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Cosa visitare nei dintorni di Chiang Rai

visitare nei dintorni di chiang rai

Si capisce dal titolo che questo articolo sarà abbastanza pratico, eppure ti sorprenderai anche a leggere la cronaca del nostro arrivo a Chiang Rai, il racconto di una città che ad una prima occhiata non ha molto da offrire, di un albergatore un po’ strano, dei nostri tentativi per partecipare ad un’escursione al Triangolo d’Oro e di come il viaggiare liberi sia sempre la scelta migliore.
Tra queste righe ti racconterò non solo cosa visitare nei dintorni di Chiang Rai, ma soprattutto ti darò delle ragioni per venire fin quassù, nel Nord della Thailandia.

Se sei di fretta ed interessato solo alla parte pratica scendi giù, alla lista di attrazioni, altrimenti prenditela con calma leggendo della nostra avventura.

La nostra avventura a Chiang Rai

Noi a Chiang Rai ci siamo arrivati in bus dopo 4-5 ore di viaggio da Chiang Mai: volevamo fare gli avventurosi ma soprattutto risparmiare, e ci siamo riusciti, a scapito però di una giornata “persa” tra l’attesa del primo bus disponibile alla stazione di Chiang Mai e il viaggio di per sé.

Fatto sta che siamo arrivati a Chiang Rai la sera tardi, il bus ci ha lasciato in una via poco illuminata, non avevamo punti di riferimento e ci sentivamo un po’ spaesati. Per questo ci siamo affidati ad uno dei tassisti che ci ha portato – non senza difficoltà – al nostro alberghetto.

Siamo entrati nella hall – io, Raffaele ed il tassista che aspettava di essere pagato ma noi avevamo pezzi troppo grossi e quindi dovevamo cambiarli all’hotel – abbiamo suonato ed aspettato.

Aspettiamo.

Aspettiamo.

Finalmente arriva il proprietario: un americano panciuto e dal viso paonazzo. Un tipo strano, che fa battute che capisce solo lui e si incupisce quando gli chiediamo di cambiarci i soldi per poter pagare il tassista. Poi scopriremo la sua storia: ha viaggiato per tanti anni in Thailandia, si è innamorato di Chiang Rai e ha preso in gestione l’albergo che è di una signora francese (o di una signora thailandese innamorata di Nizza, non ci è molto chiaro), lui insegna inglese nella hall del suo albergo, vive in un appartamento al secondo piano e fondamentalmente non vuole rotture di scatole ma lascia la gestione della locanda alla sua aiutante Thai.

Ci installiamo nella nostra camera, che è un mini appartamento e, nonostante la titubanza iniziale, si rivela essere comoda e funzionale.

Ora che abbiamo un tetto sopra la testa la seconda priorità è lo stomaco: abbiamo fame e raggiungiamo il centro a piedi alla ricerca di qualcosa di buono da mettere sotto i denti.

bazaar chiang rai

Arriviamo al Bazaar, quello che nelle guide è dipinto come una delle principali attrazioni di Chiang Rai. Sì, caratteristico se volete, ma non può reggere lontanamente il confronto con il Sunday Market di Chiang Mai tra le cui vie abbiamo passeggiato solo la sera prima e il cui ricordo è ancora forte.

Al Bazaar c’è una grandissima area con sedie e tavolini circondata da bancarelle che preparano tanti cibi diversi, inclusi gli insetti fritti che per questa volta decliniamo. Optiamo per qualcosa di più leggero perché il viaggio in bus ci ha messi un po’ sottosopra e ceniamo con il sottofondo dei cantanti thailandesi che suonano sul palco ed il vociare delle persone.

bazaar chiang rai

Dopo la parca cena ci lasciamo alle spalle il Bazaar ed esploriamo la città. Ci rivolgiamo ad alcune agenzie locali che organizzano tour per turisti: l’idea è quella di partecipare a un viaggio organizzato nel Triangolo d’Oro al confine tra Thailandia, Laos e Myanmar, famoso per la produzione di oppio.
La prima agenzia ricorda più un centro massaggi quindi salutiamo dicendo che dobbiamo pensarci; il personale della seconda agenzia vorrebbe rifilarci un’auto a noleggio a prezzi stellari, salutiamo gentilmente anche loro.

Più in generale i costi dei tour sono assurdi quindi decidiamo di abbandonare l’idea dei tour troppo turistici e di affittarci un motorino per andarcene all’avventura!

torre dell'orologio chiang rai

Prima di andare a dormire raggiungiamo la Torre dell’Orologio di Chiang Rai segnalata nella Lonely Planet: si illumina la sera al rintocco delle ore. Sarà carina forse, ma soprattutto tamarra come molte cose qui in Thailandia!
In ogni caso siamo arrivati troppo tardi e per stasera lo spettacolo delle luci è finito… Vabbé ci fermiamo ad uno dei locali per una birra e poi torniamo nel nostro nido.

Il giorno dopo: alla scoperta dei dintorni di Chiang Rai

La mattina seguente siamo convinti che noleggiare lo scooter e visitare alcuni spot interessanti situati nella campagna nei dintorni della città sia la decisione migliore.

Chiediamo all’albergatore dove sia possibile noleggiare lo scooter e la risposta arriva rapida: non preoccupatevi che ve lo facciamo recapitare direttamente qui!
Dopo pochi minuti arriva una signora in età avanzata in sella allo scooter con due caschi per noi e un lucchetto (da utilizzare sempre, mi raccomando).

Compila un foglio per rendere effettivo il noleggio e ci chiede il passaporto… Il passaporto non lo vogliamo dare (è illegale viaggiare senza averlo con sé) quindi contrattiamo per lasciarle le carte di identità, e partiamo.

Le frecce non funzionano e nemmeno il contachilometri ma non ci crucciamo più di tanto e dopo un bel pieno ci fermiamo all’ufficio turistico per farci segnare sulla mappa tutti i luoghi che vogliamo vedere.

Raffa alla guida e io dietro con cartina alla mano, partiamo per la nostra avventura nei dintorni di Chiang Rai.

Prima di affittare uno scooter in Thailandia – e più in generale prima di partire per un viaggio all’estero – assicurati di aver stipulato una assicurazione di viaggio come Viaggi Sicuri che copra eventuali infortuni che potrebbero malauguratamente accaderti. Se hai in preventivo di affittare un motorino o di fare attività considerate “estreme”, accertati anche che siano coperte dal tuo piano assicurativo.

Baan Dam (Black House)

Prima tappa del nostro tour, le Black House sono la strana pensata di un artista thailandese decisamente molto eccentrico, Thawan Duchanee. Questo museo a cielo aperto è costituito da costruzioni in legno scuro (Black House, appunto) e dalla raccolta di oggetti inusuali e anche un po’ tetri come scheletri e pelli di animali, mobili e suppellettili dalle forme strane ed animalesche.

visitare nei dintorni di chiang rai

Baan Dam si trova a circa 13 km dalla città di Chiang Rai: guiderai lungo una strada a due corsie fino a che non dovrai girare a sinistra in una piccola stradina con un segnale poco visibile in cui c’è scritto “Baan Dam”.

Personalmente non ho amato particolarmente questo museo/insieme di installazioni perché non ne ho capito il senso, ma forse ho sbagliato io a cercarne un’interpretazione visto che l’artista stesso afferma che “non c’è nulla da capire o da interpretare”.

black house baan dam chiang rai

Solo godetevi una passeggiata nel parco, tra le case ed osservate quanto di strano la mente umana può concepire! 🙂

Doy Din Dang Pottery

Il posto che più ho adorato nella nostra fuga in scooter nei dintorni di Chiang Rai è stata proprio questa fabbrica di ceramiche immersa nella campagna. Tra le fronde degli alberi silenziose se ne stanno alcuni magazzini dove vengono prodotti oggetti bellissimi in ceramica: dalle teiere ai vasi, dalle tazze e tazzine a ciotole delle più varie dimensioni.

Doy Din Dang Pottery chiang rai

L’ambiente è molto silenzioso, i prodotti sono di ottima fattura e se siete amanti di arte e design ve ne innamorerete di sicuro. Noi non siamo riusciti ad andare via senza aver acquistato un souvenir!

La fabbrica si trova non distante dalle Black House, lungo la medesima strada principale che conduce fuori città, ma girando a destra in direzione degli Union Hill Tribe Villages.

Doy Din Dang Pottery chiang rai

Accettano la carta di credito ma ci applicano una commissione non da poco quindi meglio arrivare lì con un po’ di contanti se hai in previsione di acquistare qualcosina. Per grandi quantitativi di merce fanno anche spedizioni internazionali.

Wat Rong Khun (Tempio Bianco)

Una delle attrazioni principali – forse la più famosa – di Chiang Rai è sicuramente il Tempio Bianco, un tempio candido frutto dell’estro di un altro artista thailandese. Si trova a 13 km circa dalla città dirigendosi verso sud lungo la Superhighway Road.

Wat Rong Khun (Tempio Bianco) chiang rai

Di fronte al tempio c’è un laghetto che si supera attraversando un ponticello bianco. L’esterno è riccamente decorato con ghirigori e piccoli pezzetti di specchi che riverberano il sole. All’interno del tempio sono dipinti supereroi dei fumetti, ed è anche per questo che il tempio è famoso.

Wat Rong Khun (Tempio Bianco) chiang rai

Il complesso non è ancora terminato ma in fase di costruzione, tuttavia è spettacolare. Se ne hai la possibilità visitalo al tramonto quando il bianco della struttura tende a diventare quasi rosa assorbendo i colori del cielo al calare del sole.

Pagoda di Wat Huay Pla Kung

La Wat Huay Pla Kung è una grandissima pagoda cinese di 9 piani, una delle cose kitch che piacciono un sacco alla gente di qui! Da lontano la scorgete tra le campagne, accanto ad essa una statua bianca (che al momento della nostra visita era ancora in costruzione).

Pagoda di Wat Huay Pla Kung

La pagoda va visitata a piedi scalzi e piano dopo piano si incontrano vari Buddha dove i fedeli lasciano offerte di fiori ed in denaro. Una rampa di scale dopo l’altra i piani si riducono di dimensione fino a raggiungere il più alto e di solito molto affollato.

E’ stato strano visitare la Pagoda dato che sembravamo essere gli unici occidentali in mezzo ad un fiume di cinesi e thailandesi in pellegrinaggio.

Villaggio delle donne giraffa (Union Hill Tribe Villages)

Famosissimo il villaggio delle donne giraffa te lo segnalo anche se noi non lo abbiamo visitato. Ti chiederai perché dato che si trova ad appena 1 km dalla fabbrica di ceramiche in cui siamo stati.

Non lo so, ho letto molto su questo villaggio prima di arrivare a Chiang Rai, ho letto di come sia estremamente turistico, di come le “donne giraffa” siano un’attrazione creata a tavolino per soddisfare le tasche di imprenditori locali e la voglia di fotografare dei turisti, di come nonostante tutto queste donne vivano grazie ai turisti paganti che visitano il loro villaggio e acquistano le loro merci…

Fatto sta che non me la sentivo di andare a fotografare delle persone come se fossimo allo zoo, in quel momento non lo trovavo in linea con il mio umore e la mia etica, quindi non ci siamo fermati qui. Ma se tu invece vuoi andare a dare un’occhiata sei liberissimo di farlo e dovresti raggiungere il villaggio proseguendo la strada che ti ha condotto alla Doy Din Dang Pottery per un ulteriore km.

*Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Viaggi Sicuri*