Pordenonescrive e Libri in viaggio

Non è neanche terminato febbraio e posso già dire di aver mantenuto fede ad uno dei buoni propositi di quest’anno partecipando a Pordenonescrive, il corso di scrittura creativa di Pordenonelegge.

Sarò sincera, sono stati 4 weekend molto impegnati che mi hanno succhiato tempo ed energie, ma sono passati più veloci del previsto, insegnandomi molto, tra cui…

Ho capito che non scriverò mai un libro (cosa di cui ero certa anche prima).

Ho capito che esistono tantissimi “scrittori” o persone che si definiscono tali e che pubblicare un libro è cosa abbastanza semplice ed economica al giorno d’oggi.

Ho capito che c’è differenza tra scriventi e scrittori.

Ho capito che per poter scrivere decentemente bisogna scrivere di cose che si sono vissute o che si conoscono bene o sulle quali ci si è largamente documentati.

Ho capito che per scrivere bisogna soprattutto leggere tanto.

(PS. Ci sono molti parallelismi anche con il mondo del blogging! 🙂 )

pordenonescrive pordenonelegge
Pordenonescrive, il corso di scrittura creativa di Pordenonelegge

Si, perché poi questo corso mi ha fatto soprattutto venir voglia di leggere. Giusto per farvi capire cito qui cosa scrive Sara nel suo blog, e che condivide un pensiero nel quale mi ritrovo appieno:

Mi sa che i corsi di scrittura creativa servono a far più venir voglia di leggere che di scrivere. Se già non scrivi, ovvio. Dovrebbero chiamarli corsi di lettura creativa. Alla fine le pagine degli appunti si riempiono di titoli e autori, il senso di colpa per la propria cultura libresca mal alimentata in questi anni avanza, ed ecco che la voglia di leggere s’impone in acquisti compulsivi fatti di click veloci.

Saranno state queste lezioni fatte di nomi appuntati a farmi venir voglia di leggere? Per me ad incidere al massimo sull’acquisto compulsivo di libri sono stati gli incontri con gli autori che si sono svolti nel corso delle 4 settimane.

E poi sarà un caso, ma ogni scrittore che abbiamo incontrato affrontava a modo sui nei suoi libri delle tematiche legate al viaggio, ed ognuno a modo suo mi ha fatto venir voglia di leggere (e viaggiare).

Emilio Rigatti Minima Pedalia Pordenonescrive
Emilio Rigatti ad Aquileia con il suo libro Minima Pedalia

Abbiamo fatto questo incontro con Emilio Rigatti ad Aquileia, tra i mosaici antichissimi della cattedrale romana e i krapfen ripieni della pasticceria Mosaico che ci ha ospitati. Attraverso le parole di Rigatti abbiamo rivisto i luoghi raccontati nei suoi libri, storie quotidiane a confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, tra Gostilne raggiunte a bordo della sua bicicletta o vogando nel kayak. Di come un libro possa risultare interessante anche quando parla del tragitto che giorno dopo giorno un professore percorre in bicicletta per arrivare alla scuola in cui insegna.

Risultato? Alla fine ho comprato due dei suoi libri “Minima pedalia” e “Confini blu” (Edizioni Ediciclo.).

Pietro Spirito pordenonescrive
Pietro Spirito parla delle “Indemoniate di Verzegnis”

Poi abbiamo incontrato Pietro Spirito che quando non scrive su “Il Piccolo” di Trieste scrive romanzi storici. Lui mi ha stregato con il suo romanzo “Le indemoniate di Verzegnis” (Guanda Editore) ambientato nei primi anni del ‘900 in un piccolo paesino della Carnia dove le donne sono state prese da una strana “epidemia”: sembravano possedute. E’ diventato un caso nazionale, è stato interrogato il parlamento ed è intervenuto l’esercito.

Una storia vera di anni ed anni fa che racconta come si viveva in Friuli Venezia Giulia, in Carnia, a quell’epoca. Scusate ma mi intriga… Non l’ho ancora acquistato, ma non passerà molto prima che io lo esibisca sulla mia libreria.

Angelo Floramo pordenonescrive
Angelo Floramo ci parla dei Balcani

L’altro ieri invece è venuto a parlarci Angelo Floramo, anche lui insegnante, nato in un paesino del Carso al confine con la Slovenia ha ben vissuto sulla sua pelle le questioni di confine e da sempre si è sentito intimamente legato ai Balcani e all’est d’Europa, tutti luoghi che ha conosciuto profondamente anche in tanti lunghi viaggi.

La sua testimonianza su quanto accaduto non molti anni fa a pochi chilometri da casa mia, dall’altra parte del Mare Adriatico, quando i popoli balcanici si scannavano gli uni con gli altri e l’Europa mandava i suoi caschi blu in “aiuto” o a bombardare le città partendo dalla vicinissima base americana di Aviano, mi ha colpita come un pugno e mi ha fatta tornare a casa con un’amarezza incredibile.

E la voglia di comprare il suo piccolo libro reportage intitolato “Balkan circus” (Ediciclo Editore).

Anche questo si unirà presto agli altri libri sullo scaffale.

Ibrahim tuareg pordenonescrive
Ibrahim parla della comunità tuareg e del deserto

Ieri infine, in quest’ultima giornata di Pordenonescrive, la testimonianza di Ibrahim, membro della comunità Tuareg di Pordenone (lo sapete che a Pordenone c’è la più grande comunità tuareg d’Italia e probabilmente d’Europa?) che ci ha parlato della sua vita in Niger, tra gli infiniti spazi del deserto dove ci si orienta con le stelle, le dune e gli elementi della natura.

Attraverso i suoi racconti ho sognato di attraversare le distese di sabbia del deserto del Teneré, ho immaginato di bere té sotto le stelle e di perdermi nel deserto mentre cerco un posticino tranquillo per fare pipì (e venir ritrovata il giorno successivo in lacrime)…

Sarei stata ore ed ore ad ascoltare quelle storie, alcune da ridere, altre da piangere, ma siccome il tempo a disposizione è terminato in fretta ho ovviato comprando il suo libro “Il deserto negli occhi” (Nuova Dimensione) per continuare a viaggiare per conto mio.

Incredibile come anche quando non li cerco i viaggi cercano me.

More from Vale Diarioinviaggio

Il mio 2014 in 30 foto

Quando un anno finisce e ne inizia uno nuovo significa che è...
Read More

6 Comments

  • Bel resoconto. Avendo conosciuto Angelo Floramo non posso negare di aver letto ancora più appronditamente il tuo intervento.
    Grazie anche per i suggerimenti di lettura.

  • Ciao Vale,
    in questi giorni mi sto domandando se valga la pena partecipare a corsi di scrittura creativa. Ci sono molti dubbi che si affacciano quando ci penso: sarà stato organizzato solo per fare marchette a qualche libro o personaggio? Sarà stato organizzato con basi solide? Servirà a qualcosa?
    La verità è che è molto difficile darsi delle risposte, però anche leggendo il tuo post alla fine non so se ne valga la pena o meno visto che dici che ti ha fatto aumentare la voglia di leggere e non di scrivere!
    Interessante la differenza tra scriventi e scrittori.
    Un abbraccio
    Sere

    • Ciao Sere,
      (già mi scuso per il papiro di risposta qui sotto, ma ci tenevo a dirti un po’ di cose 🙂 )

      forse nel post sono stata un po’ riduttiva perché volevo mettere l’accento sull’aspetto della lettura, ma c’è da dire che a parte consigliarci libri durante il corso ci hanno spiegato le modalità di scrittura del romanzo (struttura, personaggi, tempi narrativi…) portando poi esempi da libri e scrittori ed analizzandone alcuni in profondità. Per me si trattava di cose nuove quindi l’ho trovato molto interessante e anche utile.

      Soprattutto il corso mi ha fatto riflettere molto sulle difficoltà della scrittura, gli errori che si fanno, ho analizzato in piccolo come scrivono “gli scrittori veri”, e mi ha portato a farmi un esame di coscienza, per questo dico che mi ha fatto “passare la voglia di scrivere”. Ma penso che questa sensazione sia un passaggio intermedio necessario, utile per poter scrivere con maggiore consapevolezza (a me è servito un corso di scrittura creativa per capirlo, magari in tanti ci arriveranno o ci saranno arrivati già da soli).

      Aggiungo anche che era molto teorico e possibilità effettive di scrivere ce ne sono state poche, ma già lo sapevo iscrivendomi visto che eravamo in 30 corsisti. In effetti per calarsi nella pratica ora il corso prosegue con un numero limitato di partecipanti (una decina) che hanno già un’idea di romanzo e che lo svilupperanno in alcune ulteriori lezioni con “l’assistenza” dei prof, e li si tratta proprio di scrivere/correggere/discutere (cosa decisamente fattibile con 10 persone ma non con 30).

      Capisco i tuoi dubbi sull’utilità di fare un corso del genere, anch’io all’inizio li avevo e mi sono un po’ buttata, ma dopo l’esperienza ti posso dire che – parlo per me – questo corso lo rifarei perché ho visto la serietà delle persone e dell’organizzazione (che non è sempre scontata) e perché sento che mi ha arricchita in un modo o nell’altro.

      In bocca al lupo con la tua ricerca e, per quanto possa valere il mio parere, quello che scrivi è ogni volta una bellissima lettura. :*
      A presto
      Vale

      • Grazie Vale,
        il papiro è stato esplicativo! 😀
        Adesso è più chiaro, soprattutto ho capito che per te ne è valsa la pena e questo mi dà una carica in più per pensarci. Forse tutto sta nel trovare il corso che più ci coinvolge e affidarsi a professionisti seri.

        Grazie anche per l’ultima parte del commento :*
        Sere

  • Mi è tornato in mente un libro di bruce chatwin ( anatomia dell’irrequietezza) dove racconta che ” i soliti libri per bambino, mi lasciavano freddo e a sei anni decisi di scriverne uno per conto mio? Mi uscì la prima riga,-io sono una rondine-. Poi alzai gli occhi e domandai:-come si scrive fili del telefono? -.

    Buona domenica
    Mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *