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L’Hortus Botanicus di Leiden, un viaggio dall’Olanda al Giappone

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Era quasi iniziato l’autunno quando ho varcato le porte dell’Hortus Botanicus di Leiden: era ancora troppo presto per godere degli incredibili colori delle foglie in mutazione e troppo tardi per la fioritura di qualche fiore tardivo. Una stagione di mezzo ma resa fantastica da una giornata con un sole sfavillante e aria frizzantina.

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L’orto botanico è situato all’interno dell’Università di Leiden. Sia l’orto botanico che l’università hanno un primato di anzianità in quanto sono – ognuno per ciò che gli compete – i più antichi d’Olanda. L’Università venne fondata nel 1500 da Guglielmo d’Orange e nel 1594 Carolus Clusius piantò quella che era la versione iniziale dell’orto botanico, un’area verde a fini educativi e di ricerca.
Inoltre, proprio i primi tulipani importati in Europa dalla Turchia approdarono qui per essere coltivati da Clusius, così come il tabacco, la patata, i pomodori, il mais ed altri ortaggi che dalle colonie americane giunsero prima in Olanda e poi nel resto d’Europa.

L’orto di Clusius

E’ dall’orto di Clusius – o meglio dalla sua versione odierna ricostruita come l’originale – che è incominciata la mia visita guidata nell’Hortus Botanicus di Leiden. Tra le aiuole vengono coltivate le piante aromatiche, ingrediente base dell’erboristeria universitaria e fondamentali all’epoca per la produzione di unguenti e miscugli curativi. Ad utilizzarle erano gli studenti che tra quelle mura imparavano l’arte della medicina.

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Il mattino di ottobre in questione era piuttosto umido a Leida e le piantine, ancora in ombra, erano irrorate di rugiada. Dato il freddo penetrante è stato un sollievo per me entrare nella grande serra di vetro che ospitava le piante tropicali. Un rifugio afoso ma tiepido dietro i cui vetri appannati si snodano sentieri fiancheggiati dalle piante carnose, mentre all’ingresso è possibile ammirare incuriositi le piante carnivore che chiudono le loro fauci attorno a mosche ed insetti ignari.

Le serre tropicali

Poco più avanti, superato un enorme albero di ginko biloba (le cui foglie in autunno scoppiano di un giallo acceso) un’altra grande serra ospita la foresta tropicale, un ambiente che riproduce la foresta pluviale asiatica, non a caso al suo interno mi sono sentita teletrasportare con la mente sulla veranda di un bungalow immerso nella verde foresta dell’isola di Koh Chang!

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Tra quei locali decine e decine di orchidee tra le più varie se ne stavano appollaiate l’una accanto all’altra con foglie, radici e grappoli di fiori che indistintamente penzolavano in un groviglio di verde. Ancora piante delle più svariate specie si susseguono, fino a raggiungere una sala ampia ma stipata di vegetazione al centro della quale sorge un laghetto dove fioriscono le ninfee e attorno al quale svolazzano diversi tipi di farfalle. L’atmosfera qui è veramente piacevole e pacifica – sempre che non si incontrino scolaresche vocianti – e starsene un po’ di tempo in quel microclima tropicale sognando di trovarsi dall’altra parte del mondo non è niente male.

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Il giardino giapponese di von Siebold

Lasciate alle spalle le porte della serra il viaggio intorno al mondo continua, questa volta per atterrare in Giappone. Infatti un’ulteriore sorpresa che si può scoprire all’interno dell’orto botanico di Leida è il giardino giapponese di Philip Franz Balthasar von Siebold.
Questo nome importante nasconde una storia personale molto interessante che si mescola con la storia dell’orto universitario e che vi consiglio di farvi raccontare da una delle guide del parco partecipando ad una delle visite guidate.

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Per i più curiosi ecco un’anticipazione: von Siebold era un medico che studiò prima in Germania e poi salpò, grazie ai rapporti commerciali che i Paesi Bassi avevano con le colonie ad oriente, per il Giappone. Medico ed appassionato botanico si interessò moltissimo alle piante giapponesi di cui inviò bulbi e piante in Olanda a fini di studio e di ricerca. Oltre alla sua passione per le piante, in Giappone Von Siebold trovò l’amore. La sua storia d’amore con una donna giapponese terminò bruscamente però quando venne accusato di essere una spia dal governo nipponico e fu dunque espulso.

Tornato nei Paesi Bassi il medico botanico si stabilì a Leida dove proseguì i suoi studi sulle piante.

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Nel 1990 per celebrare i 400 anni dell’orto botanico venne inaugurato il giardino giapponese eretto in onore di Von Siebold, all’interno del quale è possibile osservare le tipiche lanterne in pietra, camminare tra i sentieri, ripararsi all’ombre di un padiglione commemorativo e, ovviamente, osservare la vegetazione tipica giapponese, esportata e coltivata qui come in ogni buon giardino giapponese che si rispetti.

Ami i giardini giapponesi? Leggi anche del Japanese Garden di Breslavia o dei Kyoto Gardens di Londra

La passeggiata nell’orto botanico di Leida può terminare all’osservatorio astronomico, all’estremità dei giardini. Anche l’osservatorio vanta un primato di anzianità (così come già detto per l’orto e per l’ateneo), costruito nel 1633 fu il primo osservatorio astronomico costruito da un’università ed è il più antico del mondo tuttora funzionante.

Ora che ho raccontato dell’orto botanico di Leiden posso confessare qual è il luogo che ricordo con più entusiasmo di questo giardino: la caffetteria.

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Sì, è proprio così, senza nulla togliere al parco che è meraviglioso e merita assolutamente una visita, secondo me non si può lasciare la città senza prima aver preso un thè ai tavolini del bar dell’Hortus Botanicus che, concepito all’interno di una serra dalle ampie vetrate, offre una calda atmosfera tra gli avvolgenti colori del legno sbiancato ed i centro tavola di fiori freschi che paiono appena colti.
Nella bella stagione (ma anche in quelle di mezzo a patto di coprirsi le ginocchia con una copertina e scaldarsi le mani con una tazza di cioccolata calda o di thè alla menta) vale la pena sedersi ai tavolini all’esterno per godersi appieno la meravigliosa atmosfera olandese.

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Info utili:

Tutte le informazioni su visite ed eventi si trovano sul sito ufficiale dell’Hortus Botanicus, qui rimando alla versione inglese del sito che è più completa ed aggiornata con news ed eventi, ma in caso di necessità c’è anche una versione più basic in italiano (clicca in alto a destra su IT una volta entrato nel sito web).

Io consiglio vivamente di farsi accompagnare da una guida che racconterà tanti aneddoti sulle piante e sui personaggi che hanno reso grande questo luogo, da Clusius a von Siebold.

Il costo del biglietto si aggira sui € 7,50 ma se vai sul sito trovi riduzioni per bambini o gruppi ed eventuali aggiornamenti di prezzo.

Per qualsiasi altra cosa consiglio di rivolgersi all’info point di Visit Leiden che si trova nei pressi della stazione ferroviaria dove trovare tutte le informazioni utili per visitare la città. Se vuoi saperne di più su quella che è stata la mia esperienza a Leida leggi gli altri articoli che ho scritto:

Itinerario in bicicletta a Leida: per scoprire la città come veri olandesi

Brootjes en Broodjes: crociera sui canali di Leida

 

Ringrazio Visit Leiden e l’Ente del Turismo Olandese in Italia per avermi dato l’opportunità di visitare Leida e il suo Hortus Botanicus.