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Alte Hütte cucina friulana vicino alle piste da sci

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Oggi mi sento altruista quindi ho deciso di condividere con voi un luogo del cuore. Quelli che piacciono così tanto che vorresti fargli una pubblicità enorme, ma che allo stesso tempo ci sei così affezionato che ne sei un po’ geloso e preferisci che in pochi ne conoscano l’esistenza. :-)

L’Alte Hütte (amorevolmente soprannominata “La Baita” – perchè per me è unica ed inimitabile) è il mio locale preferito nel Tarvisiano. E’ un locale rustico arredato di legno, con soprammobili e foto alle pareti che ricordano le tradizioni della montagna friulana.

E’ aperta tutto l’anno ma il periodo che preferisco per venire a mangiare qui è quello autunnale e invernale, quando accendono le stufe, all’interno c’è un bel tepore e magari all’esterno tutto è imbiancato di neve. Però ammetto che mi piace molto anche in estate, quando si può pranzare all’aria aperta nei tavolini all’esterno.

Un angolo di Giordania in Friuli

Ristorante giordano da Issa a Cavasso Nuovo

Sono capitata in questo ristorante per caso, cercando un posto alternativo dove cenare un sabato sera nei pressi di Pordenone.

Già telefonando per prenotare si intuisce che non è il solito locale.
Devo ammettere che la posizione non è comoda e facilmente raggiungibile ma vi assicuro che vale la pena fare anche qualche chilometro in più. Il ristorante si trova a Cavasso Nuovo, 30 km a nord di Pordenone, in una zona che sembra un po’ desolata alle pendici delle Dolomiti Friulane.

Ristorante giapponese Osaka a Porcia

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Finalmente dopo tanto tempo ho potuto gustare nuovamente il sushi!

E non sono dovuta andare nemmeno troppo lontano per mangiarlo. A Porcia, in provincia di Pordenone c’è un rinomato ristorante giapponese della zona, il Ristorante Osaka, dove si mangia sushi, sashimi e cucina fusion.

Ristorante Gam Gam, cucina kosher a Venezia

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Durante la mia visita al ghetto ebraico di Venezia è arrivata l’ora di pranzo e per avere un’esperienza culturale quanto più completa possibile ne ho approfittato per pranzare al ristorante Gam Gam, dove viene servita cucina kosher.

Mi ero già imbattuta in questo ristorante online, mentre cercavo dei locali con cucina ebraica in zona: credo sia l’unico o quasi, anche perchè il ghetto è molto piccolo.

Osteria Ai Filodrammatici a Treviso

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Una sera a Treviso cosa si può fare?

Una passeggiata in Piazza dei Signori, zigzagare per le strette vie lastricate e fermarsi per un aperitivo ed un cicchetto.

E’ scientificamente provato però, che gli aperitivi e i cicchetti sono infidi, perchè generano quell’effetto collaterale che consiste nell’aprirti una voragine nello stomaco tale da farti venire voglia di mangiare un bue.

Street food ad Istanbul

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E’ bello arrivare ad Istanbul e rendersi conto che la vita si vive principalmente fuori, lungo le strade, nei numerosi mercati e bancarelle che costeggiano le strade. Anche i negozi più tradizionali si riversano con i loro prodotti in vendita nelle strade, contribuendo a creare tutto questo grande e affollato mercato che è la città di Istanbul.

E sono tantissimi i venditori ambulanti di cibo da strada, lo street food, quello che si acquista nelle bancarelle e si porta via, lo si mangia in piedi, o seduti su uno scalino all’angolo della via.

A Istanbul ci sono davvero moltissimi venditori ambulanti che tentano i passanti con le loro prelibatezze, o con gli odori che provengono dai loro banchi.

A proposito di odori, non si possono non riconoscere i profumi delle pannocchie abbrustolite e delle castagne bruciacchiate! I venditori di questi prodotti si possono trovare ad ogni angolo, pazienti in attesa dei clienti, dal mattino fino alla sera, quando la luce del giorno è calata e non resta che la piccola lampadina sul loro banchetto a illuminare i frutti bruciacchiati. E’ strano perchè a quanto pare da queste parti, le castagne soprattutto, non hanno stagionalità! Noi siamo abituati a mangiarle da metà autunno a metà inverno, ma qui le castagne sono sempre sulla piastra ad abbrustolire, indipendentemente dal periodo dell’anno.

Numerosi sono anche i banchetti di centrifugati di frutta fresca, in particolare il succo d’arancia e il succo di melograno sembrano essere quelli che vanno per la maggiore! I venditori ambulanti hanno dei spremi agrumi particolari, che in Italia non abbiamo mai visto prima, delle specie di torchi di ferro che svolgono la loro funzione davvero alla grande!

Ci sono anche le bancarelle dei prodotti da forno, dolci o panini tipici turchi, tra i tanti abbiamo assaggiato uno dei più conosciuti probabilmente, il Simit, una ciambella di pane al sesamo. Io l’ho riconosciuto dopo averne letto nel libro “La bastarda di Istanbul” (che consiglio vivamente!).

Vogliamo parlare del chay, il té che i Turchi bevono a qualsiasi ora del giorno? Venditori ambulanti passeggiano tra i passanti con le loro teiere o i termos colmi di questa bevanda e offrono chay a turisti o locali.

Ad Eminonu, proprio dove attraccano i traghetti ci sono i venditori di balik ekmek, il panino con il pesce, una specie di arringa condita con insalata e cipolle, un po’ di limone e sale, niente di più. I”cuochi” cucinano il pesce su grandi piastre all’interno di barche dai colori vivaci attraccate al molo. Ipotizzo che il pesce venga pescato direttamente nello specchio di acqua lì davanti dai numerosissimi pescatori che affollano con le loro canne da pesca il Ponte di Galata: non ne sono sicura, ma in questo modo mi spiegherei perchè il ponte è sempre sovraffollato di pescatori ad ogni ora del giorno e della notte!

Il balik ekmek (e più in generale qualsiasi cibo) lo si mangia accompagnato da una bevanda tipica, l’Ayran, uno yogurt da bere leggermente salato che è l’ideale per spegnere il piccante di alcune pietanze. Io ero molto scettica sulla bevanda, ma in effetti non è male, ed è fondamentale se mangiate cibi molto piccanti (il sapore salato dell’Ayran si percepisce poco).

Ad Eminonu, vicino alle barche dei venditori di balik un altro venditore proponeva una bevanda a noi sconosciuta, ma a quanto pare molto apprezzata dai turchi, e che durante il nostro soggiorno a Istanbul non abbiamo visto in altri posti: il Şalgam, un drink a base di rape fermentate, speziate ed aromatizzate. Una bevanda che ci incuriosiva, ma che non abbiamo avuto l’occasione di testare.

Altro street food tipico di Istanbul è il gelato: non un gelato qualunque come lo intendiamo noi, una sorta di sostanza appiccicosa con la consistenza della gomma da masticare, che i gelatai tirano e mollano utilizzando dei lunghi bastoni di ferro e servono ai clienti facendo delle simpatiche gag. Non è facile da spiegare quest’ultima cosa del gelato… Magari vi metto un video!

Ein Prosit in Friuli Venezia Giulia

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Lo scorso weekend si è svolta a Tarvisio, in località Malborghetto, la tradizionale rassegna enogastronomica che ormai da qualche anno raduna in questo paese sul confine con Slovenia e Austria molti appassionati di vini e di cibi tradizionali del Friuli Venezia Giulia.
Ein Prosit si è svolto sabato 17 e domenica 18 novembre quest’anno: il cuore della manifestazione era situato nel paesino di Malborghetto, a Palazzo Veneziano, un edificio del ’500 che normalmente ospita il Museo Etnografico.
L’ingresso giornaliero alla manifestazione era di € 20,00. A fronte della spesa si riceveva un braccialettino che permetteva di entrare ed uscire dall’area a proprio piacimento nel corso della giornata.

Ma vi assicuro che una volta all’interno era difficile trovare un motivo per uscire perchè nel Palazzo Veneziano c’erano espositori di prodotti tradizionali della zona, soprattutto friulani, che tentavano il palato con assaggi delle loro specialità: formaggi, affettati, olio d’oliva, pesce.

Tra i più tipici di tutti gli assaggi di “formadi frant”, presidio slow food. Questo formaggio è nato dall’esigenza di “salvare” quelle forme di formaggio di malga rotte e non perfette che quindi non potevano proseguire il processo di stagionatura: le pezze di formaggio venivano sminuzzate e unite con latte, panna di affioramento, sale e pepe, creando un nuovo prodotto. Il formadi frant può essere così, classico, o aromatizzato con vari ingredienti come noci, peperoncino, kren, o altri condimenti.

Sempre in tema di formaggi c’era anche il più classico Montasio, che proprio nell’Altopiano del Montasio, a un paio di km di distanza, ha la sua origine. E poi affettati di ogni tipo: dal classico ma intramontabile prosciutto crudo di San Daniele, al lardo, alle pregiatissime qualità di salami di cervo o cinghiale, che si potevano acquistare a peso d’oro!
E come non nominare il banco del prosciutto cotto servito su un crostino caldo, ricoperto di kren…Era letteralmente preso d’assalto!

Dalla vicina Slovenia, più precisamente dalle saline istriane di Pirano arrivava il sale, tra cui il primo sale, ideale per fare i dolci (come ci ha spiegato Alessandro Giudici nel “workshop” sui dolci a cui ho partecipato nel pomeriggio!), e il branzino di Pirano, servito su crostini in una crema con mascarpone e Philadelphia.

Ma di presidi Slow Food il Friuli vanta anche altri prodotti oltre al formadi frant, che qui erano esposti, come il Radìc di Mont (radicchio di monte) e l’aglio di Resia, delle piante del luogo che vengono conservate soprattutto sott’olio e servite come antipasti, e il pan di soc, pane originario di Gemona, prodotto con il cinquantino, una piccola pannocchia che matura in 50 giorni).

E per terminare in bellezza i dolci, con una buona scelta tra biscotti e prodotti da forno, cioccolate, torroni e altre golosità.

Tra le bevande, nonostante la parte del leone la facevano i vini, proponeva la sua birra anche una birreria artigianale di Forni di Sopra (il Birrificio Artigianale Foglie d’Erba), che presto andrà ad aggiungersi alla mia lista nel post delle Birrerie Artigianali del Friuli Venezia Giulia.

Ma i re della manifestazione come preannunciato erano i vini del Friuli Venezia Giulia, con una stanza dedicata alle degustazioni delle principali cantine della regione. Qui tra le tante ho ritrovato con piacere la Cantina Marinig che avevo visitato a Prepotto durante le Cantine Aperte 2012, ma anche tante altre cantine che producono alcuni dei vini più buoni d’Italia e che sono il vanto della nostra nazione anche all’estero.

La festa di San Martino a Venezia raccontata da una veneziana

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L’11 novembre è San Martino. A Venezia questa festa è molto sentita e viene festeggiata con un dolce tipico particolare, il Dolce di San Martino, e con attività tradizionali da svolgere in questa giornata.
Ma chi può raccontare le tradizioni di un certo luogo meglio di chi ci vive? Nessuno credo.
E’ così che io e Roberta “Gamberettarossa” (questo è il suo blog!) che siamo entrambe venete, ma di zone diverse, abbiamo pensato di chiedere ai diretti interessati, cioè ai veneziani, come si festeggia San Martino in città. Il risultato è una bella intervista a Laura, che è stata molto gentile e ha risposto a tutte le nostre curiosità.

Ciao Laura, ci racconti di come festeggiavi il San Martino quando eri piccola?

Da piccola l’11 novembre mangiavo il San Martino, un dolce di pastafrolla con la forma di un cavaliere in groppa ad un cavallo, che poteva essere ricoperto o meno di cioccolato, ma era sempre decorato con molti dolcetti. Qualche volta ce ne arrivava uno piccolo acquistato in panificio, non troppo buono, ma ogni anno alla domenica intorno all’11 novembre ne facevamo sempre uno o due in casa e li guarnivamo con gli smarties…Veniva sempre pasticciato, perché infornavamo anche gli smarties che puntualmente si scioglievano. Avrei preferito un San Martino grande ma era molto costoso e i miei genitori non lo volevano prendere, ma non per mancanza di mezzi economici, per “integrità morale” dicevano. Adesso vista la gran quantità di sanmartini nelle pasticcerie credo che se ne acquisti di più.
Mia mamma e la maestra a scuola ci raccontava o ci faceva leggere ogni anno la leggenda del Santo, dovevamo sapere perché arrivava il sole sempre il giorno di sanMartino!*

Coi i compagni di giochi cantavamo la canzone in campo:

“San Martin xe nda’ in soffita
a trovar
ea nona Riitta,
nona Ritta
no a ghe geera
san Martin
col cuo par teera, 

la variante odierna è la seguente:

“San Martin xe nda’ in soffita
a trovar ea so novissa,
so novissa no ghe gera

san Martin casca par tera,
e col nostro sacchetin, 

cari signori xe san martin, 
FORA EL SOLDIN!!!”

Le nonne e le mamme dei miei compagni di giochi ci raccontavano che loro da piccole andavan in giro con le pentole e i coperchi a cantare la filastrocca, per ricevere dolci o monetine. Io non sono mai andata a “battere sanmartin”, anche perchè i miei genitori non son autentici veneziani, ma solo veneti, quindi non avevano ancora ricordi o una tradizione in merito.

San Martino della Pasticceria Bucintoro di Venezia

Oggi San Martino si festeggia ancora a Venezia? 

Sì, lo si festeggia eccome! In tutte le pasticcerie ci son montagne di Sanmartini esposti di tutte le fogge, le Municipalità organizzano manifestazioni: a Rialto, in collaborazione con le scuole elementari, al mattino della domenica più vicina all’11 novembre si premia il disegno di San Martino più bello, arriva SanMartino e dà un dolce a tutti i presenti. In alcuni parchi ci son spettacoli coinvolgenti come al Parco di Villa Groggia a Cannaregio, al Parco delle Catene a Marghera, al parco Albanese a Mestre, e in molti altri luoghi.

E per quanto riguarda l’usanza di cui ci parlavi con i bambini che “battono sanmartin”?

Direi che si è saltata una generazione nei festeggiamenti: la mia, quella dei 40enni, perlomeno a Sacca Fisola dove vivevo io. Adesso sia le varie Municipalità che le scuole materne hanno intrapreso, oramai da più un decennio a rievocare la tradizione.
Mia figlia grande ha 11 anni e già da qualche anno si vedevan per le strade i gruppetti di bambini con le maestre che cantavan San Martino. Le maestre delle mie figlie lo facevano per tener viva la tradizione, in opposizione a Halloween dicevano (la radice e’ simile). I bambini venivano portati per i negozi in orario di asilo a batter sanmartin e venivan raccolti soldini che sarebbero stati utilizzati per la classe: giochini per tombola o lotteria ad esempio, o materiali che la scuola non forniva.

Come vedi questo tentativo di recupero di questa festa e delle sue tradizioni da parte delle istituzioni?

Da adulta lo sento come un recupero forzato. Ma vedo che i bambini si divertono e lo vivono come “vero”, come un’autentica occasione di divertirsi, e questo mi rasserena.

A Burano San Martino è uno dei santi patroni e la comunità intorno alla chiesa è vivace, così come quella intorno alla chiesa di San Martino a Castello: questo rende la festa meno commerciale e finta: si sente che c’è un sentire che va oltre l’aspetto puramente commerciale legato alla vendita dei sanmartini. Si è perciò ben recuperata una festa, occasione di gioco per i bambini. Non s’è mai perduto in queste parrocchie invece il sentimento religioso.

Oggi con i tuoi figli incoraggi il mantenimento di questa tradizione di festeggiare San Martino?

Si! Ogni anno mangiamo assieme i Sanmartini che i Buranelli (gli abitanti di Burano) mi regalano! Quelli acquistati in pasticceria son di pastafrolla, ma quelli dei Buranelli son fatti con la pasta dei bussolà! Gli ingredienti sono 1 kg di farina, 3 hg di burro 10 uova + 1 tuorlo, 6 hg di zucchero tanta vanillina… Mooolto più buoni!!!

San Martino decorato della Pasticceria Bucintoro di Venezia

*E se non conoscete ancora la leggenda di San Martino…

La leggenda racconta che San Martino fosse una persona estremamente gentile e compassionevole. Accadde che, mentre cavalcava in una giornata fredda e piovosa, incontrò un povero vecchio infreddolito. L’uomo gli fece molta pena, allora Martino prese il mantello che indossava e lo tagliò a metà con la propria spada, dandone una parte al vecchio per ripararsi dal freddo. Poco dopo, mentre San Martino si allontanava, venne fuori il sole, e la giornata si riscaldò: ecco l’estate di San Martino, l’appellativo che viene dato ancora oggi alle calde e luminose giornate di Novembre.