Italia, Montagna, Valle d'Aosta

Trekking sul Tour del Monte Bianco

Perchè vado in montagna? Perchè alpinismo vuol dire natura (…) e perchè in natura ritrovi l’autentico senso della vita, il segreto di una gioia interiore che nessuna vicenda terrestre potrà annientare
(Guido Rossa)

Risveglio in una camera d’albergo che profuma di legno di pino, pavimento che scricchiola ad ogni passo, fuori un sole che ti fa sorridere e l’aria frizzante del mattino in montagna. Al piano di sotto un buffet imbandito per la colazione, di quelli che ti lasciano confusa sul cosa scegliere.

Pancia piena e zaini sul furgone, raggiungiamo l’inizio del sentiero in Val Ferret. A farmi compagnia ci sono altri blogger, Silvia – tra gli organizzatori di #ScopriCourmayeur – ed Héléne, la nostra guida naturalistica che ha una marcia in più.

Si inizia a salire. Prima una strada forestale, poi inizia il sentiero vero e proprio, quello che “tira” perché è un pochino pendente.

All’inizio sono sorridente e fresca: fotografo e twitto i colori dei fiori e il sentiero che stiamo risalendo. Poi vado offline. Non è una scelta ma piuttosto una necessità: risalire il sentiero non è proprio una passeggiata. Mi dico che sono recidiva a mettermi sempre in queste situazioni faticose e ripenso con una lacrimuccia a come si stava bene stamattina a sonnecchiare sul letto dell’albergo.

Per fortuna che c’è Héléne che ogni tanto fa delle pause per raccontarci un po’ del TMB (il tour de Mont Blanc) e della natura che ci circonda, in realtà è chiaro che le facciamo un po’ di tenerezza e che cerca pretesti per fermarsi e lasciarci recuperare un po’ di ossigeno!

courmayeur mont blanc

Scopro che la segnaletica dei sentieri in Valle d’Aosta è tutta gialla, e che eventuali segnali bianchi e rossi indicano i confini tra le proprietà (meglio non seguirli o si rischia di perdersi tra i boschi!), vedo gli alberi fare spazio ad ampi panorami sulla valle e imparo la differenza tra abeti e larici.

Quando ormai ho sudato tanto da poter strizzare la maglietta vedo che gli alberi diradano e che sopra alla mia testa spunta un tetto con un camino. Ho un tuffo al cuore. Non è un miraggio! Finalmente abbiamo conquistato il Rifugio Bertone, la prima tappa del nostro trekking.

courmayeur mont blanc

Lasciamo gli zaini e saliamo un po’ più in su, ad ammirare il panorama sul Monte Bianco e sul suo enorme ghiacciaio (il 2° più grande d’Europa – il 1° per estensione è quello sul Grossglockner in Austria). Mentre ossigeno i polmoni ascolto le leggende sul Monte Bianco che ci racconta Héléne.

courmayeur mont blanc

Io che pensavo che si chiamasse Monte Bianco perché è sempre innevato, o per il colore perlato delle sue rocce…

Sorprendentemente (almeno per me) il Monte Bianco in passato si chiamava Mont Maudit (monte maledetto) perchè il ghiacciaio e le valanghe di neve scendendo fino a valle si “mangiavano” letteralmente tratti di villaggio o aree dedicate al pascolo del bestiame o alle coltivazioni. Pensando che tutto questo fosse opera di spiriti maligni che abitavano il monte, venne chiamato un esorcista a purificarlo, e da allora in poi si chiamò Monte Bianco (nel senso di ripulito/purificato dai demoni).

courmayeur mont blanc

 

Mentre mi immagino ghiacciai con le fattezze di draghi crudeli e famelici che si mangiano raccolti e ingurgitano villaggi, scendiamo di nuovo al Rifugio Bertone, che il pranzo è servito! Due tavolate attendono me e gli altri avventurieri con salumi e formaggi (rigorosamente fontina DOP valdostana!), salsicce che nuotano nel sughetto caldo e pomodoroso e polenta concia che emana intensi aromi di formaggio. Giusto il tempo di pranzare ed il cielo che nel frattempo si è annuvolato inizia a gocciolare… sempre di più e sempre di più.

Siamo immersi in una nube grigia che non vuole saperne di andarsene via, ma il nostro viaggio non può terminare qui, quindi ci copriamo ben bene con giubbotti, k-way, ponchi e copri zaini ed affrontiamo il nostro Tour de Mont Blanc, un tratto in quota, abbastanza pianeggiante, e con vista Monte Bianco… Se solo riuscissimo a vederlo, nascosto così dietro le nubi piovose!

La passeggiata è lunga, ma non stancante, la pioggia diventa il nostro compagno di viaggio silenzioso.

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Sul nostro cammino troviamo asinelli che hanno perso la strada, rivoli d’acqua, rospi salterini e sentieri scivolosi. Ha il suo fascino anche con la pioggia il TMB, dove il rumore che ci accompagna è quello dei nostri passi e delle gocce di pioggia che cadono. Il contesto giusto per perdersi nei propri pensieri…

Peccato solo per quel panorama sul Monte Bianco che i nostri occhi non possono vedere, ma che le nostre menti possono solo immaginare.

Quando ormai sono inzuppata fino al midollo (devo rivedere il mio equipaggiamento da trekking) una costruzione rossa sbuca tra il verde dei prati ed il grigiore della pioggia…Gli ultimi 5 minuti di una sfiancante salita e siamo al riparo nel portico del Rifugio Bonatti.

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Finalmente siamo arrivati. Un vero e proprio “rifugio” per noi, una tana ideale dopo le 2 ore e più di passeggiata. Ci laviamo e asciughiamo, ci posizioniamo ognuno nel nostro letto nel dormitorio. Al Rifugio Bonatti è tutto nuovissimo e moderno, ci sono un sacco di stanzine e stanzette con posti letto, piumoni e cuscini per tutti, la stanza asciugatoio e le docce calde.

C’è tutto davvero. L’unica cosa che manca? Il Wifi. Ma forse è un bene: la nostra serata trascorre veloce tra una partita a carte, la cena, il génépy e tante chiacchere con gli altri ragazzi.

Arrivano le 22.00 che non ce ne accorgiamo nemmeno, ed è l’ora del silenzio in rifugio. Peccato perché ne avevamo ancora di cose da raccontarci, e anche una grolla da bere. Peccato proprio. Sarà per la prossima volta.

L’indomani arriva e porta il sole, ma quando partiamo è ancora nascosto dietro il bordo della montagna, dobbiamo attendere un altro po’ perchè arrivi a stemperare il freddo del mattino che congela le orecchie, il naso e le guance.

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Si passeggia in un tripudio di verdi resi saturi dall’abbondante pioggia. Fiori colorati brillano tra i ruderi di vecchie malghe di cui sono rimaste solo cumuli di pietre. Gocce di pioggia e rugiada pulsano tra l’erba o catturate tra i petali dei fiori. Lento e sonnacchioso come i nostri passi anche il sole fa capolino da dietro la cresta della montagna, ad asciugare le gocce di pioggia ed intiepidirci.

Finalmente in questo tratto possiamo vedere il panorama che ci siamo persi il pomeriggio precedente: il massiccio del Monte Bianco, o almeno la sua parte terminale, quella che se prosegui qualche altro chilometro sei in Francia. Montagne giovani con cime appuntite ed irte, paradiso di scalatori ed alpinisti…

Incerta se continuare a tenere il naso all’insù per godere un altro po’ di quel panorama che riempie cuore, testa e polmoni, o se è invece il caso di osservare dove sto mettendo i piedi evitandomi spiacevoli incidenti, raggiungiamo la valle e posiamo per una foto di gruppo, a testimonianza che noi c’eravamo!

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Eccomi qui sopra con i miei compagni di viaggio!

Tirando le somme: sono stanca morta, ho la faccia mezza sconvolta, mi attendono 5 ore di viaggio per percorrere l’Italia dalla Valle d’Aosta a casa mia in Veneto.
MA CASPITA SE MI SENTO FIGA: ho percorso un pezzo del Tour de Mont Blanc, ho affrontato condizioni meteorologiche avverse, ho trascorso la notte in un dormitorio con altre 20 persone, ho una vescica sul piede e occhiaie da paura che testimoniano le mie fatiche e probabilmente domani non riuscirò neanche a muovermi per l’acido lattico che mi circola nelle gambe.

Queste sì che sono soddisfazioni! L’ho sempre detto che la montagna in un modo o nell’altro non delude mai! 😀

Per chiunque fosse interessato a maggiori informazioni su Courmayeur ed il Tour de Mont Blanc, e tutte le attività che si possono svolgere, ecco i link utili:

http://www.courmayeur-montblanc.com/

http://www.courmayeurmontblanc.it/

http://www.guidecourmayeur.com/

http://www.tourmontebianco.it/

Se vuoi leggere le mie considerazioni su Courmayeur a caldo al rientro dal blog tour leggi anche #ScopriCourmayeur