Italia, Veneto, Veneto Orientale

Il museo etnografico di Fossalta di Portogruaro, storie dal passato

Ero alle scuole elementari quando ho visitato per la prima volta il Museo Etnografico di Fossalta di Portogruaro. Il museo con gli strumenti di vita quotidiana e gli attrezzi che vi sono esposti mi sono rimasti impressi come un timbro nella mente tanto che, a distanza di 20 anni quando qualche tempo fa sono tornata a visitarlo, tutto mi sembrava rimasto allo stesso identico posto.

Come è nato il Museo Etnografico di Fossalta di Portogruaro

Il Museo Etnografico di Fossalta di Portogruaro sorge nella vecchia scuola d’arte e mestieri della città, all’interno del quale sono oggi conservati gli strumenti di vita nella campagna del Veneto Orientale tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

museo etnografico fossalta

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La ricchezza e la varietà di oggetti presenti all’interno del museo lascia davvero a bocca aperta, ma scoprire come sono stati recuperati tutti quegli utensili e mobili è ancora più meraviglioso. Bisogna infatti innanzitutto sapere che l’esistenza del Museo Etnografico si deve all’omonima associazione. Dal 1990 il gruppo di appassionati raccolse oggetti privati appartenuti a genitori, nonni e bisnonni, ma fece anche delle spedizioni nelle vecchie case di campagna della zona che erano destinate ad essere abbattute recuperando non solo oggetti, ma anche mobili, a volte pavimenti, mattoni e travi di legno che, portati nella sede del museo, sono stati assemblati per ricreare ambienti domestici e di vita quotidiana contadina.

Ancora oggi il museo si arricchisce costantemente di oggetti grazie alle donazioni di chi vuole dare ancora un senso a pezzi di vita passata che oggi non si usano più ma che nel museo rivivono una seconda vita.

Visitare il Museo Etnografico di Fossalta di Portogruaro

Il museo è aperto al pubblico tutte le domeniche dalle 10,00 alle 12,00 il mattino, mentre nel pomeriggio dalle ore 16,00 alle ore 19,00 con ora legale e dalle ore 14,30 alle 17,30 con ora solare. Il museo è aperto tutto l’anno ad eccezione dei mesi più freddi (gennaio e febbraio): infatti la struttura del museo è vecchia e non ci sono impianti di riscaldamento.

Il cortile esterno del Museo Etnografico è un’anticipazione di ciò che ci aspetta al suo interno: un affollamento di oggetti, strumenti e attrezzi principalmente di ferro e legno scuro, impilati, accatastati, affiancati gli uni agli altri. Trebbie, aratri e macchine agricole di ogni genere. Un guazzabuglio di elementi che si possono distinguere solo avvicinandosi ed osservandoli con attenzione.

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Una volta all’interno gli oggetti sono organizzati in sotto aree che rispecchiano le zone di vita delle antiche case contadine (l’aia, la stalla, il focolare, la camera da letto, la cantina), i mestieri (il fabbro, la sartoria, il calzolaio, lo scalpellino, il dentista), i momenti di vita quotidiana dell’epoca (la scuola, pezzi di vita militare, abiti ed oggetti legati al matrimonio, la coltivazione del baco da seta).

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Tutto ciò offre la palpabile sensazione mentre si cammina per le stanze di essere catapultati in un’altra epoca, toccando con mano le atmosfere della vita nella campagna del Veneto Orientale ad inizio secolo.

E’ così che,  per chi come me conserva tra i ricordi momenti di infanzia vissuti nella casa dei nonni, si possono riconoscere l’antico lavabo esterno di pietra, l’arnese per affilare la falce, le botti in cui veniva invecchiato il vino (e magari riconoscere nell’aria quell’aroma di legno impregnato di vino che assaliva il naso quando si entrava nella cantina del nonno).

Ogni visitatore del museo può individuare a seconda dei propri interessi e delle proprie passioni un’area che amerà più delle altre. In realtà io di zone preferite nel museo ne ho due: la scuola e il focolare domestico.

Nella scuola si possono accarezzare i vecchi banchi di legno, quelli con il foro nel quale trovava il suo posto la boccetta d’inchiostro. Ma oltre a quelli ci sono tantissimi documenti, libri, vecchie pagelle scolastiche, abbecedari e tutto ciò che serviva per l’educazione dei ragazzi dell’epoca.

Anche visitando il museo nelle stagioni più fredde la cucina conserva il calore che il focolare domestico rappresentava letteralmente ma anche idealmente nelle case dell’epoca. Il “fogolar” è stato ricostruito al museo di Fossalta con i mattoni di un vecchio focolare, effettivamente presi da una casa in rovina. Allo stesso modo il soffitto in travi della sala da pranzo proviene da una casa che stava per essere abbattuta e che i volontari dell’associazione hanno riallestito qui. I paioli nei quali si rimestava la polenta sono ancora appesi lì dove scoppiettava il fuoco, la tavola è apparecchiata con posate, bicchieri e stoviglie in ceramica sbeccata. Una vecchia insalatiera rotta ed “aggiustata” facendo passare del filo di corda in dei fori creati apposta è il simbolo di un’epoca ormai passata in cui ciò che si rompeva veniva aggiustato per essere recuperato, non gettato e sostituito con un oggetto più nuovo come accade al giorno d’oggi.

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Visitare il Museo Etnografico di Fossalta di Portogruaro per me è un regalo che chi abita in queste zone dovrebbe farsi: i più anziani qui trovano pezzi di vita, i più giovani ci riconoscono le proprie radici. Per chi viene da fuori una visita è assolutamente consigliata per capire un po’ meglio la storia più recente del Veneto Orientale; una storia che può sembrare lontana ma che in realtà è quella dei nostri nonni e che è doveroso, oltre che emozionante, ricordare.

Leggi anche l’itinerario tra storie e mestieri a Fossalta di Portogruaro per scoprire cosa vedere nei dintorni del Museo.

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