Asia, Europa, Turchia

Istanbul, quando il viaggio dà forma alla mente

Sono da pochi giorni rientrata da un breve viaggio a Istanbul. Oltre ad aver apprezzato molto la città e i suoi monumenti questo viaggio mi ha permesso di riflettere sulle differenze tra culture, su ciò che è sentito come “diverso” e sui vantaggi generati dai viaggi.

Sembra che molti di noi abbiano dei preconcetti abbastanza radicati nei confronti del Medio Oriente, di cui anche Istanbul e la Turchia fanno parte (e io stessa so di averne!), ma sembra che la Turchia più di altri Paesi desti un certo timore nell’immaginario collettivo: sarà per un retaggio storico? Sarà che di tutti i paesi orientali è quello più vicino a noi, e quindi incombente? Non lo so, ma pensandoci ci sono un sacco di modi di dire con accezione negativa in cui rientrano i turchi (“cose da turchi”, “fumare come turchi”, “mamma li turchi!”).

In molti si sono rivelati sorpresi nel sentire che sarei andata ad Istanbul: mia nonna è sbiancata quando l’ha saputo e per quei quattro giorni ha preferito crogiolarsi nella falsa idea che mi trovassi al sicuro a casa mia, mio papà era preoccupato che sarei tornata a casa dimagrita di 10 kg e affamata (perché chissà cosa mangiano lì).

Io ero a mia volta sorpresa della loro sorpresa e preoccupazione: in fin dei conti la Turchia confina con la Grecia e la Bulgaria, nazioni a tutti gli effetti parte dell’Europa. La Turchia stessa è in parte in territorio europeo. E poi se proprio vogliamo considerarla uno stato medio orientale quale è, forse Istanbul tra tutte le città del Medio Oriente è la più occidentale che ci sia.

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In ogni caso anch’io avevo i miei pregiudizi prima di partire, e sono stata sorpresa di dovermi ricredere fin da subito di tante cose.

Per incominciare ho dovuto ricredermi sui turchi: li immaginavo burberi, rudi e un po’ antipatici. Invece no. Gli istanbuliani (o istanbulioti, non sono ancora riuscita a capire come chiamarli) sono estremamente ospitali e disponibili, soprattutto con i turisti spaesati che approdano in questa grande città che conta più di 12 milioni di abitanti.

Non abbiamo mai avuto difficoltà ad orientarci perchè, nonostante lo scoglio della lingua (noi non parliamo il turco, e l’inglese non è il loro forte), non appena ci fermavamo in un angolo con la cartina in mano subito si avvicinava qualcuno a chiederci dove volevamo andare e se avevamo bisogno d’aiuto, e non perchè cercassero una mancia, ma per gentilezza.

Per fare un confronto, l’anno scorso in una settimana di tour in giro per la Spagna non ho trovato la disponibilità e collaborazione che ci hanno dimostrato i turchi nel solo primo giorno in città (e dico Spagna ma potrei dire Italia, Francia e via dicendo).

Per quanto riguarda la città in senso più ampio, Istanbul mi ha sorpreso per la sua estrema particolarità. Sapevo che arrivando mi sarei trovata di fronte a situazioni e panorami a cui non ero abituata, ma solo quando mi ci sono trovata per davvero mi sono resa conto della forte commistione di culture, religioni, usi e costumi.

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Nel tragitto dall’aeroporto al centro città il mio sguardo da occidentale ha dovuto abituarsi ad un paesaggio urbano diverso dal solito, con grandi moschee ed alti minareti: inizialmente mi ha colpito un senso di stranezza, poi a pensarci mi sono convinta che le nostre chiese con i loro campanili non sono poi così diverse. Solo che a una cosa per me è la normalità, mentre l’altra no.

Parlando poi dell’elemento di diversità più dirompente tra cultura orientale e occidentale – l’abbigliamento femminile – Istanbul è un osservatorio unico. Qui si possono vedere donne in pantaloni e maniche corte, donne vestite casual ma con un velo colorato in testa, altre completamente in nero con i guanti neri sulle mani e il viso coperto da un velo altrettanto nero che lascia scorgere solo gli occhi.

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Le donne a Istanbul sembrano elementi di una grande sfumatura: il bianco è costituito dalle donne più svestite, solitamente turiste e occidentali, i toni intermedi sono composti dalle donne mediamente coperte (a cui non manca quasi mai il velo), ed il nero da quelle più tradizionaliste, che non lasciano intravedere nemmeno un centimetro di pelle.

Non sono riuscita a capire le differenze tra veli e abiti diversi, e per quanto posso accettare il velo, non comprenderò mai la necessità per una donna di coprirsi interamente. A essere sincera non lo pretendo nemmeno, ma sono contenta di essermi soffermata a fare delle riflessioni a proposito.

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Questi e molti altri episodi e circostanze mi hanno fatta fermare a pensare durante questi piacevoli 4 giorni, e ho capito che quando il viaggio si trasforma da semplice occasione per conoscere luoghi nuovi, a spunto di riflessione e opportunità per guardare alle cose con occhi nuovi, allora posso dire di aver raggiunto il mio nirvana! 🙂

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. Bruce Chatwin

Forse Bruce Chatwin quando ha scritto questa massima era appena tornato da un viaggio ad Istanbul! ^_^

E voi condividete questo lato utile del viaggio? Ci sono delle mete che vi hanno arricchito e fatto riflettere più di altre? Mi piacerebbe saperne di più.