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Inisheer, l’isola che mi ha rubato il cuore

Inisheer Isole Aran

Gli incontri casuali ed inaspettati sono quelli che ti regalano le emozioni più profonde: allo stesso modo nei viaggi ci sono luoghi che non avevi considerato e che inaspettatamente ti scavano il cuore creandosi lì dentro un posticino comodo dove rimanere rannicchiati, accompagnandoti per il resto della tua vita.

Le isole Aran, delle piccole isole a ovest di Galway in Irlanda rientrano tra quei luoghi, o almeno così mi era parso di capire: tutti mi avevano detto di non perdermele e io le avevo inserite nel mio itinerario di viaggio ma senza definire nei dettagli la mia visita. Volevo raggiungere Inishmore, la più grande delle tre isole Aran, in mattinata, girarla in lungo ed in largo e lasciarla entro sera, ma il destino aveva altri piani in serbo per me.

Inisheer Isole Aran

Tutto è iniziato il mattino del giorno precedente quando, facendo colazione in un bel B&B con vista su un meraviglioso giardino inglese, una coppia di ragazzi italiani in vacanza ci ha consigliato di pernottare per una notte almeno alle isole Aran.

Il giorno successivo dopo un pieno di natura ed emozioni tra le scogliere del Clare e le Cliffs of Moher arriviamo a Doolin nel tardo pomeriggio e corriamo al porto pregando che i traghetti che effettuano i collegamenti fino alle isole Aran non abbiano già terminato le corse. Siamo fortunati: alle 18.15 parte l’ultimo.

Faccio i biglietti e rimango anche piacevolmente sorpresa della nostra buona stella visto che pago meno di quanto mi aspettassi, nel frattempo utilizzo gli ultimi centesimi della mia scheda telefonica irlandese per prenotare un B&B sull’isola maggiore.

Il vento sta soffiando intensamente, il mare è agitato in milioni di onde e i traghetti – più simili a vecchi pescherecci riconvertiti in trasporto passeggeri – ondeggiano pericolosamente sull’acqua. Ci ripariamo dal fischio del vento sulla banchina ridendo come matti per esorcizzare il terrore di un naufragio e distrarci dal mal di mare che – ci metto la mano sul fuoco – ci colpirà non appena metteremo piede a bordo.

E’ a quel punto che scopriamo che il nostro traghetto non va a Inishmore, la più grande delle isole Aran, ma ci porta ad Inisheer, la più piccola e più vicina a Doolin delle tre. Non c’è speranza di arrivare ad Inishmore: è tardi ed il mare è troppo mosso. Lasciamo da parte la delusione di quell’inaspettato cambio programma, il dispiacere per il B&B che avevamo prenotato e l’incertezza del non sapere dove avremmo dormito quella notte e ci imbarchiamo.

Onde arrabbiate e minacciose cercano di azzannare il nostro peschereccio disintegrandosi in rivoli e gocce d’acqua mentre i nostri stomachi devono affrontare un nemico ben più pericoloso: il dondolio imperterrito del mare.

Inisheer Isole Aran

Dopo poco meno di un’ora di navigazione vediamo le piccole casette della piccola Inisheer, i piccoli prati verdi circondati da muretti di pietre a secco, il piccolo porticciolo, il tutto mentre il mare sembra essersi calmato e timidi raggi di sole squarciano le nuvole.

Inisheer Isole Aran

Ce l’abbiamo fatta: con i piedi saldi a terra andiamo alla ricerca di un B&B chiedendo qua e là ai pochi abitanti di questo scoglio in mezzo al mare. Troviamo una camera a casa di Barbara, una signora sorridente con la maglia macchiata d’unto e dei figli poco amichevoli. Ceniamo nell’unico pub dell’isola di fronte ad una birra ed un fish and chips mentre ci godiamo il “qui ed ora”. La consapevolezza di essere in un puntino in mezzo al mare, un cielo di stelle sopra di noi ed il silenzio assoluto che ci avviluppa.

Inisheer Isole Aran

Inisheer Isole Aran

Il mattino usciamo da casa alle 9.30 e, nonostante non sia poi così presto, abbiamo la sensazione di essere praticamente soli nell’isola: affittiamo due biciclette sgangherate per 10 € a testa nell’unico noleggio bici dell’isola e partiamo per la nostra esplorazione.

Il cielo è grigio e non fa proprio caldissimo: per fortuna perché tra la bici scassata e le salite da affrontare, dopo pochi minuti siamo già affannati e sudati.

Raggiungiamo il cimitero dell’isola situato in una posizione che domina il mare, passeggiamo tra le croci celtiche ed i resti della Teampall Chaomhaín, la chiesa dedicata al patrono dell’isola. Un po’ per lo sforzo, un po’ per il panorama magnetico, un po’ per il piacevole silenzio che ci avvolge, ce ne stiamo lì immobili minuti interi a lasciare i pensieri turbinare, o forse senza avere pensieri del tutto. Siamo restii a lasciare quel luogo di pace, ma decidiamo di proseguire, inconsapevoli che quelle sensazioni ci accompagneranno per tutta l’isola.

Inisheer Isole Aran

Di nuovo in sella alle bici risaliamo solitari la collina, superiamo le rovine del vecchio castello medievale e proseguiamo lungo una delle poche strade dell’isola costeggiando prati delimitati da muretti di pietre a secco ed abitati da gruppetti di pelose pecore ruminanti.

Scavalchiamo il versante della collina e finalmente iniziamo una discesa che ci conduce verso il mare mentre i capelli si scompigliano al vento e l’Irlanda ci entra nei polmoni e nel cuore.

Inisheer Isole Aran

Inisheer Isole Aran

Fino a qui non abbiamo ancora incontrato anima viva se escludiamo le pecore, due cavalli, due uomini su un trattore e due turisti le cui sagome abbiamo visto in lontananza.

Inisheer Isole Aran

Arrivati alla spiaggia la costeggiamo in direzione del faro trascinando le biciclette tra i sassi lisci. Quindi ci fermiamo in riva al mare: Raffaele fotografa, io mi godo ogni istante di quel luogo di pace pura.

Inisheer Isole Aran

Inisheer Isole Aran

Lascio svolazzare i pensieri al vento, osservo la sagoma delle Cliffs of Moher in lontananza, chiudo gli occhi e mi abbandono agli altri sensi.

Non c’è nulla qui. Pochissime costruzioni, poche persone; anche la natura è rada e brulla, non ci sono alberi, nemmeno cespugli, solo rovi bassi, erba e tante pietre. Percepisco chiara e forte questa assenza di cose, rumori, persone, ma stranamente ciò non genera un effetto negativo in me – è lontana la sensazione di solitudine o malinconia che questo posto potrebbe suscitare in alcune persone – mi sembra invece che il nulla che mi circonda svuoti anche me e al contempo mi riempia facendomi sentire completa.

Una sensazione di benessere unica, mai provata prima, di equilibrio e completezza. Una magia che mi porto dentro per tutto il tempo in cui resto ad Inisheer, mentre risalgo in sella alla bici e proseguo lungo le stradine della più piccola delle Aran, giro intorno al piccolo laghetto e raggiungo il relitto della nave.

Inisheer Isole Aran

Di nuovo al porto, riconsegnate le biciclette sorseggio un tè mentre aspetto il traghetto che mi porterà di nuovo lontano da questo piccolo paradiso circondato dall’Oceano Atlantico e cerco di trattenere nelle viscere e nella mente ogni sensazione e percezione così da interiorizzarle e ritirarle fuori al momento debito.

Mi guardo intorno e vedo il sole sbucare dalle nubi e saturare i prati, i turisti che passeggiano sulla spiaggia e i bambini che fanno il bagno nell’acqua gelida. Penso al destino che inaspettatamente mi ha portata qui a vivere emozioni profonde ed inattese.

Ad Inisheer, avvolta dal rumore del vento ed immersa nella semplicità della natura, mi sono sentita parte effettiva di essa.

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