I miei #Saperiesapori di Pordenone

Ve l’ho detto che questo weekend a Pordenone ci sarà Pordenone Food&Wine Love, un’occasione per conoscere meglio i vini ed i prodotti tipici di Pordenone e della sua provincia.

Con un gruppo di giornalisti e blogger nell’ambito della manifestazione parteciperò ad un educational ed avrò la possibilità (ed opportunità) di vedere da vicino le Grave pordenonesi ed assaggiarne i vini doc accostati ai prodotti tipici della zona.

In concomitanza con l’evento è nato l’hashtag #saperiesapori, che raggruppa sui social network tutto ciò che viene detto o postato riguardo alla manifestazione e alle attività collegate, e che io utilizzerò e che chiunque di voi potrà utilizzare.

A proposito Sara R in un suo post sul tema ha scritto:

“E allora perché non provare a collegare gusti, saperi, sensazioni, nel modo veloce che i social network permettono, per raccontare un po’ di più il territorio (e forse costringersi a capirlo)?”

Io voglio farlo già qui, prima dell’inizio del weekend di #saperiesapori, perché per me Pordenone e provincia sono una fucina di ricordi soprattutto d’infanzia di quando andavo a trovare i nonni e gli zii ma anche di più recenti.

Ed i luoghi nella mia mente si ricollegano spesso a sapori, a profumi, a sensazioni.

Il Tagliamento sa di pesche ed albicocche, quelle mangiate nei pomeriggi in grava a prendere il sole, quando la spiaggia sembra troppo lontana ed affollata e le acque limpide di questo fiume, che sembra ancora un torrente, ti invitano a fare una nuotata rinfrescante.

Tagliamento
La grava del Tagliamento – Credits iesse on Flickr

Pordenone ha il sapore del caffé e del cioccolato, quelli che ci si ferma a sorseggiare nelle caffetterie e bar durante i pomeriggi invernali, dove – tra un acquisto nei negozi ed una passeggiata sotto i portici – si cerca un rifugio dal freddo ed il calore di una risata in compagnia davanti ad una tazza bollente.

Sacile ha il sapore delle uova fresche, delle carotine appena colte e dei pomodorini rubati nell’orto del nonno. Ha il sapore delle bistecchine fatte alla piastra il giorno in cui si uccideva il maiale, degli ossocolli e dei salami che se ne stavano appesi in cantina a stagionare, del vino che, travasato dalle damigiane ai bottiglioni, trovava posto in mezzo alla tavola durante le cene ed i pranzi in famiglia.

Damigiane di vino
Damigiane di vino – Credits laFeba on Flickr


Il fiume Livenza è un mostro cattivo: la casa del nonno ci sorgeva proprio vicino e per farci stare lontano ci dicevano che lì viveva un mostro che non andava svegliato. Mio zio nel Livenza ci pescava le anguille, che poi metteva in un secchio dove, ancora vive, continuavano a nuotare, viscide e scivolose. Le anguille per me erano i figli di quel Loch Ness locale, e la prova tangibile che esistesse.

Caneva sa del formaggio delle latteria di Fiaschetti, del Montasio fresco e di quello stagionato, del latteria e soprattutto della ricotta, quella fresca, che fa peccato usarla per fare un dolce o un’altra pietanza, perché è così buona ancora tiepida che fai giusto in tempo a scartarla dal suo cartoccio bianco con le scritte blu per mangiarla in grandi bocconi che lasciano il palato vellutato.

Il Cansiglio odora di bosco e di ciclamini: durante le passeggiate all’ombra degli alberi la sfida era trovare più ciclamini possibili, una specie di caccia al fungo, ma senza raccolta.

Barcis ha il sapore del pane fresco del panificio in centro: croccante fuori e morbido dentro. Pane fragrante da tagliare, riempire di affettati e gustare durante un pic nic a bordo lago… Magari lanciando le ultime briciole alle papere che nuotano placide in quelle acque verdi smeraldo.

Lago di Barcis
Barcis – Credits latchodrom on Flickr

Chissà quanti altri luoghi, sapori, sensazioni mi aspettano in questo weekend e nel mio futuro vagare tra i luoghi del pordenonese. E chissà quanti altri #saperiesapori di Pordenone scopriremo tramite l’hashtag ed i social network.

Ci vediamo a Pordenone Wine&Food Love.

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