Viaggiare, questione di umiltà

Sono convinta che i viaggi generano dipendenza: più ne fai, più parti e più partiresti ancora e ancora. E’ un cane che si morde la coda. Lo dico ora, a poco più di un mese dal mio ultimo viaggio di due settimane dall’altra parte del mondo, quando forse dovrei essere lì a godermi i ricordi invece le mani mi prudono perché vorrei acquistare il prossimo volo.

Ma la voglia di un nuovo viaggio non significa che io abbia già dimenticato il precedente, anzi, il treno di riflessioni che da lì sono partite corre ancora a piena velocità, e queste parole ne sono la prova.

E’ che il bello dei viaggi è che generano riflessione. Io lo faccio soprattutto quando rientro perché è quella la fase in cui riordino i ricordi: le esperienze più forti si cristallizzano e quelle meno forti iniziano a sbiadire (non possiamo mica chiedere al nostro cervello di ricordare tutto); il momento in cui faccio bilanci e in cui penso ai cambiamenti che il tempo tra la partenza e il ritorno ha generato.

tramonto irlanda

Dopo le esperienze degli ultimi anni mi sono finalmente resa conto della differenza tra vacanza e viaggio, o almeno della differenza che queste due parole hanno per me.

Ho preso coscienza che io non voglio fare vacanze, io voglio viaggiare. Intendo per vacanze quei meri spostamenti del corpo ma non dell’anima, quando potresti essere a due passi da casa, in Bolivia o in Australia e non ti accorgeresti della differenza.

Viaggiare per me significa provare a conoscere davvero un luogo, viverlo e portarmi a casa ricordi vivi. Questo non significa che io voglia scalare l’Everest o nuotare con gli squali (beh ma magari un giorno forse…), semplicemente voglio tornare a casa diversa dentro, voglio che il viaggio mi smuova qualcosa, mi faccia riflettere, mi dia un modo diverso di guardare ciò che mi circonda, anche me stessa.

Per questo un’altra cosa importante che ho capito è l’importanza della curiosità. Sembrerà un’ovvietà ma non lo è: senza la voglia di conoscere non si va da nessuna parte, o meglio, ci si sposta fisicamente ma si rimane sempre ingabbiati nei propri preconcetti, nelle proprie convinzioni, si mantiene lo status quo.

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Senza curiosità viaggiare è vano, è una semplice rincorsa al piantare le bandierine su una mappa, un passatempo che rimane superficiale e che sinceramente non è altro che un bel dispendio di tempo e denaro.

Parlare di curiosità sembra banale ma in realtà questa parolina è difficile da nutrire: per esempio a volte bisogna riuscire a superare le barriere mentali, linguistiche, o anche semplicemente lasciare da parte l’imbarazzo iniziale e cercare il contatto con le persone, comunicare con loro, confrontarsi, ponendosi sempre sullo stesso livello e partendo dall’idea che la diversità è una ricchezza.

Ed è qui che arriva l’umiltà. Io questa parola la faccio mia in ogni momento della vita, in ogni confronto con gli altri (e vorrei dire che non è sempre positivo – ma questo è un altro discorso), ma nei viaggi l’umiltà è un ingrediente insostituibile.

E’ una questione di gentilezza, di tatto, di empatia, un voler scoprire (ed essere curiosi) ma sempre in punta dei piedi, rispettando la cultura, i tempi, le abitudini degli altri. E’ una condizione obbligatoria affinché si realizzino anche le due precedenti.

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Partire per un viaggio senza portare con sé una buona dose di umiltà non permette di essere curiosi perché sentendosi sempre un po’ più degli altri non si hanno rapporti paritari, non si avvia un dialogo con gli interlocutori. E se non c’è dialogo e scoperta, non c’è viaggio.

Per questo alla fine di un viaggio ripenso sempre alle persone che ho incontrato, alle cose nuove che ho imparato, alle differenze che ho notato nelle abitudini degli altri, ai sorrisi che ho saputo dare e a quelli che ho ricevuto.

Più questa lista mentale è lunga, maggiore è la soddisfazione e maggiore è la voglia di ripartire per una nuova destinazione.

Ed il viaggio non è mai stato così dolce, forte ed intenso.

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2 Comments

  1. Ciao 🙂
    meraviglioso questo post e anche il vostro blog.
    Mi hai fatto riflettere sulla differenza tra viaggiare e fare una vacanza e direi che io sono tra quelle che ama viaggiare. Una vacanza fa bene a tutti, ma bisogna partire con la curiosità (però se non ce l’hai dentro è difficile da tirar fuori) e con un pizzico di umiltà 🙂

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