Friuli Venezia Giulia, Italia

Vi racconto la mia Barcolana in barca a vela

barcolana in barca a vela

L’avevo raccontato che l’anno scorso alla Barcolana ho perso l’occasione di salire in barca a vela e godermi la regata per eccellenza di Trieste (quest’anno alla 46esima edizione) dal mare. Se non lo sapevate potete sempre leggere il post qui.

Vi dirò la verità, la cosa mi era rimasta un po’ sullo stomaco, e segretamente ho invidiato Raffaele per questo. Cioè, una che si vanta di scrivere di Friuli Venezia Giulia che non ha mai fatto la Barcolana in barca a vela? Ma non esiste!

Allora quatta quatta mi sono fatti amici i ragazzi di Bluewago (era a bordo della loro barca che l’anno scorso Raffaele ha partecipato alla Barcolana) ed una volta raggiunto l’obiettivo ho buttato giù dal letto alle 6 Raffaele per raggiungere Trieste per tempo (per lui che starebbe a dormire fino a mezzogiorno posso assicurarvi che è una pena!).

Ed ecco ottenuta la mia rivincita! 😀

Barcolana Trieste

Selfie marinaresco!

Ok forse sto un po’ esagerando, non è proprio andata così, ma quando mi è stato proposto di partecipare, anche se ero stanchissima dopo 3 giorni in fiera a Rimini, non ho saputo dire di no.

Io non so se voi siate mai saliti su una barca a vela. Forse sarete tutti molto più navigati di me, ma io al massimo sono salita sulla barca dello zio che andava a pescare in laguna a Bibione all’età di 10 anni, poi in qualche traghetto, barca a motore, ma poi basta.

La barca a vela ti incute un po’ di timore. O almeno per me è andata così, almeno all’inizio.

Intanto ero in ansia perché non sapevo dove stare. Avrei gradito tipo avere una seggiolina o una pezza con scritto “Valentina”, così avrei saputo che quello era il mio posto e non mi sarei mossa da lì. Invece ahimé il posto con il mio nome non c’era. 🙁

Ma c’erano funi e corde sulle quali dovevo stare attenta a non salire sopra, pestarle o inciampare, e vele che coprivano la visuale o che dovevo fare attenzione di non sbatterci la testa contro.

E poi ad un certo punto bisognava stare tutti seduti a destra, o tutti seduti a sinistra, per dare inclinazione alla barca e “aiutare” la navigazione.

Sarà che era la mia prima volta, ma non ero tanto rilassata!

E poi… gli appassionati di vela sono proprio alieni. Parlano strano, hanno un vocabolario tutto loro che se sei una persona normale al di fuori della loro cerchia non puoi capire. Poi ti rendi conto che non stanno parlando dei massimi sistemi ma che semplicemente per dire tira o molla (la corda aka. cima) loro dicono cazza e lasca.

Cioè, ma parlare come si mangia no? (a tal proposito vi linko questo articolo illuminante)

Gente strana! 🙂

Barcolana Trieste

Pronti per partire!

Comunque, tornando alla Barcolana in barca a vela – che doveva essere il focus di questo post ma poi mi sono persa nelle stranezze della vela – anche quest’anno vento zero, mannaggia.

Ma poi finalmente il vento è arrivato, prima flebile flebile, poi un po’ più convinto ed ha finalmente gonfiato le vele. E’ iniziata la folle (ok sto esagerando di nuovo) corsa per il traguardo – che nel frattempo vista l’assenza di vento è stata spostata alla prima boa o probabilmente la regata sarebbe finita all’ora di cena.

Barcolana Trieste

Barcolana Trieste

E sembra che con il vento sia arrivata anche la voglia di arrivare prima degli altri, di fare il possibile per trovare la rotta giusta e tagliare il traguardo – se non primi in assoluto – almeno prima delle vele vicine. Cazzando e lascando le vele, aprendo, chiudendo e riaprendo il gennaker colorato abbiamo superato la boa rossa fatto risuonare i nostri bicchieri in un cin cin in mezzo al mare.

Cin cin in mezzo al mare alla Barcolana di Trieste

Cin cin in mezzo al mare alla Barcolana di Trieste

Vi dico un po’ di cose sparse e bellissime di questa Barcolana in barca a vela:

1. Non c’è nessun altro posto in cui puoi ammirare meglio il riflesso del sole, i luccichii che trasformano il mare in pagliuzze d’oro e d’argento, se non dal mare stesso.

Barcolana Trieste

Pagliuzze dorate nel mare

2. La partenza è un casino. Le barche se ne stanno ammassate, si sfiorano, cercano uno spiraglio tra le altre barche per guadagnarsi la miglior posizione di partenza per la regata. Ed il mare è vivo: non puoi pensare che la barca stia ferma lì dove tu hai deciso di metterla, ma un po’ verrà trasportata dalla corrente… Ed il rischio di toccarsi tra barche è alto. Quindi tutti attenti a infilare i parabordi lì dove le due barche rischiano la collisione!

3. I triestini che si salutano da una barca all’altra, che scambiano battute sul vento, sulla barca o sulla regata. Quelli che si appendono la frasca in barca, come si fa nel Carso per indicare che lì c’è un’osmiza e si può trovare cibo e vino. Il bello di questa regata che è sì una gara ma è anche divertimento, è mare, è buon vivere.

Barcolana a Trieste

Stranezze triestine: la frasca in barca

4. L’odore di mare salsedinoso, il sole che brucia quando esce, l’arietta che rinfresca (quando si degna di esserci), la sensazione che stai scivolando su quella tavola blu e piatta.

5. Vedere Piazza Unità d’Italia dal mare, le rive gremite di gente, il faro della vittoria… Trieste è sempre meravigliosa e godersela da questo nuovo punto di vista è un valore aggiunto, soprattutto in una giornata così importante per la città.

Barcolana Trieste

Piazza Unità a Trieste dal mare

Barcolana Trieste

Le rive durante la Barcolana a Trieste

6. Vedere dei cani in barca con i loro padroni [quando vedo che non ci sono barriere a quello che i quattro zampe possono fare con i loro padroni tendo ad immedesimarmi e ad intenerirmi tantissimo]

7. Sapere che quell’ansia iniziale legata allo stare in barca è passata dopo qualche ora (non completamente eh, ma un po’ sì) perché tutto quel mare blu voglia o no ti rilassa per forza!

Insomma, dopo aver visto la Barcolana dalla Via Napoleonica, averla vissuta dalla barca… Magari il prossimo anno finisco per farmela in elicottero, no?