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Cantine Aperte 2013

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Anche quest’anno torna l’evento della primavera dedicato al vino che si svolge tutti gli anni l’ultimo weekend di maggio ormai dal 1993. Si tratta di Cantine Aperte.

Vinitaly 2013 a Verona [qualche foto]

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Eccomi qua, dopo una domenica al Vinitaly di Verona, a raccogliere qualcuna delle foto Instagramate durante il pomeriggio! Eh si, perchè finalmente dopo un bel po’ di anni mi sono recata a questa kermesse enogastronomica che è la più importante d’Europa per il numero di espositori e il flusso di visitatori.

Un angolo di Giordania in Friuli

Ristorante giordano da Issa a Cavasso Nuovo

Sono capitata in questo ristorante per caso, cercando un posto alternativo dove cenare un sabato sera nei pressi di Pordenone.

Già telefonando per prenotare si intuisce che non è il solito locale.
Devo ammettere che la posizione non è comoda e facilmente raggiungibile ma vi assicuro che vale la pena fare anche qualche chilometro in più. Il ristorante si trova a Cavasso Nuovo, 30 km a nord di Pordenone, in una zona che sembra un po’ desolata alle pendici delle Dolomiti Friulane.

Ristorante giapponese Osaka a Porcia

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Finalmente dopo tanto tempo ho potuto gustare nuovamente il sushi!

E non sono dovuta andare nemmeno troppo lontano per mangiarlo. A Porcia, in provincia di Pordenone c’è un rinomato ristorante giapponese della zona, il Ristorante Osaka, dove si mangia sushi, sashimi e cucina fusion.

Ristorante Gam Gam, cucina kosher a Venezia

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Durante la mia visita al ghetto ebraico di Venezia è arrivata l’ora di pranzo e per avere un’esperienza culturale quanto più completa possibile ne ho approfittato per pranzare al ristorante Gam Gam, dove viene servita cucina kosher.

Mi ero già imbattuta in questo ristorante online, mentre cercavo dei locali con cucina ebraica in zona: credo sia l’unico o quasi, anche perchè il ghetto è molto piccolo.

Negroni, il cocktail di Firenze!

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Sono a Firenze, le conferenze che dovevo seguire sono terminate alle 17, il treno è alle 20.30, cosa c’è di meglio che di un buon aperitivo?

Un amico (ciao Vittorio!! ;-) ) mi porta a conoscere uno dei migliori barman di Firenze, forse dell’intera Toscana (forse senza forse, chiedo venia, ma non sono un’intenditrice sull’argomento).

Street food ad Istanbul

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E’ bello arrivare ad Istanbul e rendersi conto che la vita si vive principalmente fuori, lungo le strade, nei numerosi mercati e bancarelle che costeggiano le strade. Anche i negozi più tradizionali si riversano con i loro prodotti in vendita nelle strade, contribuendo a creare tutto questo grande e affollato mercato che è la città di Istanbul.

E sono tantissimi i venditori ambulanti di cibo da strada, lo street food, quello che si acquista nelle bancarelle e si porta via, lo si mangia in piedi, o seduti su uno scalino all’angolo della via.

A Istanbul ci sono davvero moltissimi venditori ambulanti che tentano i passanti con le loro prelibatezze, o con gli odori che provengono dai loro banchi.

A proposito di odori, non si possono non riconoscere i profumi delle pannocchie abbrustolite e delle castagne bruciacchiate! I venditori di questi prodotti si possono trovare ad ogni angolo, pazienti in attesa dei clienti, dal mattino fino alla sera, quando la luce del giorno è calata e non resta che la piccola lampadina sul loro banchetto a illuminare i frutti bruciacchiati. E’ strano perchè a quanto pare da queste parti, le castagne soprattutto, non hanno stagionalità! Noi siamo abituati a mangiarle da metà autunno a metà inverno, ma qui le castagne sono sempre sulla piastra ad abbrustolire, indipendentemente dal periodo dell’anno.

Numerosi sono anche i banchetti di centrifugati di frutta fresca, in particolare il succo d’arancia e il succo di melograno sembrano essere quelli che vanno per la maggiore! I venditori ambulanti hanno dei spremi agrumi particolari, che in Italia non abbiamo mai visto prima, delle specie di torchi di ferro che svolgono la loro funzione davvero alla grande!

Ci sono anche le bancarelle dei prodotti da forno, dolci o panini tipici turchi, tra i tanti abbiamo assaggiato uno dei più conosciuti probabilmente, il Simit, una ciambella di pane al sesamo. Io l’ho riconosciuto dopo averne letto nel libro “La bastarda di Istanbul” (che consiglio vivamente!).

Vogliamo parlare del chay, il té che i Turchi bevono a qualsiasi ora del giorno? Venditori ambulanti passeggiano tra i passanti con le loro teiere o i termos colmi di questa bevanda e offrono chay a turisti o locali.

Ad Eminonu, proprio dove attraccano i traghetti ci sono i venditori di balik ekmek, il panino con il pesce, una specie di arringa condita con insalata e cipolle, un po’ di limone e sale, niente di più. I”cuochi” cucinano il pesce su grandi piastre all’interno di barche dai colori vivaci attraccate al molo. Ipotizzo che il pesce venga pescato direttamente nello specchio di acqua lì davanti dai numerosissimi pescatori che affollano con le loro canne da pesca il Ponte di Galata: non ne sono sicura, ma in questo modo mi spiegherei perchè il ponte è sempre sovraffollato di pescatori ad ogni ora del giorno e della notte!

Il balik ekmek (e più in generale qualsiasi cibo) lo si mangia accompagnato da una bevanda tipica, l’Ayran, uno yogurt da bere leggermente salato che è l’ideale per spegnere il piccante di alcune pietanze. Io ero molto scettica sulla bevanda, ma in effetti non è male, ed è fondamentale se mangiate cibi molto piccanti (il sapore salato dell’Ayran si percepisce poco).

Ad Eminonu, vicino alle barche dei venditori di balik un altro venditore proponeva una bevanda a noi sconosciuta, ma a quanto pare molto apprezzata dai turchi, e che durante il nostro soggiorno a Istanbul non abbiamo visto in altri posti: il Şalgam, un drink a base di rape fermentate, speziate ed aromatizzate. Una bevanda che ci incuriosiva, ma che non abbiamo avuto l’occasione di testare.

Altro street food tipico di Istanbul è il gelato: non un gelato qualunque come lo intendiamo noi, una sorta di sostanza appiccicosa con la consistenza della gomma da masticare, che i gelatai tirano e mollano utilizzando dei lunghi bastoni di ferro e servono ai clienti facendo delle simpatiche gag. Non è facile da spiegare quest’ultima cosa del gelato… Magari vi metto un video!

Ein Prosit in Friuli Venezia Giulia

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Lo scorso weekend si è svolta a Tarvisio, in località Malborghetto, la tradizionale rassegna enogastronomica che ormai da qualche anno raduna in questo paese sul confine con Slovenia e Austria molti appassionati di vini e di cibi tradizionali del Friuli Venezia Giulia.
Ein Prosit si è svolto sabato 17 e domenica 18 novembre quest’anno: il cuore della manifestazione era situato nel paesino di Malborghetto, a Palazzo Veneziano, un edificio del ’500 che normalmente ospita il Museo Etnografico.
L’ingresso giornaliero alla manifestazione era di € 20,00. A fronte della spesa si riceveva un braccialettino che permetteva di entrare ed uscire dall’area a proprio piacimento nel corso della giornata.

Ma vi assicuro che una volta all’interno era difficile trovare un motivo per uscire perchè nel Palazzo Veneziano c’erano espositori di prodotti tradizionali della zona, soprattutto friulani, che tentavano il palato con assaggi delle loro specialità: formaggi, affettati, olio d’oliva, pesce.

Tra i più tipici di tutti gli assaggi di “formadi frant”, presidio slow food. Questo formaggio è nato dall’esigenza di “salvare” quelle forme di formaggio di malga rotte e non perfette che quindi non potevano proseguire il processo di stagionatura: le pezze di formaggio venivano sminuzzate e unite con latte, panna di affioramento, sale e pepe, creando un nuovo prodotto. Il formadi frant può essere così, classico, o aromatizzato con vari ingredienti come noci, peperoncino, kren, o altri condimenti.

Sempre in tema di formaggi c’era anche il più classico Montasio, che proprio nell’Altopiano del Montasio, a un paio di km di distanza, ha la sua origine. E poi affettati di ogni tipo: dal classico ma intramontabile prosciutto crudo di San Daniele, al lardo, alle pregiatissime qualità di salami di cervo o cinghiale, che si potevano acquistare a peso d’oro!
E come non nominare il banco del prosciutto cotto servito su un crostino caldo, ricoperto di kren…Era letteralmente preso d’assalto!

Dalla vicina Slovenia, più precisamente dalle saline istriane di Pirano arrivava il sale, tra cui il primo sale, ideale per fare i dolci (come ci ha spiegato Alessandro Giudici nel “workshop” sui dolci a cui ho partecipato nel pomeriggio!), e il branzino di Pirano, servito su crostini in una crema con mascarpone e Philadelphia.

Ma di presidi Slow Food il Friuli vanta anche altri prodotti oltre al formadi frant, che qui erano esposti, come il Radìc di Mont (radicchio di monte) e l’aglio di Resia, delle piante del luogo che vengono conservate soprattutto sott’olio e servite come antipasti, e il pan di soc, pane originario di Gemona, prodotto con il cinquantino, una piccola pannocchia che matura in 50 giorni).

E per terminare in bellezza i dolci, con una buona scelta tra biscotti e prodotti da forno, cioccolate, torroni e altre golosità.

Tra le bevande, nonostante la parte del leone la facevano i vini, proponeva la sua birra anche una birreria artigianale di Forni di Sopra (il Birrificio Artigianale Foglie d’Erba), che presto andrà ad aggiungersi alla mia lista nel post delle Birrerie Artigianali del Friuli Venezia Giulia.

Ma i re della manifestazione come preannunciato erano i vini del Friuli Venezia Giulia, con una stanza dedicata alle degustazioni delle principali cantine della regione. Qui tra le tante ho ritrovato con piacere la Cantina Marinig che avevo visitato a Prepotto durante le Cantine Aperte 2012, ma anche tante altre cantine che producono alcuni dei vini più buoni d’Italia e che sono il vanto della nostra nazione anche all’estero.