Storie di vino e di cibo tra le Grave pordenonesi

grave pordenonesi food and wine

Rientrata dal weekend di #saperiesapori a Pordenone tiro un po’ le somme ripensando ai giretti fatti tra le cantine ed i ristoranti che per l’occasione proponevano accostamenti tra prodotti tipici della regione e vini autoctoni.

Vi dico la verità, andare in giro con esperti di vino non è stato proprio una cosa semplice: il tour era spesso molto specifico, e per chi come me i vini si li apprezza, ma senza saperne molto, troppi tecnicismi sulle modalità di produzione, di conservazione ed imbottigliamento mi hanno fatto girare la testa più di quello che avrebbero potuto fare un po’ di calici bevuti a stomaco vuoto.

Però da questa esperienza ho cercato di trarre il meglio: guardare al vino in modo un po’ più “professionale” grazie alla guida di chi è più esperto, conoscere meglio il territorio e le tipicità delle zone delle Grave pordenonesi, ma soprattutto guardare alla triade territorio-prodotti-produttori con un occhio un po’ “romantico”, collezionando le storie che si nascondono nelle cose e nelle persone.

La prima storia me l’hanno narrata mentre cenavo al ristorante Al Gallo di Pordenone.

E’ la storia della peta, petucciapitina che è un salume che non è un insaccato. E’ piuttosto una vera e propria polpettina (forse infatti il nome si è trasformato da polpettina a pitina!).

Questa polpetta era un cibo poverissimo fatto con gli scarti degli animali, in particolare di pecora e capra, ma anche di cacciagione, che nei piccoli paesini nelle valli del pordenonese venivano mescolati tutti insieme con spezie e erbe aromatiche per avere qualcosa di sostanzioso da mangiare oltre alla solita polenta. La polpetta si impanava nella farina di mais e si lasciava ad affumicare, così che si conservasse più a lungo.

Pitina pordenone
Pitina al Ristorante al Gallo di Pordenone

La pitina era un cibo così povero che ci si vergognava quasi a mangiarlo, sarà forse per questo che per tanto e tanto tempo è rimasto un po’ un segreto nascosto nelle case delle povere famiglie friulane.

Qualche anno fa questa polpettina gustosa è stata “riscoperta” da un macellaio della pedemontana che l’ha giustamente valorizzata contribuendo a farla diventare uno dei presidi Slow Food del Friuli Venezia Giulia e a riportarla sulle tavole delle famiglie della provincia di Pordenone… e non solo!

E presto otterrà anche il marchio IGP!

La seconda storia me l’hanno raccontata le edere ed i mattoni di Vistorta, la grande azienda agricola del Conte Brandolino d’Adda che si trova nella campagna a pochi passi da Sacile.

Un cancello di ferro e un alto muro ricoperto di edere dai colori autunnali celano ai rari passanti un tesoro: un complesso di costruzioni coloniche, ettari di vigne di Merlot e un parco enorme con laghetti artificiali, sentieri che attraversano boschetti di bambù e piante di ogni genere.

Vistorta sacile
Il parco dell’azienda agricola Vistorta

I vecchi stabili come i ricoveri per gli attrezzi, la cantina storica, il vecchio fienile recuperato che ora di tanto in tanto ospita eventi, la villa con il giardino interno, la serra dove crescono numerosissime orchidee… Tutto contribuisce a creare un’atmosfera che rievoca i tempi passati.

vistorta sacile
Colori d’autunno a Vistorta

Sarà autosuggestione, ma nel silenzio della campagna, tra quegli intonaci rovinati ricoperti da rampicanti sembra ancora di sentire il riecheggiare dei rumori della vendemmia come si faceva nei tempi passati.

Vistorta Sacile
Il Merlot Vistorta

La terza storia l’ho sentita alla Tenuta Fernanda Cappello di Sequals, e a raccontarla è stata la stessa proprietaria.

La storia di una famiglia che in una zona così brulla e sassosa come quella delle Grave pianta viti e produce vino, una scelta che a posteriori si è rivelata vincente e che ha contribuito a trasformare il paesaggio e a portare filari verdi laddove c’era solo una grande distesa di sassi bianchi.

E’ la storia di questa azienda agricola, ma è anche quella di molte altre famiglie che abitano in questa zona del pordenonese e che hanno saputo in più occasioni tirarsi su le maniche e con il duro lavoro ricavare il meglio da ciò che la natura aveva da offrire.

Cappello Sequals
Le vigne delle Grave alla tenuta Cappello

E ora la storia di un territorio parla attraverso i vini che qui vengono prodotti e che nella loro componente di mineralità ripropongono le caratteristiche del terreno, e la tipicità unica che contraddistingue quest’area delle Grave.

La prova che anche un elemento così inanimato come un sasso sa raccontare una storia. Basta mettersi in ascolto.

Cappello sequals
Il vino della Tenuta Fernanda Cappello
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