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Se ti abbraccio non aver paura – Libri in viaggio

L’autismo è una strana patologia: chi ne soffre fa fatica ad interfacciarsi con il mondo, a farsi capire. Le persone autistiche provano le emozioni, capiscono gli altri – forse anche meglio di molte persone definite “sane” – ma sono come chiuse in una gabbia che è la malattia e che non gli permette di esprimersi secondo i “normali canoni”.

In “Se ti abbraccio non aver paura” Fulvio Ervas (scrittore trevigiano che solitamente scrive libri gialli) racconta la storia vera di un padre che decide di partire per un viaggio on the road di 3 mesi in America con il figlio diciottenne autistico.

Papà Franco ed il figlio Andrea attraversano gli States in motocicletta fiancheggiando il mare, fanno tappa in grandi città come Los Angeles, Las Vegas e New Orleans, percorrono il deserto, poi si spostano in Messico, Panama, Guatemala e Brasile...

Ma non si tratta solo di un viaggio fisico tra paesaggi lontani ed incontri con persone uniche, anche di un percorso di avvicinamento tra padre e figlio: il tentativo e la volontà di un padre di entrare in quel mondo spesso impenetrabile del figlio autistico ed adolescente. E’ anche il tentativo di vivere dimenticandosi momentaneamente della malattia, accorgendosi che in altri luoghi e in altre culture l’estrema creatività, il sorriso di Andrea, i suoi improvvisi abbracci non sono un problema, anzi, la sua esuberanza e trasparenza di emozioni piace e gli consente di farsi volere bene da tante persone.

Ci sono degli episodi nel libro che colpiscono e destabilizzano perché, anche se sai che si tratta di una storia vera, fai fatica a credere che situazioni del genere si possano verificare sul serio: un esempio tra tutti è l’incontro casuale che Franco ed Andrea fanno con un altro ragazzo autistico che vive in una baracca in mezzo alla foresta sudamericana, e nonostante la malattia, la povertà in cui vive… Non smette di sorridere.

“Se ti abbraccio non aver paura” mi ha fatto in parte sognare USA e America Latina, ma soprattutto mi ha fatto riflettere su un concetto comune, ma che troppo spesso dimentichiamo: che dobbiamo essere felici e grati di essere sani, di stare bene. E poi che il viaggio può essere una cura: un’occasione per sentirsi meglio, per aprire gli occhi su altre realtà, per avvicinarsi, per fare grandi scoperte e incontri preziosi.

E’ un libro profondo ma raccontato con semplicità.

Ecco una delle parti che mi è piaciuta di più di questo libro (oltre alle conversazioni al computer tra Franco ed Andrea che sono dolcissime).

“Sai cosa sogno?”
“No”
“Una tassa. Tutta la squadra dell’umanità si tassa per far fronte alle confusioni della vita. Non è una faccenda di soldi ma di civiltà. Perché poteva toccare a chiunque, è una lotteria, solo che non dobbiamo condividere una vincita ma una perdita. La vincita chi l’ha avuta se la gode, è giusto, mentre la perdita dobbiamo portarla sulle spalle un po’ tutti.”
“E’ un sogno”