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Promenade tra i parchi di Parigi

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Parigi è una città fantastica, ricca di cose da vedere e da vivere: monumenti, musei, opere d’arte, negozi, locali e ristoranti…  ma forse non tutti dedicano abbastanza attenzione alla magia e alla tranquillità che i parchi pubblici parigini possono offrire.

Per un appassionato di architettura come me, ma anche per chi ama la natura, è doveroso trascorrere dei giorni a Parigi e passeggiare in alcuni dei suoi numerosissimi parchi concepiti e realizzati dai maggiori esponenti dell’architettura moderna e contemporanea.

7 consigli sul cambio valuta all’estero

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Con l’Euro è una comodità girare per l’Europa senza dover avere il pensiero fisso di cambiare il denaro in moneta locale!

Ma ci sono paesi, anche vicini a noi, che mantengono la loro moneta nazionale, ed in questi casi chi si reca all’estero deve essere preparato a fronteggiare calcoli mentali continui sul rapporto tra moneta locale e Euro e viceversa, valutazioni su qual’è lo sportello che applica il cambio valuta migliore, calcoli sulla commissione che ciascuno sportello si prende… Questi calcoli e valutazioni possono richiedere molte energie, soprattutto per chi come me ha una mente poco incline alla matematica. Ma sono necessari se non si vuole finir fregati, finendo per spendere in modo involontario più del budget previsto per il proprio viaggio.

Arrivederci Andalusia…Buongiorno Italia! – Giorno 8

Il volo di ritorno dal nostro viaggio in Andalusia, Spagna

Ore 4:00 Ci svegliamo! Non è facile, ma ce l’abbiamo fatta: con le valigie pronte ci facciamo trovare alle 4:30 in reception dove ci aspetta il taxi che ci porta in aeroporto. Il nostro tassista è puntuale: faccia da mafioso e grande pancia (e poi si dice degli italiani….) che mi ricordano molto il parcheggiatore dell’hotel di Jerez.

In 15 minuti arriviamo in aeroporto, anche grazie alla completa assenza di traffico visto l’orario. Imbarchiamo la valigia e ci dirigiamo verso il gate.

Per fortuna che c’è Ryan Air che ci movimenta la mattinata: al gate viviamo attimi di panico con gli altri viaggiatori in fila con noi, perchè la hostess  inizia a passare con il carrellino per misurare le dimensioni del bagaglio a mano terrorizzando i passeggeri… A noi il controllo non è toccato, anche se ci mancava poco che Raffa non fermasse la hostess per chiederle se voleva misurare anche il mio bagaglio… PENSA TE!!Abbiamo riso tanto quando la misurazione del bagaglio è toccata ad una coppia di signori in fila davanti a noi: la hostess ha chiesto loro di misurare il bagaglio facendolo entrare nell’apposita forma. Il bagaglio faceva fatica ad entrare e la signora lo ha spinto parecchio, finchè non ha raggiunto il suo obiettivo, e soddisfatta ha guardato la hostess con aria di sfida…Peccato che un secondo dopo, al momento di estrarre il bagaglio questo non uscisse più! Moglie e marito si sono messi d’impegno per riuscire a farlo uscire…che ridere!!

Dopo altre scene comiche per raggiungere l’aereo e trovare il posto a sedere, siamo partiti per Venezia, dove ad aspettarci non c’era il caldo sole che ci aveva accompagnato per tutto il nostro viaggio, ma bensì una coltre di nebbia umida e malinconica…che tristezza…Benvenuti in Italia!

E’ stata proprio una bella esperienza questo viaggio, così bella che ripartirei anche subito per un’altra destinazione in Spagna… Ma questa sarà un’altra avventura, che racconterò sicuramente più avanti! :)

Torna indietro per leggere il Diario di viaggio del nostro settimo giorno in Andalusia Siviglia, ultimo giorno di viaggio al ritmo del flamenco – Giorno 7

Oppure torna all’inizio del Diario di viaggio per leggere dal principio del nostro tour in auto in Andalusia Andalusia: da Malaga a Granada in auto – Giorno 1

Siviglia, ultimo giorno di viaggio al ritmo del flamenco – Giorno 7

Piazza di Spagna a Siviglia, in Andalusia

Ore 9.00 Ci svegliamo con estrema calma, intenzionati a goderci a pieno il nostro ultimo giorno in Spagna.

Ci dirigiamo verso il negozio di specialità tipiche locali dove facciamo man bassa di souvenir per la famiglia (salchichon, vino di Tio Pepe, ecc.). Dopo aver pensato ai familiari che ci aspettano a casa, pensiamo al nostro stomaco, ed andiamo a fare colazione in un bar situato a pochi passi, dove finalmente assaggiamo i churros, delle frittelle salate di forma allungata che gli spagnoli apprezzano la mattina intinti nel caffè e latte.

Ci dirigiamo verso il centro per visitare gli angoli della città che ancora non abbiamo avuto modo di conoscere: visitiamo l’Archivio delle Indie, un grande palazzo che contiene tutti i documenti delle spedizioni tra Europa e Americhe dalla scoperta dell’America in poi. Usciamo dall’archivio e proseguiamo la nostra passeggiata: superiamo la Porta di Jerez e raggiungiamo il fiume Guadalquivir (stiamo ancora cercando la biblioteca di Zaha Hadid!!).

 

Raggiungiamo la splendida Plaza de Espana, una piazza a semicerchio, con un edificio che la circonda, ricchissima di decorazioni di Azulejos, le piastrelle colorate tipiche di quest’area della Spagna. Al centro della piazza una grande fontana ed un canale navigabile con delle barchette a remi… Siamo stati a lungo qui a fare foto e ad ammirare la bellezza del luogo, caratteristico per i colori accesi delle sue piastrelle.

 Ripartiamo per un pranzo veloce, ripromettendoci di ripassare la sera nella piazza per ammirarla al chiaro di luna… Dopo pranzo visitiamo l’Alcazar di Siviglia, perchè la guida lo descrive come “un edificio che fa invidia a tutti gli altri”, in realtà a posteriori avrei preferito visitare la cattedrale piuttosto che l’Alcazar, che come tutti i monumenti simili è una copia un po’ meno bella dell’Alhambra…

In ogni caso anche all’Alcazar lo spettacolo è molto bello, la precisione e minuziosità delle lavorazioni su muri e soffitti sono qualcosa che meritano di essere viste, soprattutto per chi come me ama molto queste architetture arabeggianti.

Dopo aver concluso il tour dell’Alcazar (abbiamo saltato il giro ai giardini perchè faceva molto caldo ed eravamo parecchio stanchi) siamo andati in hotel per testare un’altra delle tipicità di questa terra…la siesta!! Ottima invenzione! :)

Ore 19:00 Riposati usciamo per la serata e ci dirigiamo a nord dell’hotel, in Avenida di Hercules, una lunga piazza piena di tavolini e piccoli bar. Secondo la nostra guida fino a qualche tempo fa questa zona era il regno di spacciatori e prostitute, ma negli ultimi anni è stata rivalutata diventando un luogo molto alla moda e punto d’incontro per i giovani.
E noi che siamo dei veri modaioli ci sediamo ad un bar e ci beviamo una buona cervezita, mischiandoci con gli spagnoli.

Ceniamo in centro, nello stesso locale della sera precedente, la Casa Tomate, dove stasera ordiniamo paella e sangria. La serata trascorre davvero piacevolmente e alla fine con le pance piene lasciamo il ristorante e facciamo un giro per la città illuminata. Raggiungiamo Plaza d’Espana, che non è completamente illuminata, quindi un po’ delusi ritorniamo verso il centro (Siviglia è una città molto dispersiva in quanto le cose interessanti della città sono situate in punti un po’ contrapposti e distanti l’uno dall’altro).

Nel nostro camminare verso il centro veniamo attirati da musica di Flamenco e da un canto provenire da un bar lì vicino e che avevamo già notato mentre passeggiavamo durante il giorno. Siamo entrati nel bar e ci siamo goduti l’ultima parte dello spettacolo: il cantante era davvero molto bravo e veniva accompagnato da un esperto chitarrista. Accanto a lui c’era una ragazza vestita con un tipico abito da flamenco, che ballava con lui di tanto in tanto.

Lo spettacolo è stato davvero molto bello: non capivo le parole ma la musica e il canto erano davvero emozionanti.

Stanchi delle eterne camminate del giorno (che si sommavano a quelle dei giorni precedenti) abbiamo scartato l’idea iniziale di rimanere svegli fino alle 4:00 del mattino, ora in cui avremmo dovuto svegliarci per andare a prendere l’aereo, e siamo tornati in hotel per farci una bella dormita.

Torna indietro per leggere il Diario di viaggio del nostro sesto giorno in Andalusia Siviglia, calorosa città andalusa – Giorno 6

Oppure prosegui per leggere la conclusione del nostro viaggio in auto in Andalusia Arrivederci Andalusia…Buongiorno Italia! – Giorno 8

Siviglia, calorosa città andalusa – Giorno 6

El Parasol, nella piazza di Spagna a Siviglia

Ore 8:30 Ci svegliamo presto questa mattina…. I nostri giorni ad Jerez sono terminati purtroppo, e con tristezza lasciamo la nostra bella camera, dove ci è piaciuto davvero tanto pernottare perchè in questo hotel ci siamo sentiti proprio a nostro agio.

Partiamo da Jerez de la Frontera e ci dirigiamo verso Siviglia, l’ultima tappa di questo bellissimo viaggio che non vorremmo dover terminare…
La strada è relativamente breve, circa 1 h di auto ci separa dalla nostra meta: lungo il tragitto il paesaggio cambia notevolmente, e ci lasciamo progressivamente alle spalle le colline con i loro parchi eolici, per addentrarci in un paesaggio simile a quello della Pianura Padana a cui siamo abituati, solo che qui le temperature sono maggiori, e l’arsura che ci circonda è palese.
Ai lati della strada che percorriamo ci sono qua e là delle vigne basse, sono le viti da cui si ricava il famoso sherry della zona, un vino secco ma dall’odore fortemente marsalato.

La colazione è stata “on the road”, e dopo un’oretta di corsa siamo arrivati alle porte di Siviglia. Visto che l’ora prevista per la consegna dell’auto era le 18:00, abbiamo deciso di arrivare fino all’hotel con l’auto, lasciare le valigie in camera e riconsegnare la nostra vettura all’autonoleggio, in modo da evitarci lunghe passeggiate sotto il sole con i bagagli a carico.

Raggiungere l’hotel non è stata cosa da poco: oltre al caos e al traffico tipico di una città abbastanza grande la situazione era resa ancora più difficile dalle strade strette, dalle numerose auto parcheggiate lungo la strada, dai sensi unici, e dai divieti di accesso esclusi autorizzati… Lasciandoci guidare dal navigatore raggiungiamo l’Hotel el Duque dove, in tutta fretta, effettuo il check in e deposito i bagagli in camera, mentre Raffa mi aspetta in macchina con ancora il motore acceso, pronti per ripartire, in quanto non ci sono luoghi adatti per sostare temporaneamente, figuriamoci per parcheggiare.
Una volta raggiunto di nuovo Raffaele in auto ripartiamo in fretta e furia in direzione stazione ferroviaria, dove lasciamo la nostra auto all’ufficio Auriga Crown.

Con un po’ di tristezza e malinconia salutiamo la nostra fedele compagna di viaggi e ci dirigiamo verso la vicina Estacion de Santa Justa alla ricerca di un ufficio informazioni e di una fermata dell’autobus per prendere un mezzo che ci conduca in centro.

Attendiamo per una buona mezzora sotto il sole cocente di mezzogiorno passato cercando di ripararci sotto all’unica fonte di ombra nell’area: una stretta tettoia situata tra la strada ed un parcheggio asfaltato. Finalmente il bus arriva, e già innervositi dal caldo e dall’interminabile attesa, rischiamo di litigare con il conducente perchè non vuole accettare i nostri 20 € per fare i biglietti (si consiglia di essere sempre muniti di moneta quando si sale su un autobus a Siviglia!). Per fortuna riesco a trovare 5 € sparsi per la borsa e il problema è presto risolto.

 

Dalla stazione partono solo due linee di bus, una che gira attorno alla città e l’altra che va verso il centro, ma si ferma prima in una piazza che funge da capolinea e coincidenza per molti autobus. Una volta giunti alla piazza in questione, Plaza de Ponce de León, ci fermiamo all’ombra con cartina alla mano per orientarci: riceviamo assistenza volontaria da un signore molto gentile, e ci dirigiamo a piedi verso il centro che ci rendiamo conto non essere poi così lontano. Dopo pochi passi siamo già in Plaza de la Encarnacion, dove ci ripariamo all’ombra del Parasol.

Ore 15:00 Affamati seguiamo la via che ci porta in centro mentre cerchiamo un posto senza tante pretese in cui pranzare. Il caso vuole che ci imbattiamo anche qui a Siviglia nella Cervezeria 100 Montaditos, e sentendoci un po’ a casa, decidiamo di fermarci qui a mangiare e a bere.
Ricaricate le nostre batterie, proseguiamo la nostra passeggiata verso il centro, ma fa davvero troppo caldo, quindi decidiamo di andare all’hotel per fare una siesta ed uscire un po’ più tardi.

Ore 17:00 Usciamo dall’hotel e ci dirigiamo verso l’area in cui dovrebbero esserci le architetture varie che Raffa vuole vedere. Per strada ci imbattiamo nel Museo delle Belle Arti, e decidiamo di entrare a visitarlo soprattutto per ripararci un po’ dal caldo e dal sole che sono ancora forti. Dopo una passeggiata tra quadri bui, madonne con bambini, santi e cardinali (decisamente non il mio genere) usciamo dal museo e proseguiamo la nostra passeggiata verso il Rio Guadalquivir per arrivare finalmente alla nostra destinazione.

Boccheggianti per il caldo alziamo lo sguardo su un segnalatore di temperatura, e ci rendiamo conto che ci sono ben 44° C… Ecco perchè abbiamo caldo!! Ci ripariamo al fresco di un centro commerciale e una volta ripresa la normale temperatura corporea continuiamo la nostra passeggiata verso il centro.

Raggiungiamo il centro pedonale, e mentre costeggiamo l’Ayuntamiento de Sevilla ci imbattiamo nel primo degli innumerevoli matrimoni di cui saremo testimoni per il resto del tempo che trascorreremo a Siviglia. Sembra che questi spagnoli non pensino ad altro che a fare sieste, bere birre e sposarsi!!

Proseguiamo oltre verso la grandissima Cattedrale, con a fianco la Giralda, la torre/campanile, ex minareto riconvertito ad uso cristiano. Questa zona, come tutta Siviglia è affollata di calessi con cavallo, che si danno il turno per portare i turisti a fare tour panoramici della città.

Arriviamo infine fino all’Università di Siviglia dove andiamo alla ricerca della nuovissima architettonissima Biblioteca universitaria, che purtroppo non troviamo (scopriremo il giorno dopo che questa biblioteca è stata progettata ma non ancora costruita).

In questa zona ci mescoliamo un po’ con gli studenti universitari e ci fermiamo a bere una buona birra.

Con il calar della sera torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo nuovamente verso la zona della Cattedrale. In questa zona cerchiamo un posticino caratteristico nel quale cenare, e optiamo per la “Casa Tomate“, dove si mangia molto bene e nella quale trascorriamo una splendida serata.

Stanchi del nostro tour de force decidiamo di tornare verso l’hotel, ma stanchi di camminare con gli occhi fissi su una cartina seguiamo il nostro istinto e il nostro (scarso) senso dell’orientamento.

Finiamo un po’ troppo a est, quindi, anche se non lo volevamo, dobbiamo riprendere la cartina alla mano e rivedere il nostro percorso. Dopo esserci orientati nuovamente raggiungiamo il Parasol, sotto il quale eravamo già transitati durante il giorno, scattiamo qualche foto, e proseguiamo fino all’albergo.

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Tra Cadice e Jerez de la Frontera sorseggiando sherry – Giorno 4

La città di Cadice affacciata sul mare a sud della Spagna

Ore 9:00 Ci svegliamo e Raffa ha ancora il collo bloccato (i muscoli si erano rifiutati di muoversi già alla prima birra del giorno precedente), quindi, per evitare ulteriori traumi decidiamo che quel giorno potrebbe essere quello più adatto per recarsi in spiaggia a prendere tranquillamente un po’ di sole…

Dopo una colazione veloce prendiamo la macchina, e con me in versione autista, imbocchiamo la strada che ci porta verso la spiaggia di Conil de la Frontera… Peccato che a metà strada mi rendo conto che abbiamo dimenticato i teli mare nel fondo della nostra valigia, situata nella nostra camera d’albergo… E senza teli mare in spiaggia non si può di certo andare! Siccome ormai è troppo tardi per tornare indietro, approfittiamo del fatto che non abbiamo ancora superato Cadice, per imboccarne l’uscita che si trovava a poca distanza. Cambiamo così i nostri programmi per la giornata, che trascorreremo quindi a Cadiz.

Percorriamo una lunga strada che ci porta alla città situata in mezza ad un golfo e raggiungiamo un parcheggio vicino al centro della città vecchia. Passeggiando ci imbattiamo in Plaza de Espana, e da lì, non conoscendo bene la città, decidiamo di dirigerci verso il centro di informazione turistica per avere maggiori indicazioni sui principali luoghi da visitare.
Dal centro informazioni è partito il nostro tour a piedi per le strette stradine della città. La cosa simpatica a Cadiz è che per i turisti sono stati creati 4 percorsi pedonali tematici che portano a visitare le principali attrazioni del luogo, ogni percorso ha un proprio colore, che è segnalato con delle strisce a terra…per i turisti è quindi semplice seguire la riga mentre passeggiano.

Noi seguiamo per un certo tempo la linea blu, per poi dirottarci sul sentiero verde…
Il clima è davvero caliente ed è difficile stare sotto il sole senza disidratarci, quindi percorriamo i sentieri più stretti, che sono completamente all’ombra, fino ad arrivare alla piazza della cattedrale, una struttura davvero molto bella di pietra chiara. Ci sediamo per qualche minuto sugli scalini, a riposare all’ombra mentre sentiamo le note di una canzone cantata da un suonatore di strada. Che bella che è la Spagna, si vive fuori, nelle piazze, nei bar con i loro tavolini all’esterno, dove non ci si può far mai mancare una birra fresca per ristorarsi dal caldo.

Ci alziamo dagli scalini e ci dirigiamo verso la parte posteriore della cattedrale, dove c’è l’oceano, qui ci perdiamo un po’ nella sua immensità, ma non resistiamo molto al sole a picco sulle nostre teste, quindi torniamo a ripararci tra le stradine all’ombra.

La città ci è sembrata un po’ vuota, anche perchè, come al solito, ci siamo mossi attorno all’ora della siesta, quando gli spagnoli preferiscono rimanere a riposare al fresco delle loro case. Siccome noi abbiamo poco tempo a disposizione per visitare le bellezze di questa terra invece, sfidiamo il caldo dell’ora di punta per passeggiare…

Camminando ci perdiamo per l’ennesima volta, e troppo accaldati e affaticati, decidiamo di fermarci nel primo posto disponibile per pranzare. Ci fermiamo quindi in una bettola nei pressi del Teatro, principalmente un posto dove mangiavano operai in pausa pranzo (secondo Raffa in Italia di solito se un locale è affollato di operai significa che in quel posto si mangia bene e a prezzi ragionevoli, quindi a noi sembrava quasi di essere in una botte di ferro…).
Dunque, ci sediamo all’unico tavolo ancora disponibile: un tavolo circolare al centro di una piccola stanza con altri tavolini da max 4 persone attaccati alle pareti. Con noi in quel tugurio c’erano altri 6-7 operai ed altri 3 sfortunati turisti.
Alle pareti ci sono due ventilatori, molto probabilmente in funzione ininterrottamente dal 1953, carichi di polvere, e dal momento in cui li notiamo abbiamo paura che un pezzo di polvere si stacchi per atterrare nei nostri piatti… Il cameriere è un vecchietto agitato, che arriva al nostro tavolo per proporci le pietanze del giorno: ce le elenca veloce come un treno (l’idea che esistano degli stranieri che non conoscono la sua lingua non gli passava nemmeno per la testa), io non capisco niente del suo elenco e cerco di spiegargli che voglio solo un fritto misto di pesce. Lui insiste che va bene il fritto misto come secondo, ma come primo cosa voglio? Dopo 2-3 tentativi nei quali gli ripeto che voglio SOLO fritto misto mi arrendo (anche perchè lui ormai è spazientito perchè gli sto facendo perdere tempo) e ordino la prima cosa a caso che mi dice.

Dopo 5 minuti mi arriva la mia “sopa” di qualcosa…un brodino pallido con dentro riso, pezzi di pancetta e uovo sbriciolato, mentre a Raffa arriva la sua Paella. Come secondo piatto a me il vecchietto porta il tanto atteso fritto misto ma con anche un capello sopra (che io non avevo chiesto). Così termina la mia piacevole esperienza nel locale, visto che lo stomaco mi si è chiuso e non ho potuto mangiare oltre. Raffaele invece dopo aver mangiato il suo secondo di Crocchette non si sa con cosa, ha chiesto anche il dolce…un semplice helado, la cosa più comprensibile di tutte… Il signore allora apre il frezeer, ed estraendo una scatola di cornetti e una di Magnum marchiati Carrefour gli chiede se vuole uno di quei due o qualcos’altro che non ho capito come si chiamasse.
La morale è che in Spagna se vedi degli operai mangiare in un locale….stacci alla larga!!

Non appena possibile scappiamo da questo pessimo luogo e ci dirigiamo verso la spiaggia di Cadiz. Raggiunta la spiaggia facciamo una passeggiata lungo la riva e poi fino alla fortezza in mezzo al mare.Stanchi e ancora affannati dal caldo che non ci da tregua, decidiamo che quella città non rientra nella nostra top 10, quindi torniamo all’auto e poi all’hotel a Jerez. In albergo abbiamo riposato e ci siamo lavati via il caldo della giornata.

Ore 17:00 Ripartiamo dall’hotel per scoprire i lati di Jerez che ancora non abbiamo conosciuto: passiamo la piazza che avevamo visto già la sera precedente, e raggiungiamo l’Alcazar sotto il sempre caldo sole spagnolo. Passiamo accanto alla cantina di Gonzales Byass (Tio Pepe), famosissima per la produzione dello sherry, e quindi raggiungiamo la grande cattedrale.
Ciò che ci manca da vedere sono i famosi bagni arabi, ed il mercatino dell’artigianato tanto sponsorizzato dall’amministrazione locale. Allora ci addentriamo nella periferia di Jerez, raggiungiamo un’altra cantina, la più antica della città, e… ci perdiamo di nuovo, ma stavolta nel mezzo dei quartieri più malfamati della città, all’ora dell’imbrunire…
Una volta ritrovata la strada siamo ritornati in centro dove ci concediamo cerveza e tapas ristoratrici all’“Antigua Cruz Blanca”, altro baretto di nostra fiducia, e più tardi in una enoteca vicina dove gustiamo piacevolmente un calice di sherry locale e poi una sangria per terminare in bellezza! Belli pieni di alcool (come al solito) torniamo verso la nostra bella camera per la notte.

Torna indietro per leggere il Diario di viaggio del terzo giorno in Andalusia Ronda città sospesa dell’Andalusia – Giorno 3

Oppure prosegui per leggere il Diario di viaggio del quinto giorno in Andalusia Conil de la Frontera, Oceano e Pueblos blancos – Giorno 5

Ronda città sospesa dell’Andalusia – Giorno 3

A Ronda l'antico ponte romanico sospeso su un'alta gola

Ore 9:00 La sveglia suona, e dopo una sostanziosa colazione nella sala dell’hotel, paghiamo il conto dell’albergo e saliamo sul nostro bolide rosso in direzione Ronda.

Dopo un paio di ore che sfrecciamo tra le colline ventose tra olivi e parchi eolici, raggiungiamo la nostra meta e in poco tempo troviamo un parcheggio sicuro dove lasciare l’auto con i nostri bagagli. Infatti prima di partire abbiamo trovato un sacco di informazioni in internet, a proposito della facilità di subire furti in Spagna, quindi eravamo un po’ preoccupati, per fortuna nel corso della settimana è sempre andato tutto per il meglio.

Risaliamo la città nuova passando vicino all’Arena dei tori, che, secondo la nostra guida, è quella in cui è nata la corrida. Raggiungiamo una delle vie più trafficate dai turisti e la percorriamo per tutta la sua lunghezza. A questo punto mi viene il pallino che a tutti i costi voglio comprare un cappello di paglia, così entriamo praticamente in tutti i negozi che potrebbero venderne…ma non riesco a trovare nulla di mio gusto, e che sia a portata di portafoglio.

Giunti al termine della via, che è in salita e alla cui estremità c’è la stazione degli autobus di Ronda, decidiamo di tornare indietro e di dirigerci verso il grande ponte romano sulla gola, che è l’elemento che rende la città tanto famosa.

In una piccola stradina ci imbattiamo in un piccolo bar con tavolini all’esterno, e ci fermiamo per mangiare e bere (birra + toast a 3€).
Mentre mi guardo attorno per cercare di stampare indelebilmente nella mia memoria ogni bell’angolo e particolare di questo viaggio, mi accorgo che proprio accanto al bar c’è il negozio di un calzolaio che vende anche bastoni e cappelli: è il destino che mi ha voluto portare lì! In realtà ho provato il cappello solo per curiosità, ma quando ho visto che costava solo 6 € non ho potuto resistere e l’ho acquistato…così soddisfattissima riparto con Raffa in direzione ponte.

El puente nuevo è veramente particolare: altissimo, e sotto di esso passa un torrentello. Il ponte unisce la città nuova (nella quale ci troviamo), con quella vecchia (nella quale ora ci addentriamo). Sostiamo un po’ nei pressi del ponte ammirandone l’altezza, e seguiamo la passeggiata panoramica che ci permette anche di godere di una bellissima vista sulla campagna circostante. E’ davvero bello guardare le colline intorno e le piccole stradine che si inerpicano a tornanti tra le montagne…

Dopo le foto di rito torniamo indietro e, sotto il sole cocente, ci dirigiamo verso la città vecchia. Percorriamo le stradine cercando di rimanere all’ombra e, scivolando da un muro ad un altro, raggiungiamo la piazza della cattedrale e qui riposiamo all’ombra di un bell’albero, per poi spostarci al tavolino di un piccolo bar lì vicino.

E’ proprio piacevole starsene seduti all’ombra … Il clima in questa parte di Spagna infatti è molto caldo, però c’è un caldo asciutto e basta spostarsi all’ombra per sentire un po’ di refrigerio e magari anche un filo d’aria che rinfresca.

Ormai ci sembra di aver esplorato abbastanza la città, quindi ci dirigiamo nuovamente verso la nostra auto. Siccome il nostro pranzo è stato un po’ povero ci fermiamo in un piccolo supermercato dove compriamo pane e jamon serrano e poi ci fermiamo nel parco situato proprio accanto dove improvvisiamo un pic nic niente male.

Mangiati e bevuti, Raffa carico degli effetti della Red Bull che si è scolato, si rimette alla guida in direzione Jerez de la Frontera.

E’ ancora presto quindi proviamo a vedere se riusciamo a raggiungere le belle stradine in mezzo alla campagna che vedevamo dal punto panoramico sopra il grande ponte: ci inoltriamo in una stradina sterrata, ma dopo un po’ prego Raffaele di fare dietro front e tornare indietro perchè la strada cominciava a scendere in modo un po’ ripido e mi sale il terrore che la nostra bella Yaris 1000 benzina, che già fa fatica a fare un po’ di salita sulle strade asfaltate, qui non riuscirebbe più a risalire.
E’ così che torniamo sulla strada asfaltata e ci dirigiamo a tutta birra verso Jerez.

Se possiamo ricavare un qualche insegnamento da questo viaggio, uno dei più importanti è sicuramente: non guidare con il finestrino aperto se si è sudati. Infatti Raffaele, grazie a questo comportamento da sconsigliare vivamente, si è bloccato il collo, e per i giorni successivi ha dovuto fronteggiare delle difficoltà di movimento notevoli. O.o

Nel frattempo io mi lascio cullare dal movimento della macchina e cado in un bel sonno ristoratore, quindi la strada tra Ronda e Jerez risulta essere un po’ un buco nero per me, sta di fatto che il bravo Raffa ci ha portati sani e salvi a Jerez.

Ore 19:00 Arriviamo all’albergo Dona Blanca dove effettuiamo il check in e con le nostre valigie ci dirigiamo verso la camera 118 (ciento dieci ocho) :)

Già l’arrivo ad Jerez non è stato dei migliori: siamo giunti all’albergo da quello che Raffaele ha chiamato – perdonategli il francesismo - “il culo di Jerez”, probabilmente la parte più periferica della città, quindi subito abbiamo pensato “ma a Jerez cosa c’è? Cosa ci siamo venuti a fare?”. Mentre camminiamo lungo gli infiniti corridoi che come in dedalo ci conducono alla nostra stanza ci sale un po’ di angoscia, anche perchè siamo ancora freschi della nostra esperienza non tanto positiva all’Hotel Presidente (i miei capelli sono ancora impregnati dell’odore della camera!!).
Invece aperta la porta della camera restiamo piacevolmente sorpresi. La stanza è molto ampia, ha un letto matrimoniale, TV lcd, due porte finestre con terrazzino, e bagno, il tutto pulito e lindo. Non stiamo più nella pelle siamo molto felici!!

Soddisfattissimi della camera rimane ancora il problema della città che sembra veramente un buco di posto, allora lasciamo l’albergo e ci addentriamo per le vie del centro, che sono proprio a due passi dal nostro alloggio.
Facendo il nostro primo giro di ricognizione ci rendiamo conto che Jerez è molto bella, con tanti negozi e localini con tavolini all’esterno, ideali per bere una fresca cerveza o per mangiare tapas.

Facciamo un primo giro in lungo e in largo cercando il centro di informazione turistica. Dopo esserci persi per le vie (la prima di una lunga serie nel corso del viaggio) lo raggiungiamo, ma ci accoglie un bel foglietto dove c’è scritto che si scusano ma si sono spostati in una nuova sede. Raggiungiamo finalmente il centro informazioni (era a soli 100 mt. dal punto da cui siamo partiti per la passeggiata alla sua ricerca, buono a sapersi dopo 45 minuti di camminata…)dove la signora sbrigativamente ci da una cartina, ci indica le attrattive della città e ci saluta, chiudendo la porta alle nostre spalle visto che sono già le 19, e a quell’ora si chiude.
Comunque la mega passeggiata è stata positiva perchè ci ha permesso di renderci conto di come era veramente la città.

 

A questo punto non rimane altro da fare che bere una bella birra ristoratrice! Ci dirigiamo un po’ guidati dal caso verso un localino con molti tavolini all’esterno, dove sembra che la birra costi solo 1 € (l’eldorado!!), la “Cervezeria 100 montaditos” ci accompagnerà poi anche per le giornate seguenti. Dopo la birra torniamo in albergo per lavarci ed usciamo nuovamente per la cena.

Essendo il nostro 8° anniversario volevamo coronare felicemente la serata in un bel ristorantino con una bella cenetta. Allora seguiamo le indicazioni della nostra guida che ci portano prima in un ristorante chiuso, poi in un ristorante aperto, ma un po’ fuori mano, che è completamente vuoto. Quindi abbiamo optato per un terzo locale indicato nella guida, situato in centro, “El Gallo Azul”. Beh qui abbiamo potuto sperimentare che non tutti gli spagnoli sono amichevoli e rilassati… Il cameriere ci ha trattato proprio male (quindi sarà nominato nella nostra recensione negativa su Tripadvisor, ben gli sta!!): abbiamo avuto delle difficoltà ad ordinare perchè non conoscendo la lingua non sapevamo cosa mangiavamo e non sapevamo nemmeno spiegarci bene, e il signore non ci ha affatto aiutato, anzi…

Quindi dopo una cena fatta di 2 mezze razioni e mezzo litro di vino rosso ce ne siamo andati a rimpinzare le nostre ancora insoddisfatte pance in un altro locale. E abbiamo terminato la serata al nostro bar di tapas preferito “100 montaditos” dove i prezzi erano decisamente più ragionevoli.

Ce ne siamo poi tornati in hotel, un po’ ebbri di birra e felici di dove eravamo…

Torna indietro per leggere il racconto con il Diario di viaggio del secondo giorno in Andalusia La magica Alhambra, Granada – Giorno 2

Oppure prosegui leggendo il Diario di viaggio del quarto giorno in Andalusia Tra Cadice e Jerez de la Frontera sorseggiando sherry – Giorno 4

La magica Alhambra, Granada – Giorno 2

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Ore 9:00 Sveglia! Scendiamo a fare colazione nel sito para desayunar (sala colazioni ndr), e poi via…partiamo alla scoperta di Granada!

Ci addentriamo per le strette vie della città vecchia, visitando il mercato arabo, i cui colori, odori, e gli oggetti in vendita ci ricordano molto la nostra esperienza trascorsa a Sharm el Sheik, le vie intorno, con le bancarelle di frutta e verdura, e la cattedrale.

Da qui attraversiamo la Gran Via ed entriamo nel quartiere dell’Albayzin, il vecchio quartiere arabo fatto di strade strette e abitazioni bianche. Per queste vie camminiamo per il resto della mattinata, cercando di raggiungere la cima della collina ed imbattendoci in piccoli angolini caratteristici.

Mentre vaghiamo avanti e indietro per le stradine alla ricerca del Mirador de San Nicolas ci rendiamo conto che forse forse non sappiamo dove siamo….Incontriamo una famiglia di turisti spagnoli che ci chiede (a noi!!) informazioni, e questo ci fa gasare: o ci confondiamo bene con la popolazione locale, oppure non abbiamo la faccia degli sfigati che si sono persi!… Niente paura, nessuna delle due cose visto che alla loro domanda in spagnolo non capiamo un acca, li guardiamo con aria interrogativa, e loro allora ci guardano bene e ci dicono “Perdido!!”.
Con un po’ di collaborazione Italia-Spagna abbiamo ritrovato la strada e raggiunto il Mirador de San Nicolas, da cui abbiamo goduto di una bella vista sull’Alhambra, che ci saremo apprestati a visitare nel pomeriggio, e su Granada.

 

Ore 13:00 Scendiamo dal Mirador in direzione Sacromonte e percorriamo la strada che costeggia il Rio Darro,  dirigendoci di nuovo verso la città. In un bar che si affaccia su Plaza Nueva ci fermiamo a mangiare un “Menu del dia” (ci sono anche dei locali carini con tavolini all’aperto anche sull’ultimo tratto di  Carretera del Darro), assaggiamo anche il famoso Gazpacho, una zuppa di pomodoro con aglio o cipolla che viene servita fredda.

Con la pancia piena andiamo alla ricerca della navetta che ci porta all’Alhambra, e una volta saliti, trascorriamo i seguenti 10 minuti di tragitto riposando le nostre già stanche gambe e osservando l’autista che si destreggia alla guida tra le strettissime stradine della cittadina.

Ore 15:30 Finalmente varchiamo i cancelli della famosissima Alhambra di Granada, e iniziamo il tour tra turisti, giardini fioriti e palazzi finemente decorati…
Entrati nell’Alhambra ci imbattiamo subito nel Convento de San Francisco, un vecchio convento trasformato in un albergo di charme della catena “Paradores” con camere da 300 € a notte.
Proseguiamo la nostra passeggiata tra i giardini e i resti di vecchie costruzioni che ormai non ci sono più, visitiamo lungo la strada i Bagni Mosque, dei vecchi bagni arabi, ristrutturati da poco e davvero belli con i loro archi lavorati e le stelline sul soffitto, da cui entrano i raggi della luce del sole esterna. A seguire la Chiesa e e il Palazzo di Carlo V.

Dopo una sosta all’ombra mangiando un buon calippo, entriamo nell’Alcazaba, la zona più antica dell’Alhambra, e dalle numerose torri godiamo di una spettacolare vista sull’intera città di Granada, davvero mozzafiato!

Ore 17:15 Ci dirigiamo di corsa verso il Palacio Nazaries, dove avevamo la nostra visita prenotata per le ore 18:00. Le istruzioni raccomandavano di presentarsi all’accesso almeno 1 ora prima, ma dopo esserci resi conto di essere troppo in anticipo, abbiamo ammazzato il tempo facendo una visita al palazzo di Carlo V: un grande palazzo al cui interno c’è un a grande piazza circolare circondata da degli archi.

Con circa 10 minuti di anticipo ci presentiamo all’entrata del Palacio Nazaries, e riposiamo un po’ all’ombra fino a che non arriva il momento di entrare.

Ore 18:00 Accediamo al palazzo, e già alla prima stanza vengo rapita dalle lavorazioni sulle pareti, tanto che Raffa mi viene a recuperare nella prima stanza perchè ci stavo mettendo troppo a raggiungerlo, e di questo passo si chiedeva quanto avrei sostato nelle sale successive… Passiamo da una sala all’altra, facendo foto e video e cimentandoci con l’utilizzo del nostro treppiede, acquistato prima di partire al negozio dei cinesi per soli 3 € (uno dei migliori acquisti del 2011!!).
La sale con le loro decorazioni sulle pareti e sul soffitto sono proprio bellissime. A stare all’interno del Palacio Nazaries sembra di venir teletrasportati in un’altra epoca, soprattutto se la fantasia inizia a galoppare, e si pensa a come vivevano i grandi sultani arabi dell’epoca all’interno di quello sfarzoso palazzo…

Ben presto le sale terminano e noi arriviamo alla fine del nostro bellissimo tour. L’Alhambra chiude alle 20:00 e a noi mancano ancora da visitare i giardini del Generalife, allora ci dirigiamo in quella direzione, ma senza tanta fretta, continuiamo a scattare foto e ad ammirare i bei paesaggi. Raggiungiamo dunque i Giardini del Generalife, dove tra siepi, fiori variopinti e fontane zampillanti godiamo del suggestivo tramonto della sera.

Ore 20:00 passate. Dopo un veloce giro al bookshop dell’Alhambra, dove acquistiamo due piccoli gadget come ricordo della nostra visita, riprendiamo il bus che ci riconduce in città. Dalla fermata in pochi passi raggiungiamo nuovamente la camera dell’albergo, e non appena apriamo la porta veniamo investiti nuovamente da quell’impregnante odore di muffa.
Dopo la doccia usciamo per la cena: ci dirigiamo nella stessa via della sera precedente (Calle Navas) e ci concediamo un bel piatto di Pescaito Frito da condividere davanti a una fresca cerveza.

Da qui, ancora infreddoliti, in quanto la temperatura la sera tende a rinfrescare molto, ci dirigiamo nuovamente in Carretera del Darro, da cui si gode di una parziale vista sull’Alhambra illuminata: qui facciamo qualche foto alla bella fortezza illuminata dalla luna.

Dopo alcuni scatti, mentre la luna scompare piano piano dietro l’Alhambra, ci dirigiamo nuovamente verso l’hotel, molto stanchi ma con un sacco di splendidi ricordi.

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