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Andar per castelli in Piemonte tra un bicchiere di vino e una caccia al tartufo

visitare i castelli del Piemonte

La nebbia avvolge le colline piemontesi, è così fitta che mi sento naufraga in un’isola di cui non riconosco i contorni.

Aguzzo la vista e dalla coltre bianca spuntano qua e là dei filari di vite intirizziti dall’umidità, con foglie gialle e arancioni che ancora si aggrappano ai rami nodosi sfidando l’autunno ormai inoltrato. Non potrebbe essere altrimenti: il Nebiolo, uno dei vini più famosi della regione prende il suo nome proprio dalle nebbie tra le quali viene colto tra ottobre e novembre.

Più su un’ombra merlata svetta imponente nella coltre lattiginosa e fa sentire intensa la sua presenza a chi la osserva da sotto, incutendo una leggera soggezione. Un reticolo di castelli, torri e residenze nobiliari punteggia il territorio piemontese fatto di sali e scendi e punti di avvistamento privilegiati.

Il Piemonte è terra nobile

Passeggio in terre a lungo contese tra conti, marchesi e principi, i cui confini sono stati più volte ridisegnati da matrimoni strategici e ne percepisco l’energia. Un passato intenso che ha lasciato in eredità centinaia e centinaia di dimore ognuna delle quali ha storie incredibili da narrare, spesso raccontate dalla voce di qualche discendente che ancora conserva l’orgoglio per il passato glorioso della propria famiglia.

Castello di Tagliolo

Al castello di Tagliolo le foglie carminio della vite americana ricoprono il muro di cinta accendendolo d’autunno. Attorno al corpo centrale – il cui mastio antico risale all’anno mille – si sviluppa il delizioso borgo di pietra che in primavera esplode dei colori cangianti dei fiori: tra queste mura vivevano tutte quelle persone che gravitavano intorno alla vita in castello, il borgo è ancora oggi abitato e in alcune abitazioni sono stati ricavati degli appartamentini dove è possibile alloggiare immersi in un’atmosfera di altri tempi.

castello di tagliolo castello di tagliolo

Oggi però il cuore del castello sono le cantine dove nascono vini pregiati del Monferrato: il marchese racconta di questa tradizione lunga secoli le cui prime testimonianze datano al 1400 e la cui eredità si può sorseggiare nelle degustazioni organizzate in cantina o acquistando qualche bottiglia da abbinare a una cena speciale.

castello di tagliolo

Dall’alto della torre Quattrocentesca nelle giornate più belle si gode del panorama sulle colline circostanti. Io oggi purtroppo posso solo immaginarlo, così come immagino le giornate di coloro resi prigionieri in questa torre alta 28 metri, intenti ad osservare lo scorrere della vita anziché viverla.

Caccia al tartufo

Le giornate a novembre sono corte, manca poco all’imbrunire mentre seguo con lo sguardo i movimenti della dolce Yuma nel bosco. Lei è un cane da tartufo, uno dei tanti che in Piemonte – grazie al loro incredibile olfatto – vengono impiegati nella ricerca dei tartufi.

caccia al tartufo

Le orecchie penzolanti di Yuma accarezzano il terreno così come il suo naso umido e palpitante. Il padrone la osserva, la incita e la richiama a sé quando si allontana troppo. E’ un’emozione incredibile quando inaspettatamente smette di annusare e decisa inizia a scavare: la bravura del trifulau è quella di arrivare più veloce possibile, fermarla e verificare l’entità del tesoro trovato.

caccia al tartufo caccia al tartufo

I miei occhi brillano e il cuore batte forte quando dalla terra umida le mani estraggono quel piccolo tesoro: il profumo esplode coprendo ogni altro odore del bosco, inebriando le impazienti narici di chi vuole fare propria quella fragranza. Una carezza e un premietto a Yuma che torna istintivamente ad abbassare il naso sul terreno e a riprendere la sua forsennata ricerca incurante del buio che avvolge ormai il bosco.

Castello di Morsasco

La strada fino al Castello di Morsasco è tutta curve tra colline buie e silenziose, il castello è abbracciato dal suo borgo di pietra da cui un tempo era diviso da un fossato e da un ponte levatoio. Arrivando qui di sera l’atmosfera è surreale con la luce gialla dei lampioni che si mescola all’umidità, diventando solida e palpabile. All’esterno gli alti bastioni mi parlano di un castello fiero e inespugnabile, all’interno le ampie stanze e la scala imponente rievocano gli sfarzi delle ricche feste e negli affreschi colgo rimandi alla massoneria.

castello di morsasco castello di morsasco

Nei vecchi granai c’è una delle più grandi curiosità di questo castello: una collezione di manodomestici del XIX-XX sec. che include caffettiere, lampade, attrezzi da lavoro, la cui descrizione ed uso è bello ascoltare dalla voce dell’attuale proprietario a cui si deve il merito di aver recuperato questi oggetti.

castello di morsasco

Il castello di Morsasco si può visitare i sabati alle 15.30 e le domeniche alle 11.00 e alle 15.30. Maggiori informazioni sul sito di Castelli aperti.

Palazzo La Marmora

Eccomi nel cuore antico di Biella, nella parte alta della città, il Piazzo, in cui i palazzi signorili cingono le stradine in salita; portici e facciate eleganti nascondono agli occhi curiosi sale ampie ed affrescate e giardini segreti appartenuti all’antica nobiltà biellese.

Il Palazzo La Marmora non è da meno: la facciata color bianco crema dall’esterno rasenta l’anonimato ma l’interno mi sorprende con gli otto secoli di storia della famiglia La Marmora, una matassa di nomi, casate, stemmi e unioni di rami nobiliari avvincente ma difficile da districare.

palazzo la marmora palazzo la marmora

Un passo dopo l’altro tra i rampicanti e il profumo dei limoni del giardino d’inverno mi ritrovo presto a passeggiare all’esterno nel giardino rinascimentale che per me è il vero punto forte di questo palazzo. Ritrovo la vite americana che ricopre di sfumature dal marrone al rosso i muri del palazzo; la Torre ottagonale dei Masserano si erge imponente, alleggerita solo dalla trasparenza conferitale dalle nebbie insistenti mentre più giù, oltre la balconata del giardino, emergono i tratti indistinti della città bassa.

palazzo la marmora

Palazzo La Marmora è visitabile tutte le domeniche dal 2 giugno al 9 ottobre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, inclusi il 2 giugno e il 15 agosto. Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

Lane d’eccellenza

Dopo le suggestioni dei castelli Piemontesi, il profumo inebriante del tartufo appena uscito dalla terra e gli odori intensi dei vini invecchiati nelle botti, un nuovo senso viene stimolato in questo viaggio: è il tatto. Accarezzo curiosa i diversi campioni di lana affastellati nei laboratori della Fratelli Piacenza, una delle eccellenze piemontesi, italiane e mondiali nella produzione di tessuti di lana.

lanificio piacenza

lanificio piacenza

Tra queste valli circondate dai rilievi piemontesi e della Val d’Aosta l’industria laniera italiana dà da secoli il meglio di sé, ieri tra processi artigianali, oggi tra macchinari tecnologici, processi razionalizzati e controlli di qualità. Ma ancora una volta quello che mi resta attaccato all’anima dopo quest’esperienza non sono i nomi di quei processi, bensì la trama dei tessuti che scivola tra le dita, la delicatezza dei filati impiegati, le fantasie che prendono vita dall’incrocio di due semplici matasse.

Poco distante dal lanificio ti segnalo il Ristorante Il Faggio di Pollone dove – a proposito di eccellenze – si possono gustare ottimi piatti piemontesi a base di ingredienti provenienti da produttori locali.

Castello di Castellengo

Restando in tema di morbidezza mi addormento avvolta in un piumone nella deliziosa camera del B&B La Carosera che altro non è che il vecchio ricovero per le carrozze del Castello di Castellengo: ora di quel “garage” d’altri tempi non è rimasto praticamente nulla, sostituito dalla calda atmosfera data dalle travi imbiancate e dai mobili semplici e curati. Al piano di sotto nella Cantina Centovigne il vino ribolle nelle cisterne, maturando in attesa dell’imbottigliamento.

B&B la carosera

Il mattino, carica di aspettative, mi affaccio dalla finestra della mia stanza sperando di scorgere il panorama a perdita d’occhio su colline e montagne che mi hanno detto si può ammirare da qui, ma la nebbia imperterrita avvolge ancora boschetti e filari di vite, così come le mura del castello poco più in alto.

Castello di Castellengo Castello di Castellengo

Esco per fare quattro passi. Mentre mi stringo nel calore della mia sciarpa mi lascio catturare dall’atmosfera misteriosa e singolare dei castelli avviluppati tra le nebbie del mattino, che ormai in questo viaggio mi sta diventando familiare, ma che nonostante tutto non smette di impressionarmi.

Il Castello di Castellengo è in corso di ristrutturazione dopo che nuovi proprietari l’hanno acquistato attorno agli anni ’80 e ne hanno avviato i lavori di restauro conservativo. Non è visitabile ma è disponibile come location per eventi. 

Torre di Barbaresco

La Torre di Barbaresco si erge come un monolite tra dolci colline ricoperte di vigne: dall’alto dei suoi 30 metri nelle giornate più limpide si possono seguire per chilometri con gli occhi le anse morbide del fiume Tànaro e scovare le più strane geometrie tra i filari che ricoprono i morbidi rilievi.

torre di barbaresco

Torre di avvistamento per secoli, abbandonata a sé stessa poi, oggi è tornata a vivere grazie alla recente ristrutturazione che ne ha fatto punto nevralgico tra storia e territorio. Tra i piani della torre si ripercorrono i sapori del vino, in particolare del DOCG Barbaresco, attraverso documenti e narrazioni nella sala multimediale e degustazioni nella Sala di Analisi Sensoriale o con vista dal culmine della torre.

Il tartufo bianco d’Alba

Sorseggiare un vino è piacevole, ma la coccola vera è accompagnare un buon vino a qualcosa di gustoso da mettere sotto i denti.

Tra novembre e dicembre si gustano i tartufi più deliziosi, non a caso proprio in questo periodo si svolge la famosa Fiera del tartufo bianco d’Alba, un’esposizione che non si limita ai tartufi ma anche ai migliori prodotti Piemontesi.

Una passeggiata in fiera è quello che ci vuole per stimolare l’appetito: appena entrata mi investe come un pugno il suo aroma inconfondibile che si fa più intenso ogni volta che mi avvicino ai banchi dei trifulau dove, sotto le teche come gioielli preziosi, se ne stanno allineati funghi di varie grandezze e peso.

Scivolo tra gli stand mentre le mie papille gustative iniziano a ballare e l’acquolina si fa sempre più insistente.

Finalmente dopo averlo cercato, trovato, annusato e bramato eccolo lì: il tartufo è come una corona sul mio piatto di linguine al Ristorante Marcelin. Listarelle sottili che svelano le grinze e le venature di questo fungo così particolare ed unico. Respiro profondamente i vapori che emana il mio piatto prima di tuffarmici a capofitto.

ristorante marcelin

Castello di Pralormo

Al Castello di Pralormo le “Case della Giardiniera” sono appartamentini ricavati in quelle che un tempo erano le abitazioni dei dipendenti del castello – l’erborista, il boscaiolo, il cocchiere, l’ortolano, la giardiniera – e che trasmettono negli oggetti e negli arredi la personalità, l’abilità ed il “fare” di questi personaggi.

Io mi risveglio nella casa dell’erborista: sulla testiera del letto sono appollaiati gli uccellini, ai muri sono appese antiche mappe che identificano le piante curative, una piccola cassetta in legno cela gli attrezzi del mestiere e in un angolo troneggia il bastone dell’erborista, quello che portava sempre con sé nelle sue passeggiate tra i boschi alla ricerca di erbe medicinali. Le stanze rispecchiano così intensamente i personaggi che mi sembra di sentirne la presenza: ho la sensazione che l’erborista non abbia mai smesso di abitarci, ma che sia solo uscito prima del mio risveglio per andare alla ricerca di erbe nei boschi e prati intorno al castello.

castello di pralormo castello di pralormo

A Pralormo è come immergersi in un’atmosfera d’altri tempi: le antiche cucine del castello conservano ancora tutti gli oggetti di uso quotidiano – anche qui non mi sorprenderei se da un momento all’altro entrasse la cuoca e mettesse su la zuppa sul paiolo. E’ un viaggio sorprendente nel tempo quello che si fa accompagnati dai conti padroni di casa che inizia con le cantine e le cucine per poi salire al piano nobile e alla soffitta destinata a sala giochi per i bambini con una incredibile collezione di trenini elettrici.

castello di pralormo castello di pralormo castello di pralormo

Il Castello di Pralormo è aperto al pubblico dal 1 aprile al 1 maggio dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00 e nei weekend dalle 10.00 alle 19.00. Da maggio a fine novembre solo le domeniche (chiuso ad agosto). Nel mese di aprile si svolge Messer Tulipano, la fioritura dei tulipani nel parco del castello, tutte le info sul sito ufficiale

Questo racconto è un excursus della mia esperienza tra le eccellenze del Piemonte frutto della collaborazione con l’Associazione Castelli Aperti, l’ATL di Biella e il turismo delle Langhe e del Roero.
Puoi visitare i castelli del Piemonte che fanno parte dell’associazione (non solo quelli che ho nominato qui ma anche gli altri) visitando il sito ufficiale di Castelli Aperti.


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