Arrivo a New York: il JFK, gli americani e come raggiungere il centro

Il primo approccio con gli USA l’ho avuto in aereo: un volo tranquillissimo se non fosse per quegli ultimi minuti di panico all’atterraggio, colpa di un vento forte che faceva traballare quello che fino a quel momento ci era sembrato un robusto Boeing, ma che alla fine, colpito dalle folate d’aria, sembrava essersi trasformato in una scatoletta di latta contenente sardine.

Alla fine, dopo 8-9 ore di volo, 3 film visti e un paio di sonnellini schiacciati sotto la copertina rossa della Delta Airlines – anche se un po’ sballottata – ho messo piede in territorio americano: l’aeroporto JFK, acronimo per John Fitzgerald Kennedy (che si sa agli ammeriggans gli acronimi piacciono una cifra).

volo-delta-ny volo-ny

Mi aspettavo caos totale, spazi enormi, code infinite e controlli esagerati. Forse sono solo stata fortunata, ma tutto quel caos non si è manifestato, almeno non all’arrivo: l’aeroporto è grandissimo sì, ma diviso in 8 terminal, quindi in 8 mini aeroporti (e “mini” è relativo) che probabilmente un po’ diluiscono la folla.

Scesi dall’aereo si cammina per un bel po’ lungo un corridoio lunghissimo dove da ogni uscita laterale si riversano gruppi di persone scese da altri aerei appena atterrati. E come un grande fiume umano si arriva tutti insieme ai controlli.

I cittadini americani vengono indirizzati dagli stuart verso la colonna “U.S. citizens” mentre per chi proviene da qualsiasi altro paese la fila da seguire sarà quella dei “visitors”.

Ed è a proprio qui che ho avuto il mio primo contatto con la mitica parlata americana, lontana anni luce dall’italo-inglese che ho imparato a scuola: capivamo poco e ridevamo un sacco ad imitare quell’accento strascicato, forse galvanizzati anche da quella nuova esperienza, dal trovarci a km da casa, dall’ESSERE FINALMENTE LI’.

Abbiamo riso almeno fino ai controlli, perché lì meglio abbassare la cresta e tenere un low profile se no ti fanno la perquisizione alla “Airport security” e c’è da farsela sotto!

Vista sulle montagne svizzere
Vista sulle montagne svizzere

Il primo controllo del passaporto prevede domande su dove si è alloggiati, quanto ci si ferma, lo scopo del viaggio. Controlleranno se quella/o nel passaporto siete proprio voi (e lì potreste decidere che al vostro rientro “per sbaglio” perderete il passaporto e ne farete uno nuovo con una foto più decente e meno vergognosa), preleveranno le vostre impronte digitali e vi faranno una foto con webcam.

Poi potrete finalmente prendere i bagagli (che qui non sono ammassati e buttati là come succede quasi sempre in Italia), ma saranno belli allineati sul rullo. E se arrivate tardi ve li avranno anche tolti dal rullo e ordinatamente messi per terra, raggruppati per volo di arrivo. Che efficienti.

Poi arriva il secondo controllo dove un ufficiale di polizia (sì, vestito come nei film) controlla il cartoncino che vi hanno fatto compilare in aereo e nel quale confermate che non portate semi, lumache, terra o animali, che non siete stati a contatto con bestiame e che non starete a contatto con bestiame una volta negli USA (che poi magari vi viene il dubbio come a me perché proprio il giorno prima di partire avevo salutato mamma e papà mentre erano che smuovevano terra e piantavano pomodori nell’orto… O.O ma fate finta di niente e mantenete un’aria rilassata).

Passata anche questa siete veramente liberi e pronti per prendere i mezzi che vi portano a New York.

Se non avete problemi di spesa o siete di fretta prendete pure un taxi.

Noi risparmini abbiamo preferito prendere l’Air Train, la navetta senza conducente che collega l’aeroporto con la metropolitana. Dopo aver girato per un po’ come trottole abbiamo capito che il biglietto si paga dopo essere scesi dal mezzo, quindi non sentitevi in colpa di essere “i soliti italiani” se salite sul treno senza biglietto!

Visto che alloggiavamo a Brooklyn abbiamo preferito arrivare con l’AirTrain fino a Howard Beach e da lì prendere la metro che ci avrebbe portati diretti fino alla nostra fermata. Ad Howard Beach ci siamo fatti aiutare dall’operatrice per fare il biglietto: la sola corsa in AirTrain costa 5.00 $, mentre 7.50 $ se includete anche il viaggio successivo in metro (+ $ 1.00 per la MetroCard, la tessera ricaricabile).

La metro al JFK
La metro al JFK

Per muoversi in metro bisogna fare attenzione non solo al colore della linea e alla direzione da prendere ma anche alla lettera: su uno stesso colore (es. la linea blu) possono correre diverse lettere (es. A, C e G) che si differenziano perché alcune sono espresse ed altre locali, quindi prima di salire sul treno assicuratevi che esponga la lettera della vostra fermata!

Magari i miei tentativi di orientamento sulla metro ve li racconto in un altro post, in ogni caso vi dò i due suggerimenti più ovvi del mondo:

1. chiedete informazioni, in linea di massima le persone sono molto amichevoli, gentili e disponibili (solo buona fortuna per quanto riguarda la pronuncia: alcuni parlano davvero in un modo incomprensibile!)
2. tenetevi a portata di mano le mappe della metro (le trovate a questo link e visto che sono in PDF potete scaricarvele anche sullo smartphone e consultarle senza bisogno di connettervi a internet).

E se siete capitati in questa pagina perché vi frulla per la mente l’idea di farvi un viaggetto a New York non posso che consigliarvi di assecondare quell’idea e dare un’occhiata ai voli, sono molto competitivi se acquistati con anticipo! Io ho volato con Delta Airlines per esempio, ma se cercate per esempio su Expedia voli Milano New York, (o inserendo il vostro aeroporto di partenza preferito) troverete tutte le proposte effettuate dalle principali compagnie aeree internazionali.

Io ho deciso di smettere di rimandare perché si vive una volta sola.

Tags from the story
,
More from Vale Diarioinviaggio

Parigi tra aspettative e veri e falsi miti

Alcuni luoghi sogni di visitarli così forte che a volte la possibilità...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *