti di souvenir e dai venditori di selfie stick, borse contraffatte e altre chincaglierie. Questo ragionamento può essere valido in linea di massima, ma non per la piccola e variopinta isola di Burano che essendo oggettivamente bellissima e pittoresca attrae ogni giorno, soprattutto nel periodo estivo, nuvole di turisti che si accalcano come sardine nei vaporetti.

Ma c’è una piccola oasi lì vicino: basta superare il ponte che la collega a Mazzorbo ed i cancelli di Venissa per entrare in un mondo a parte.

Venissa è una vigna giovane ma dalla storia lunghissima: un’antica pianta di vino pregiato da cui nel periodo della Serenissima si ricavava la Dorona, il vino preferito dai dogi veneziani, era andata perduta nel tempo, ma un viticoltore ha saputo ridarle nuova luce.

Tra le mura della vigna, che ospita tra l’altro un pregiato ristorante stellato, il caos di voci si placa, sembra di trovarsi nella campagna veneta ma è un’illusione perché solo pochi metri al di là del recinto di mattoni scorre l’acqua della laguna. Un’esperienza sicuramente da provare: sia la visita alla vigna che la degustazione della Dorona!

Venissa

Venissa, Mazzorbo

Venissa

Venissa, Mazzorbo

Venissa dorona

Venissa, Mazzorbo

 

Sestiere Castello

Il sestiere di Castello è probabilmente una delle aree di Venezia meno battute dai turisti: credo lo si deva al fatto che la maggior parte delle persone arrivano a San Marco e poi difficilmente vanno oltre. E’ proprio per questo che amo passeggiare tra i suoi palazzi e le sue calle, annusando a pieni polmoni il profumo del bucato che viene messo a stendere a penzoloni sui fili tra i palazzi.

Qui è possibile godersi ancora la città, vederla vivere lontani dai negozi di souvenir, incontrare le signore che trascinano i carretti della spesa di ritorno dal mercato o da una delle botteghe ancora aperte in città. Tour per vivere una Venezia autentica fuori dai soliti schemi scoprendo “l’altra Venezia” vengono organizzati periodicamente da SlowVenice: tra i tanti ci sono anche le passeggiate per il sestiere di Castello.

Da qui bastano pochi passi per raggiungere l’Arsenale, frequentatissimo nel periodo della Biennale ma molto più tranquillo durante gli altri momenti dell’anno, e da qui proseguire verso i Giardini dell’ArsenaleSant’Elena.

sestiere Castello Venezia

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Sestiere castello venezia

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Il cimitero di San Michele

Forse non è cosa per tutti visitare un cimitero, ma vi assicuro che non si tratta di turismo macabro: il Cimitero di San Michele è un luogo di totale tranquillità, un’isola dove si respira l’anima decadente della città, un luogo di preghiera ma anche di riflessione.

Qui, lontani dai rumori e dalle comitive è possibile passeggiare tra le tombe di persone, adulti e bambini, appartenenti a diverse professioni religiose – cattolica, ortodossa ed evangelica – ed individuare i luoghi dove riposano alcuni personaggi famosi che hanno concluso la loro esistenza a Venezia e hanno voluto essere tumulati qui: nomi come Ezra Pound, Christian Doppler, Igor Stravinskij, Sergej Djagilev.

Cimitero San Michele Venezia

Credits maguisso – Flickr

Tomba Stravinsky

Credits mcalamelli – Flickr

Informazioni utili

Vi sarete resi conto che molti dei luoghi poco battuti o meno affollati di turisti a Venezia si trovano sulle isole: per raggiungerle dovete utilizzare i vaporetti che le servono con corse giornaliere periodiche. Il biglietto non è economico (circa 8 € per una corsa valida 75 minuti) ma ci sono anche dei biglietti validi 24 ore o più giorni: magari organizzate il vostro percorso così da visitare almeno un paio di isole in una giornata sfruttando il biglietto di 24 ore. Vi assicuro che è una spesa di cui non vi pentirete!

Anche la scelta dell’alloggio può essere pensata con la priorità di pernottare in zone meno turistiche, non rinunciando a vivere la propria vacanza fianco a fianco con i veneziani: per comodità e per risparmiare sui costi del vaporetto vi consiglierei di scegliere un alloggio in città magari nella zona del ghetto, o a Castello, optando per un appartamento o una camera in affitto così da vivere a contatto con i locals.

Foto header credits angelocesare – Flickr


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