Robert Capa a Villa Manin

Lo ammetto, prima che la sua mostra arrivasse a Villa Manin di Passariano, Robert Capa non lo conoscevo.

Però mi sono lasciata incuriosire da questo personaggio, ho letto di lui online, ho assistito alla proiezione del documentario sulla sua vita al CinemaZero di Pordenone, ho preso parte all’Instawalk degli IgersFVG e ho ascoltato le parole ironiche, divertenti e coinvolte di un altro grande fotografo, Mario Dondero, che ha parlato di Capa, ma soprattutto di passione per la fotografia.

Robert Capa nato Andre Friedmann, ungherese, lascia da giovane Budapest perché troppo coinvolto nelle proteste contro il governo di estrema destra.

Approda a Berlino e qui inizia ad avvicinarsi alla fotografia fino a diventare un reporter di guerra: inizia dalla guerra civile spagnola, poi fotografa Londra sotto i bombardamenti aerei, partecipa allo sbarco in Normandia, alla Seconda Guerra Mondiale, alla guerra in Indocina…

Ed ogni volta sta vicino ai soggetti, sta nel mezzo delle guerre, non ha paura di avvicinarsi troppo, anzi, spesso la sua affermazione è

“Se le tue foto non sono abbastanza belle, non sei abbastanza vicino”.

Robert Capa - La realtà di fronte, Villa Manin
Robert Capa – La realtà di fronte, Villa Manin

Era un tipo figo Capa, esteticamente per l’epoca probabilmente lo era anche nell’aspetto, ma soprattutto sembra avesse dei modi che lo rendevano apprezzato da tutti quelli che lo circondavano. Un tipo affascinante, ecco.

Aveva una grande amica/compagna – Gerda Taro – che contribuì a renderlo famoso aiutandolo a far conoscere le sue foto e affibiandogli lo pseudonimo di Robert Capa, che assomigliava tanto a quello del regista Frank Capra (così come il suo ricordava quello di Greta Garbo). Lei era un’avventuriera e reporter come lui, che purtroppo trovò la morte da giovanissima, al suo primo lavoro da corrispondente durante la guerra civile in Spagna.

E poi Capa aveva tanti amici, nomi come Hemingway, Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour e George Rodger e William Vandivert. Con alcuni di questi fondò l’agenzia cooperativa Magnum, una delle più prestigiose agenzie fotografiche, forse di sempre.

Robert Capa - La realtà di fronte, Villa Manin
Dondero ci spiega le foto di Robert Capa

Era un tipo molto umano Capa, uno che riusciva a trasmettere sentimenti nelle sue foto: sarà forse anche che il contesto nel quale fotografava era quasi sempre un contesto di guerra, dove le emozioni sono forti, nel bene e nel male, con i sentimenti che traspaiono da volti ed occhi. Ma certo non è cosa da tutti riuscire ad immortalare un attimo sul rullino. Ci vuole sensibilità.

Vedere quelle stampe in bianco e nero appese alle pareti di Villa Manin ed avere la fortuna di ascoltare Dondero che spiegava meglio qualcuno di quegli scatti mi ha aiutata a capire, ha contribuito ad emozionarmi.

E’ questo il bello della fotografia per me, sa suscitarmi sensazioni che il miglior quadro del migliore pittore del mondo non riesce a darmi. Le foto parlano un linguaggio che per me è più semplice da capire, che va dritto al cuore. Ancora conservo dentro di me la disperazione, i colori, l’allegria, la dolcezza delle foto di McCurry che ho visto in mostra a Genova.

E lo stesso, anche se in modo diverso, è per le foto di Capa.

Alla fine del weekend (perché tutto è successo in un weekend) ho sentito che una porta in più si era aperta dentro di me, che da nome sconosciuto ma che mi incuriosiva Capa è diventato un profilo ben definito, una storia in più da conservare, sentimenti suscitati attraverso le foto, momenti di storia narrati attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.

Tutto grazie ad alcune istituzioni/enti del territorio che hanno saputo unirsi per raccontare, e dare la possibilità ad altri come me di raccontare a loro volta e lasciarsi emozionare dalla fotografia: il CinemaZero, gli IgersFVG che hanno organizzato l’Instawalk con visita gratuita alla mostra e Villa Manin.

Robert Capa - La realtà di fronte, Villa Manin
Robert Capa – La realtà di fronte, Villa Manin

Una riga di grazie vorrei sprecarla anche per Mario Dondero, che ha detto durante la conferenza una delle cose più belle che un fotografo possa dire: “Non  è così importante il supporto che si usa per fotografare, ma quello che si vuole trasmettere con le proprie fotografie”.

La mostra di Capa sarà visitabile ancora fino al 19 gennaio e io personalmente vi consiglio di trovare 1ora-1 ora e mezza per raggiungere Passariano perchè ne vale la pena.

Qui tutti i contatti:

Villa Manin 

Piazza Manin, 10

33033 Codroipo UD

Sito web

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2 Comments

  • Ho visto Capa a Torino la scorsa Pasqua.
    Meraviglioso.
    Sono immagini che parlano, oltre che mostrano… e aveva tante, tante cose da dirci.
    Bel blog!

    Lo seguirò con passione!

    Elena

    • Grazie Elena, quanto hai ragione su Capa: aveva tante e tante cose da dirci con le sue foto, forse non ha avuto il tempo per dirci tutto ciò che voleva… Ma fino a che ha potuto ha fatto un ottimo lavoro! 🙂

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