Ossa di drago – Libri in viaggio

Se vi piacciono i libri avventurosi che, mentre vi presentano misteri e vi conducono alla loro rivelazione vi fanno anche conoscere luoghi lontani e poco conosciuti dovreste leggere oltre.

Uno degli ultimi libri che ho letto è “Ossa di drago” di Gemma Canzoneri, una giornalista e giovane scrittrice alla sua prima pubblicazione.

Il suo libro Ossa di Drago è nato dal bisogno impellente di riportare su carta attraverso la narrazione molte delle cose che ha visto e vissuto durante il suo viaggio in Giappone, una nazione che l’ha stregata.

Il libro è avventuroso: la storia è ambientata nel Giappone degli anni ’50, ancora provato dalle conseguenze che la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ha generato su un popolo estremamente orgoglioso e legato al concetto di onor di patria come quello giapponese.

Degli archeologi americani sono molto vicini a far luce su un mistero: rinvenire le ossa di un drago protagonista di una delle tante leggende giapponesi. Ma una scoperta del genere metterebbe in crisi gli equilibri millenari su cui l’impero giapponese poggia, per questo sono in molti a volersi opporre a tale scoperta. Così tra intrighi e colpi di scena si sviluppa la storia che tra l’altro vede nascere anche una storia d’amore tra il giovane Hector West, un timido ma brillante archeologo che nella vita non ha mai pensato ad altro che ai libri e all’archeologia, e la frizzante e misteriosa Linda.

Ho voluto fare qualche domanda a Gemma su come è nato il suo libro e la sua esperienza in Giappone, ecco qui di seguito l’intervista… Buona lettura!

ossa di drago libri in viaggio
Gemma Canzoneri

Come ti è venuta l’idea per questo libro? Perché proprio “Ossa di drago”?

Anzitutto c’è da dire che scrivere un libro di mio pugno è sempre stato un sogno nel cassetto per me, le idee si alternavano e mutavano nella mia mente a seconda di cosa stavo leggendo, vedendo o vivendo in “quel” particolare momento della mia vita ma l’Idea con la “I” maiuscola ancora non era arrivata.

Finché, a luglio 2012, io e Denis (che oggi è diventato mio marito) siamo riusciti a realizzare il sogno di una vita: acquistare il biglietto per il nostro tanto sognato viaggio in Giappone.

Credo che sia stata una delle cose che sin dagli inizi ci ha uniti. Lui grande appassionato di storia giapponese, arti marziali orientali (infatti è maestro di spada giapponese), samurai, e chi più ne ha più ne metta… io affascinata dalla loro cultura e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo con cui confrontarmi.

Da lì il passo è stato breve: unendo la storia con la cultura, aggiungendo una nota fantasy (ma non troppo) al leggendario mondo che è alla base della cultura giapponese, il tutto rimescolato nel calderone di un viaggio bellissimo tra Tokyo, Kyoto, Osaka, Kamakura, Takayama, Nara, Nagoja, e molti altri ancora, hanno dato vita a Ossa di Drago.

Come hai sviluppato la storia (io ammiro molto la capacità degli scrittori di saper scrivere pagine e pagine seguendo un filo conduttore) e quanto tempo ci hai messo per scrivere il libro?

L’avventura è cominciata il 22 ottobre 2012 (infatti anche il primo capitolo riporta quella data), ed è finita esattamente un anno dopo, cioè il 22 ottobre 2013 ad un mese giusto dalla nascita delle mie bambine (il 22 è diventato un numero importante per noi, infatti ci siamo sposati il 22 febbraio 2014).

Devo dire che all’inizio le idee di base c’erano (mi hanno sempre ispirato molto le trame di Kathy Reichs, la scrittrice delle Ossa per antonomasia) ma sicuramente non vedevo ancora un esatto svolgimento dei fatti e meno ancora una conclusione.

Ho scoperto, con questa esperienza, che le parole, le idee, la storia, sono come la fame che vien mangiando: arrivano scrivendo.

Spesso, soprattutto la notte, in quei momenti di dormiveglia (che io avevo spesso dato il mio stato di gravidanza che mi ha accompagnato per la maggior parte dei mesi di stesura) le idee mi spuntavano nella mente all’improvviso e lì dovevo essere brava a non farle scappare via, perciò mollavo tutto e scrivevo immergendomi nei capitoli per ore ed ore finché non si esaurivano.

Spesso mi sono confrontata con Denis ed è stato soprattutto grazie alle sue conoscenze storiche che la trama ha preso una certa piega. Lui mi ha messo sotto al naso libri di guerre civili giapponesi, personaggi realmente esistiti che hanno fatto parte della storia giapponese, samurai ed imperatori, periodi e molto altro.

samurai ossa di drago

Nel libro ci sono molti riferimenti a leggende e personaggi, hai fatto una ricerca storica approfondita – e se si parlamene – o si tratta di pura invenzione – ed in tal caso cosa ti ha dato le idee?

Forse a questa credo di aver già risposto nella domanda precedente, comunque tanto per essere specifici, il samurai attorno al quale tutta la storia si articola, Kusuonoki Masashige, è realmente esistito, come l’Imperatore Go Daigo e le sue storiche guerre civili per ribaltare il potere del Bakufu (l’allora governo militare).

Nei manoscritti (che ovviamente non sono mai esistiti… almeno non che si sappia) viene citata quasi interamente una cronologia di fatti storici realmente accaduti attorno ai quali io ho poi costruito le sue emozioni e le sue sensazioni ma soprattutto la storia del drago. Anche il drago  che viene citato appartiene alla cultura leggendaria giapponese e soprattutto la spada del paradiso: la leggenda narrata è stata ripresa fedelmente.

Che tappe hai toccato durante il tuo viaggio in Giappone e quanto è durato?

Il viaggio è durato circa 20 giorni.

Ovviamente abbiamo voluto visitare le città principali come Tokyo e Kyoto (Tokyo è divisa in quartieri, 7 se non ricordo male, ed in tutto è grande come… la Provincia di Venezia). Ma gli spostamenti sono davvero facili in Giappone e quindi visitare tutti i piccoli centri attorno a queste grandi metropoli è stato semplice e soprattutto inevitabile.

Se dovessi descrivere queste città, ruberei sicuramente una citazione letta… non ricordo dove di preciso: “Tokyo è una signora moderna, all’avanguardia e affamata di novità, Kyoto è un’aristocratica signora radicata nella tradizione e nella storia che non disdegna la modernità ma la guarda comunque da lontano mantenendo le distanze.”

Takajama e Kamakura sono altre due città che abbiamo visitato e che appaiono nel libro. Kamakura fu capitale prima di Tokyo e vedendola ora l’idea sembra quasi impossibile. Nara, Narita, Osaka, Nagoja ( quest’ultima toccata e fuga)… ne abbiamo visitati molti di centri minori, sicuramente Takayama c’è rimasta nel cuore per la sua radicata personalità tradizionale. E’ un piccolo centro di artigiani e falegnami tra le montagne, a qualche ora da Kyoto… bellissimo.

giappone ossa di drago

Abbiamo alloggiato nei tradizionali Ryokan dove lo spirito locale si assapora in tutto e per tutto (nel libro li descrivo fedelmente), e dove abbiamo conosciuto Kasumata San (che poi si è rivelato essere un giornalista… e quindi non poteva che diventare un personaggio importante del mio libro).

Potrei parlare per ore del Giappone e di quante cose abbiamo visto: cose che ci hanno lasciati a bocca aperta. Forse anche per questo è nata l’idea del libro: perchè il ricordo di quel viaggio fantastico potesse imprimersi sulla carta e rimanere nella nostra mente per sempre.

[Comunque, qualche dato tecnico per i viaggiatori: noi siamo partiti da Venezia il 15 novembre e dopo uno scalo a Roma siamo arrivati a Narita (Tokyo) la mattina del 16 novembre. Sono circa 13 ore di viaggio con 7 di fuso. Lì muoversi è facilissimo: la metro collega tutto il paese e basta acquistare la card in una qualsiasi stazione (ricaricabile) per girare senza problemi. I collegamenti sono facili e veloci ma soprattutto intuibilissimi (consiglio comunque la predisposizione di un itinerario prima di partire per non perdere le cose migliori).

I giapponesi non parlano inglese, o almeno in pochi lo conoscono, ma faranno comunque del loro meglio per aiutarvi. Sono puntuali da far imbarazzare uno svizzero, rigorosi e ordinati. La pulizia e il rispetto è tutto. La pulizia che si trova nella metro (soprattutto nei bagni) è imbarazzante. Non si fuma per strada e non si getta nulla a terra, mozziconi compresi, ma nei locali paradossalmente non è vietato.

La cucina tipica è tutta da scoprire e la loro specialità è la carne massaggiata, non il pesce crudo come spesso si pensa. I prezzi sono nella media. Forse un po’ costosi i trasporti ma meritano sia per la comodità che per il servizio. Io in Giappone, soprattutto nelle metropoli non ho mai temuto nulla,  e quando nella metro di Kyoto ho visto bambini di 6 anni gironzolare da soli per andare da scuola a casa ho avuto la conferma che in Giappone non hai nulla da temere.]

giappone

Ci racconti alcune delle cose che ti hanno più colpito del Giappone durante il tuo viaggio?

Tutto!

Ma più di tutto è l’armoniosa coesistenza della tradizione con la modernità (per la strada si possono incontrare persone in giacca e cravatta ed altre con kimono e infradito, nello stesso momento); del buddismo con lo scintoismo (ovunque si guardi sbucano porte scintoiste o templi buddisti); del rispetto con l’educazione (per la strada nessuno, neanche nel più caotico incrocio, ti viene addosso o ti spintona, nella metro nessuno parla soprattutto al cellulare, ho visto una donna scendere al volo perché le era squillato  il telefono). Non ho visto un barbone o un angolo di sporcizia, non ho visto risse o sbandati infastidire la gente, non ho visto persone accalcarsi di fronte le porte della metro per entrare a tutti i costi ma anzi ne ho visti molti lasciare il proprio posto e attendere la corsa successiva.

A parte questo anche il panorama è fantastico… ma chi leggerà il libro potrà vedere attraverso i miei occhi tutti quei luoghi incredibili e per gli altri…. è sicuramente un luogo che consiglio.

Se volete acquistare la versione cartacea del libro, lo potete ordinare a questo link.

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