Visitare Grado d’inverno: alla scoperta di Gravo vecio

grado

Grado la si vede emergere dal mare percorrendo la SR352 e fa uno strano effetto.

Arrivavo da Aquileia dove mi ero lasciata rapire dai bellissimi mosaici della Basilica.

Gli ultimi 5 chilometri percorrevo il ponte sospeso nell’acqua della laguna di Grado e la strada mi sembrava infinita: nel cielo un raggio di sole faceva breccia tra le nubi illuminando quella piccola città in mezzo al mare, dapprima piccina, e poi sempre più nitida ai miei occhi.

Da lontano mi sembrava un’isola, ma a girarlo in lungo e in largo o osservandolo da Google maps ti accorgi subito che Grado poggia su una lingua di terra, ed io ero atterrata proprio sulla sua punta.

Inizialmente mi sono persa un po’ tra le vie della città, ho familiarizzato con le strade alla ricerca del centro storico, della città vecchia, di quello che qui chiamano “Gravo vecio” (Grado vecchio).

Trovato un parcheggio gratuito ho lasciato l’auto e proseguito a piedi.

Sul mio cammino ho costeggiato una piccola darsena con i suoi pescherecci che odoravano di pesce e di acqua di mare: dovevano essere rientrati da poco dalla loro pesca giornaliera. C’erano ancora secchi, guanti fosforescenti in bella vista e reti appese ad asciugare.

darsena di Grado Friuli Venezia Giulia
La darsena di Grado

Poi mi sono addentrata nel centro antico, quello dove la città mostra orgogliosa la sua storia romana, l’epoca in cui Grado – essendo il porto di Aquileia – aveva assunto un ruolo fondamentale. Mi sono letteralmente persa tra le strette stradine di Gravo vecio, tra patii sassosi ed edifici di mattoni in faccia vista.

Le vie erano semi deserte forse a causa del meteo grigio che minacciava pioggia, o forse per la stagione in cui mi trovavo a visitarla: sicuramente l’estate è ben più vitale, ma quel giorno ero contenta così, preferivo essere lì a godermi la pacifica solitudine del mare d’inverno.

Grado vecchio il centro storico
Case di Gravo Vecio

 

Gravo vecio Grado
Gravo vecio
Gravo Vecio Grado
Vicoli di Gravo Vecio

Raggiunta la piazza centrale ho avvistato due chiese che si ergevano a pochi metri l’una all’altra: una più grande, l’altra più piccola.

La più grande era la Basilica di Sant’Eufemia, di origine paleocristiana (all’interno si possono ancora osservare i resti della chiesetta preesistente) ed il suo Battistero a pianta ottagonale (che si trova adiacente, collegato da un piccolo giardinetto costeggiato da antichi sarcofagi romani in pietra bianca).

Basilica di Sant'Eufemia, Grado
Basilica di Sant’Eufemia, Grado

 

Basilica di Sant'Eufemia, Grado

Ma quella che mi ha colpito di più era la chiesetta piccolina, la Basilica di Santa Maria delle Grazie. Le sue navate svelavano il pavimento dell’antica chiesa originaria posizionato circa mezzo metro più in basso di quello attuale.

E quando mi sono fermata a pranzare alla taverna “Ai Patriarchi”, uno dei pochi locali aperti quel giorno di gennaio, mi sono dilungata a parlare con il proprietario che mi ha raccontato di come l’antico centro storico fosse talmente antico e percorso da antiche fondamenta e di resti di epoca romana, che sotto gli edifici attuali era tutto un dedalo di cunicoli.

Mi ha raccontato di come da piccolo con i suoi amici, dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie riusciva a sbucare in altri punti della città percorrendo misteriosi percorsi sotterranei. E io adoro sentire le vecchie storie come questa.

Basilica di Santa Maria delle Grazie, Grado
Basilica di Santa Maria delle Grazie, Grado
Basilica di Santa Maria delle Grazie, Grado
Basilica di Santa Maria delle Grazie, Grado

Con ancora gli occhi che brillavano dopo quei racconti avventurosi sono finalmente andata ad incontrare il mare che fino a quel momento era rimasto nascosto ai miei occhi. Non lo vedevo, ma ne sentivo la presenza intorno a me, nell’aria umida e salsedinosa, nello sciabordio delle onde in lontananza…

A Grado c’è una piacevolissima passeggiata lungomare che d’inverno non è molto frequentata: ideale per correre con le cuffiette nelle orecchie e l’ipod a tutto volume, o anche solo per una passeggiata con sé stessi ed il rumore delle onde in sottofondo.

Il lungomare di Grado
Il lungomare di Grado

Il lungomare di Grado

il mare di Grado
Squarci di luce tagliano il cielo sopra Grado

Il mare d’inverno a me non è che piace proprio sempre: io devo avere la giusta predisposizione d’animo per godermelo perché altrimenti mi infonde una profonda sensazione di malinconia e solitudine.

Ma in quei momenti in cui sento forte il bisogno di stare con me stessa il mare è come una cura: mi riempie l’anima, aiuta i mille pensieri a trovare un loro ordine, mi rilassa e fa stare meglio. E’ un luogo sicuro dove ritrovarmi, e quel giorno a Grado è stato proprio così.

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