Bosco, stelle e slittini

Siamo nel bosco.

E’ buio.

L’aria è pungente e frizzante.

Odore di pino, muschio e resina si mischia alla puzza di benzina.

Un rombo nel silenzio e la motoslitta parte.

Ci inerpichiamo sul sentiero innevato a cavallo del nostro mezzo. Cavalchiamo nella notte, sovrastati dal rumore del motore che attutisce qualsiasi altro suono. Davanti a noi scorgiamo solo quello che, nell’oscurità, viene illuminato dalla luce irradiante del fanale.

Scivoliamo su, viriamo a destra e a sinistra, stiamo in equilibrio sul bordo del sentiero innevato temendo di scivolare giù nel dirupo, tra tronchi di alberi e silenzio.

Punto il naso all’insù, verso il cielo, e mi accorgo che ci sono mille diamanti che brillano con intensità diverse accendendo la notte. Fa freddo e la corsa rende ancora più gelida l’aria: soffoco il naso nella sciarpa, fino sopra le guancie, e abbasso il berretto fino alle sopracciglia.

Arriviamo al Rifugio Monzoni e i miei scarponi toccano di nuovo la neve. Di nuovo il silenzio e di nuovo il manto stellato sopra di noi.

Mi dirigo verso la struttura in legno del rifugio, salgo le scale cigolanti e percepisco una musica attutita provenire dallo stabile. Apro la porta davanti a me, e la musica si fa più netta, chiara. Apro la porta e vengo invasa da una nube di vapore, di calore e di chiasso e confusione.

Sembra di entrare in un girone infernale: calore, cori e canti, affollamento, uomini mezzi nudi. Sorpresa mi blocco stupita. Non è un girone dell’inferno, è solo il culmine di una festa. Mi concentro sull’ambiente che mi circonda pieno di suppellettili di legno, utensili, bottiglie, addobbi natalizi… Prendo il mio brulé ed esco all’esterno, nel fresco della notte e ne assaporo la dolcezza, il calore e le note di garofano.

Mi scaldo le mani, indosso di nuovo i miei guanti di pile e inizio la discesa sullo slittino stretta alla vita di Raffaele. Lasciamo che lo slittino acquisti velocità e ci godiamo la vertigine della corsa mista alla paura di non riuscire a fermarci: affondiamo i piedi nella neve e inchiodiamo facendo piroettare lo slittino su sé stesso. Cadiamo, spingo lo slittino e mi faccio trainare, passiamo attraverso la nebbia di neve sparata dai cannoni. Sembrano passati 10 minuti, ma è già mezzora che scivoliamo, ed ecco che davanti a noi si presenta lo striscione d’arrivo.

Con la neve dentro pantaloni e scarponi, guance anestetizzate dal freddo e occhi luccicanti di felicità superiamo il traguardo.

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