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Il nostro itinerario di due settimane nei parchi dell’Ovest degli Stati Uniti

itinerario di due settimane nei parchi dell'ovest degli USA

Quindici giorni nell’Ovest degli Stati Uniti, tanto è durato il nostro viaggio tra paesaggi naturali sempre diversi, cieli immensi e strade senza fine.

Bastano due settimane per fare un viaggio on the road tra i parchi dell’Ovest?

No, non sono abbastanza, ma probabilmente non basterebbero nemmeno due mesi per visitare con calma questo angolo di America. Coscienti però che il nostro tempo a disposizione era limitato abbiamo cercato di tracciare un itinerario che ci permettesse di vedere quanti più luoghi desiderassimo alternando le ore alla guida (che comunque sono state molte) a momenti di esplorazione.

Alcuni viaggiatori che visitano i parchi dell’ovest degli USA preferiscono fare un itinerario ad anello che prevede partenza ed arrivo nella stessa città (Los Angeles o San Francisco in linea di massima), noi abbiamo preferito partire da un punto A (Los Angeles) per arrivare a un punto B (San Francisco).

L’itinerario di due settimane nei parchi dell’Ovest degli Stati Uniti in breve:

Giorno 1 – Il viaggio d’andata

Siamo partiti per il nostro viaggio di due settimane nei parchi dell’Ovest degli Stati Uniti dall’Aeroporto Marco Polo di Venezia con un volo Air Canada che ha fatto scalo a Montreal all’andata e a Toronto al ritorno. L’esperienza con la compagnia canadese non è stata delle migliori: aeromobili un po’ datati con scarsa scelta di film in lingua italiana e una delle due tratte effettuata da Canada Rouge (la branca low cost della compagnia) senza schermi TV e con pasto non incluso. Inoltre viaggiare con Air Canada ha comportato anche la necessità di richiedere l’ETA, il visto canadese indispensabile anche per gli scali, non solo nel caso di soggiorno in territorio canadese.

Arrivati all’Aeroporto Internazionale di Los Angeles abbiamo recuperato i bagagli e ci siamo subito diretti al punto di ritiro dell’auto a noleggio della compagnia Alamo (auto noleggiata online da casa). La procedura di ritiro è stata molto rapida e mentre il sole tramontava tra le palme ci siamo tuffati nel traffico di Los Angeles diretti all’alloggio che avevamo prenotato tramite Airbnb (camera privata con bagno molto carina e pulita, con ingresso indipendente, in quartiere residenziale della città) e poi a gustare i nostri primi tacos.

DOVE ABBIAMO DORMITO: 1911 S Palm Grove Ave, Los Angeles, California (se prenoti tramite questo link iscrivendoti per la prima volta a Airbnb abbiamo entrambi un bonus!).

Giorno 2 – Los Angeles – Downtown

Il primo dei nostri due giorni trascorsi a Los Angeles lo abbiamo dedicato all’esplorazione della città girovagando tra Downtown, Hollywood e il Griffith Observatory.

Le distanze tra i luoghi a Los Angeles sono importanti e i mezzi pubblici non mi sono sembrati particolarmente capillari quindi abbiamo preferito muoverci in auto.

Al mattino abbiamo parcheggiato in un parking situato sotto il Pershing Square Park e da lì abbiamo proseguito a piedi verso nord.
Dopo una colazione al Grand Central Market di Los Angeles abbiamo raggiunto il cuore di Downtown dove sono concentrati i grattacieli della città: ben pochi visto che Los Angeles si sviluppa principalmente in estensione con ampi isolati di casette basse con giardino.

Abbiamo ammirato l’architettura del The Broad, il Museo d’Arte Moderna, e della Walt Disney Concert Hall, per poi visitare l’interno della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli.

Dalla Cattedrale a El Pueblo, il quartiere latino nel cuore di Downtown, si costeggiano i più importanti palazzi governativi, dal Municipio al Palazzo di Giustizia.

El Pueblo corrisponde ad Olvera Street che ne è il cuore pulsante: una via con bancarelle, ristorantini e negozietti dall’anima messicana che sono un tripudio di colori. Poco distante, tornando sui nostri passi c’è anche Little Tokyo, il quartiere giapponese di LA.

Tornati in auto abbiamo guidato fino ad Hollywood Boulevard dove, scorgendo la famosa scritta tra le colline da lontano, ci siamo concessi una rapida passeggiata sulla Walk of Fame tra le stelle e le foto di rito alle impronte degli attori più famosi davanti al TCL Chinese Theatre. In tutta onestà ci abbiamo messo più tempo a raggiungere Hollywood Boulevard in auto di quanto ne abbiamo trascorso effettivamente tra le sue stelle. E’ stato parecchio deludente.

Con l’idea di ammirare il tramonto sulla città dall’alto ci siamo rimessi alla guida alla volta del Griffith Observatory. In molti come noi hanno avuto la stessa idea ed è per questo che quando siamo riusciti a trovare un parcheggio il sole era già sparito dietro le colline, in compenso la luce del giorno aveva lasciato spazio a Los Angeles che brillava ai nostri piedi. Una visuale strepitosa e assolutamente consigliata.

Giorno 3 – Los Angeles e Santa Monica

Il nostro secondo giorno a Los Angeles era più che altro pensato per raggiungere l’oceano e la famosissima Santa Monica.

Prima di arrivare alla costa ovest e mettere i piedi nell’oceano abbiamo fatto un tour in auto tra le lussuosissime ville di Bel Air avendo la sensazione di trovarci all’interno di un film o una serie TV.

In tarda mattinata abbiamo raggiunto Santa Monica dove abbiamo noleggiato una bici per percorrere il lungomare dal famoso Pier di Santa Monica a Venice Beach. Lì tra bancarelle, skaters e giocatori di basket, graffiti e negozi di tatuaggi, annebbiati dall’odore di marjuana che avvolge le strade, abbiamo raggiunto i canali di Venice per passeggiare tra le case affacciate sui corsi d’acqua artificiali che fanno sembrare questo luogo una piccola Venezia.

Nel tardo pomeriggio abbiamo ripreso l’auto e abbiamo affrontato il traffico di Los Angeles per dirigerci verso il primo parco del nostro itinerario, il Joshua Tree Park.

DOVE ABBIAMO DORMITO: Best Western Gardens Hotel at Joshua Tree National Park, Twentynine Palms, California
Un albergo con stanze ampie con ingresso indipendente che affacciano direttamente sul parcheggio esterno. Super colazione inclusa nel prezzo della camera, decisamente consigliato.

Giorno 4 – Joshua Tree Park

Ecco iniziare a tutti gli effetti il nostro itinerario nei parchi dell’Ovest degli Stati Uniti!

Dopo una sveglia mattiniera e una colazione in albergo siamo saliti in auto, abbiamo fatto rifornimento di benzina e viveri alla prima stazione di servizio e siamo entrati nel parco fermandoci al Visitor Centre che si trova all’ingresso di ogni National Park.
Al centro informazioni ci siamo fatti dare una mappa del parco e ci siamo fatti segnalare i luoghi di maggior interesse, dopodiché abbiamo proseguito in auto tra le dolci strade asfaltate che attraversano il Joshua Tree National Park.

Per effettuare il giro del parco con soste incluse per fare tante foto e breve trekking nella Hidden Valley (consigliatissimo) abbiamo impiegato poco più di mezza giornata.

Nel primo pomeriggio ci siamo rimessi alla guida verso la tappa successiva visto che moltissimi km e circa 5 ore di guida ci separavano da Flagstaff, nostra base per la visita al Grand Canyon.

Lungo la strada abbiamo azzardato una deviazione sulla famosa Route 66 per visitare Oatman, una vecchia città mineraria poi trasformata in set di film western e relativamente famosa per i muli che circolano liberi tra le sue strade. Avendo più tempo avremmo volentieri spezzato il percorso con una sosta intermedia, magari approfittandone per visitare qualcun altra delle cittadine sulla Route 66 (Kingman, Seligman o Williams), ma la strada era ancora molta quindi abbiamo continuato alla guida per raggiungere quando era ormai buio Flagstaff.

DOVE ABBIAMO DORMITO: Mountain View Inn, Flagstaff, Arizona
Un motel in un’area un po’ periferica della città, senza infamia e senza lode. L’abbiamo scelto perché economico ma con una buona media di recensioni positive. La colazione non è prevista ma a poche centinaia di metri c’è un supermercato fornitissimo con all’interno Starbucks corner.

Giorno 5 – Grand Canyon

Finalmente il giorno della visita al Grand Canyon è arrivato. Nuovamente in auto, abbiamo guidato per circa un’ora e mezza per raggiungere il Grand Canyon South Rim, l’ingresso sud del parco.

In un’ora e mezza di auto il paesaggio è cambiato in maniera impressionante passando dalla foresta di conifere (spruzzata di neve) a praterie punteggiate di roulotte e ranch.

Una volta all’interno del parco, nonostante non fosse una giornata particolarmente affollata di visitatori, abbiamo seguito l’indicazione di lasciare l’auto nel grande parcheggio nei pressi del Grand Canyon Visitor Centre e di muoverci con le navette interne. Le linee hanno colori diversi a seconda del percorso che effettuano e fanno fermate programmate continuativamente dalla mattina al tardo pomeriggio.

Dopo la consueta visita al Visitor Centre abbiamo passeggiato fino al Mather Point per poi proseguire sempre a piedi lungo il Rim Trail e raggiungere Village (dove si possono visitare la Hopi House e El Tovar Hotel).

Dal Bright Angel Lodge invece ci siamo affidati alla navetta del parco (linea rossa) alternando tratti in bus a tratti a piedi fino a raggiungere Hermits Rest. Da alcuni dei punti panoramici situati lungo questa strada, come Bright Angel Point, si possono ammirare i più bei tramonti del Grand Canyon South Rim.

Potrei perdermi in chiacchiere sulla bellezza e vastità di questo luogo, sull’incredulità suscitata nel vederlo… Ma ho deciso che questo articolo deve essere più possibile pratico, quindi vi rimando ad un post ad hoc sul Grand Canyon per maggiori dettagli e impressioni.

Nel tardo pomeriggio siamo rientrati a Flagstaff vista la sua posizione comoda tra Grand Canyon, Page e la Monument Valley, per dormire nello stesso Inn che ci aveva accolti la sera precedente.

Giorno 6 – Monument Valley

Il mattino siamo partiti alla volta della Monument Valley, location prediletta dei film western americani situata all’interno della riserva indiana Navajo. Un viaggio di circa 3 ore che ci ha permesso di ammirare ulteriori scorci di America e paesaggi sempre diversi.

Superato l’ingresso alla valle presidiato da ranger indiani e pagata la fee di accesso alla Monument Valley (trovandosi all’interno di una riserva indiana non rientra nei Parchi Nazionali Americani e quindi nell’Annual Park Pass) abbiamo raggiunto il Visitor Centre.

Il Visitor Centre racchiude un grande negozio di souvenir, un ristorante con vista sulla Monument Valley, un albergo (anche esso con vista) e un museo con un’interessante approfondimento sui code talker, gli indiani Navajo assoldati dal governo USA durante la II Guerra Mondiale per trasmettere messaggi tattici segreti utilizzando la loro lingua nativa, estremamente complicata.

Abbiamo quindi ripreso l’auto e effettuato l’accesso al percorso sterrato che si snoda in tutta la Monument Valley toccando alcuni punti d’interesse e panoramici. Trattandosi di uno sterrato (sebbene ben battuto) il consiglio è di muoversi con un SUV e di fare attenzione alle condizioni meteo prima di raggiungere la valle (infatti in caso di brutto tempo il parco potrebbe non essere accessibile).

Dopo una giornata tra un cielo azzurro immenso punteggiato da nuvole bianche che contrastava con il colore rosso della terra, ci siamo rimessi alla guida per proseguire il nostro itinerario tra i parchi dell’Ovest degli USA e raggiungere la nostra meta successiva, la città di Page.

DOVE ABBIAMO DORMITO: Motel 6, Page, Arizona
Camera ampia con due letti matrimoniali che rispecchia l’offerta standard dei motel americani. Colazione non compresa, è tuttavia presente un’area ristoro dove prepararsi un caffè o un tè gratuitamente.

Giorno 7 – Page e Antelope Canyon

Dopo tante colazioni a base di biscotti e succo di frutta da supermarket, a Page ci siamo concessi una vera American Breakfast in un posto frequentato dai locals e consigliato dalla nostra Lonely Planet: la Ranch House Grill.

Più che una colazione si è trattato di un pranzo, ma alla fine eravamo pronti per affrontare il nostro tour all’Antelope Canyon, una delle location più scenografiche di tutto il viaggio: un canyon scavato nella roccia che si caratterizza per sfumature rosse e rosa e particolarissime curve.

Il tour lo avevamo precedentemente acquistato online in uno dei siti di agenzie indiane accreditati: infatti anche questo parco, trovandosi all’interno di una riserva, è gestito dagli indiani Navajo e non rientra tra i parchi nazionali. Il costo del biglietto è importante (circa 70 $ a persona), i tour sono affollati e non è possibile muoversi in modo indipendente, ma sempre e solo accompagnati da una guida. Nonostante questo è impossibile rinunciare a una visita all’Antelope Canyon se siete arrivati fino a qui!

Al termine del tour abbiamo ripreso l’auto per visitare in autonomia il famoso Horseshoe Band e godendo di alcune visuali sul Lake Powell e sulla sua famosa diga.

A pomeriggio già inoltrato abbiamo lasciato Page per proseguire il nostro itinerario di due settimane nei parchi dell’Ovest degli Stati Uniti e raggiungere Tropic, piccola cittadina tra le montagne che celano il Bryce National Park.

DOVE ABBIAMO DORMITO: Bryce Valley Lodging, Tropic, Utah
Un bungalow molto carino e tutto di legno dall’atmosfera montana situato lungo la strada di Tropic. Bagno privato, due ampi letti. Purtroppo la colazione non è inclusa ma dall’altro lato della strada c’è una caffetteria che propone torte, muffin, caffè e té.

Giorno 8 – Bryce National Park

La città di Tropic è molto vicina al Bryce National Park (tanto che se il cielo fosse stato limpido la sera precedente avremmo fatto una bella sessione di star photography) quindi al mattino non ci abbiamo messo molto per raggiungerlo in auto.

Anche qui come in ogni altro parco il consiglio è di fermarsi al Visitor Centre, farsi dare una mappa con indicate le strade e i punti di interesse e partire per il proprio personalissimo tour.

Il Bryce National Park è forse quello che ci ha sorpreso di più tra tutti i parchi visitati nel nostro itinerario di due settimane: abbiamo trovato ogni meteo immaginabile (dai tiepidi raggi di sole alla neve), abbiamo raggiunto i 2778 mt di altitudine del Rainbow Point, abbiamo passeggiato lungo il Navajo Loop Trail e ammirato i caratteristici Hoodoo, le alte guglie rosse erose dal vento.

Gli avremo dedicato volentieri più tempo, ma i ritmi del nostro itinerario erano serrati e in serata avremmo dovuto essere a Las Vegas. Prima di raggiungere la città che non dorme mai al tramonto abbiamo attraversato la Valley of Fire, un piccolo parco alle porte di Las Vegas meno conosciuto di altri che al calar del sole si infiamma di rosso: un’ultima immersione nel silenzio della natura prima di approdare nel caos di luci e tintinnii della città della perdizione sorta nel cuore del deserto del Nevada.

Dopo il check in in hotel a Las Vegas siamo subito usciti tra le sue strade curiosi di scoprirla: abbiamo percorso quasi senza rendercene conto i 5 km del South Las Vegas Boulevard che separavano il nostro resort Circus Circus dal Luxor (il famoso hotel a forma di piramide) entrando e uscendo da un albergo (e relativo casinò) all’altro, spesso senza nemmeno rendercene conto!

A notte inoltrata, confusi e frastornati da quel mix di luci, colori e rumori siamo rientrati in hotel sazi di quella città che abbiamo lasciato ben presto il giorno successivo.

DOVE ABBIAMO DORMITO: Circus Circus Hotel, Casino & Theme Park, Las Vegas, Nevada
Uno dei tanti resort tematizzati in città, forse uno dei meno moderni (e quindi anche più economici). All’interno, come la maggioranza degli hotel della città, ha un proprio casinò, negozi, caffetterie e ristoranti. In questo caso anche un parco giochi per bambini.
Fate attenzione quando prenotate una stanza a Las Vegas: i prezzi a notte potrebbero sembrare bassissimi, in realtà, trattandosi molto spesso di resort, a parte rispetto al prezzo della camera vi troverete a pagare una fee obbligatoria per i servizi extra che sono presenti in albergo (sebbene magari non li utilizzerete nemmeno).

Giorno 9 – Death Valley

Durante un viaggio nell’Ovest degli Stati Uniti Las Vegas è la porta di accesso (o di uscita) alla Death Valley, l’enorme parco desertico che si estende nell’est della California e che si caratterizza per le temperature estreme (fate attenzione se la visitate in estate!).

Ci siamo lasciati alle spalle Las Vegas dopo un veloce giro in auto nella Old Town della città (che mi ha incuriosita e che vorrei visitare in futuro) ed abbiamo guidato a lungo attraverso un desolato paesaggio desertico tagliato da una strada solitaria.

Addentrati nel parco attraverso la Death Valley Junction abbiamo subito raggiunto il Zebrieskie Point da cui abbiamo goduto di una prima panoramica sulla valle, in particolare sulle Bedlands. Percorrendo la Badwater Road si raggiunge il Badwater Basin, il punto più basso di tutta la Death Valley dove un tempo sorgeva un lago – ora inaridito – che ha lasciato il posto a una distesa bianca salata.

A Furnace Creek si trova il Visitor Centre e nella stessa area ci sono dei campeggi e alloggi (tra i pochi presenti nella valle) poi, avvicinandosi l’ora del tramonto, ci siamo fermati al Mesquite Flat Sand Dunes, un’area particolare della Death Valley che si caratterizza per delle particolari dune molto simili a quelle del Sahara.

Ci sarebbe stato ancora molto da vedere nella Death Valley (chi l’ha detto che nei deserti non c’è niente?) ma, mentre le ultime luci del giorno lasciavano spazio a un cielo stellato, ci siamo rimessi in viaggio per raggiungere il nostro alloggio per la notte: il giorno seguente ci attendeva Yosemite!

DOVE ABBIAMO DORMITO: Red Roof Inn Bishop, Bishop, California
Motel semplicissimo con stanze disposte su due piani come nei tradizionali film americani. Colazione senza troppe pretese inclusa nel prezzo della camera.

Giorno 10 – Yosemite National Park

Sembra impossibile ma il nostro itinerario di due settimane tra i parchi dell’Ovest degli Stati Uniti stava per terminare: il 10° giorno abbiamo visitato l’ultimo parco del nostro programma, ci eravamo infatti dati alcuni giorni a fine viaggio per scarpinare tra le salite e discese di San Francisco.

Al mattino siamo partiti alla volta del Tioga Pass: era metà ottobre e la neve che durante l’inverno porta alla chiusura (e quindi all’inaccessibilità) del passo non era ancora caduta quindi l’abbiamo attraversato comodamente e siamo entrati nello Yosemite National Park senza doverlo aggirare da sud.

Questo parco, pur bellissimo e valevole di una visita, è quello che ci ha sorpreso un po’ meno degli altri, forse perché la sua vegetazione è molto più simile alle nostre montagne e ai nostri boschi. In ogni caso abbiamo avuto le nostre occasioni per meravigliarci anche qui!

Allo Yosemite National Park ci sono le sequoie (è addirittura possibile passare attraverso una di esse), cascate altissime, pareti verticali come quelle di El Capitain. Ma soprattutto ci sono tramonti mozzafiato e un cielo stellato che sembra di toccarlo con le dita. Se ne avete l’occasione fermatevi a dormire nel parco, qui ma anche negli altri (gli alloggi sono pochi e costosi, vanno prenotati per tempo!)

DOVE ABBIAMO DORMITO: Best Western Plus Rama Inn & Suites, Oakdale, California
Il miglior hotel in assoluto in cui abbiamo dormito durante il viaggio: la qualità dei Best Western è sempre un gradino sopra (soprattutto se li si confronta con motel o hotel di catene più low budget). Camera super accogliente e ricchissima colazione inclusa nel prezzo.

Giorno 11 – Arrivo a San Francisco

Questa giornata è stata una giornata di transazione tra la parte dedicata all’itinerario in auto ai parchi dell’Ovest degli USA e i 4 giorni dedicati a San Francisco.

La mattina abbiamo fatto le cose con più calma del solito per poi metterci alla guida e raggiungere l’aeroporto dove abbiamo lasciato definitivamente l’auto che per 10 giorni e così tanti chilometri ci aveva accompagnati.

Lungo la strada abbiamo attraversato paesini fiorenti dove la terra fertile regala i tanti frutti che rendono la California una terra ricca. Quasi alle porte di San Francisco abbiamo voluto fare un’ultima deviazione per vedere con i nostri occhi Mountain View, la sede di Google e Cupertino, la sede di Facebook.

Il tutto è stato piuttosto deludente visto che la sede di Facebook non è accessibile ai visitatori mentre Mountain View lo è (ma noi siamo capitati lì proprio nel weekend quando è praticamente deserta). Nella famosa sede di Google non ci sono store, solo uffici, aree per il relax e divertimento dei dipendenti e una caffetteria. Magari visitandola in settimana quando è animata l’effetto è diverso!

Fatta quest’ultima tappa abbiamo lasciato l’auto nella sede del noleggio nei pressi dell’aeroporto e preso i mezzi per raggiungere il centro di San Francisco ed il nostro alloggio per i prossimi giorni.

Per il resto del pomeriggio abbiamo esplorato Union Square e il quartiere di Chinatown e abbiamo iniziato a prendere confidenza con questa nuova grande città che abbiamo continuato ad esplorare nei giorni seguenti.

DOVE ABBIAMO DORMITO: The Annex – Hayes Valley, San Francisco, California
Camera con bagno in comune nel quartiere Western Addition. La camera era piccola ma pulita, purtroppo abbiamo dovuto accontentarci di un bagno condiviso per contenerne un po’ i costi: l’alloggio in città non è economico e trovare delle soluzioni low budget non è facile.
Il quartiere dal canto suo era molto carino e ben frequentato, evitate di prenotare un alloggio (o aggirarvi) a Tenderloin che si trova oltre la vicina Van Ness Avenue.

Giorno 12 – 13 – 14 – San Francisco

I tre giorni successivi ci siamo immersi a pieno nella vita della città esplorandola in lungo ed in largo. Farò un articolo più approfondito a parte per raccontare i nostri quattro giorni a San Francisco, qui di seguito lascio un piccolo excursus di quanto abbiamo fatto e visto.

Abbiamo noleggiato una bicicletta nei pressi del Golden Gate Park e l’abbiamo attraversato in tutta la sua lunghezza fermandoci a visitare i Japanese Gardens e ammirando – seppur solo dall’esterno – la California Academy of Science e il De Young Museum, quindi abbiamo proseguito tra salite e discese fino ad arrivare all’oceano.

A pochi passi dall’ingresso est del parco si trova il quartiere di Haight-Ashbury, il luogo di nascita del movimento controculturale negli anni ’60, casa di una comunità multietnica e hippie. Non è mancata quindi una capatina a Castro, il cuore della comunità LGBT di San Francisco.

Spostandoci verso la zona nord est della penisola di San Francisco, oltre all’area commerciale di Union Square e la già menzionata Chinatown, ci sono tanti punti turistici e interessanti: un interessante quartiere di musei moderni poco a sud di Market Street, il quartiere di North Beach con la sua Coit Tower, Lombard Street, i tram e il Cable Car Museum (interessantissimo), il Fisherman’s Wharf con tanti localini dove mangiare e negozi di souvenir, il Pier 39 casa dei leoni marini che prendono il sole, il Golden Gate Bridge e il suo parco.

Non è mancata ovviamente anche una visita alla prigione di massima sicurezza di Alcatraz che oggi, oltre a meta turistica è diventata anche un parco nazionale (ma il biglietto di ingresso non rientra nel Annual National Park Pass).

All’alba del nostro 15° giorno di viaggio questo meraviglioso itinerario di due settimane tra i parchi dell’Ovest degli Stati Uniti volgeva al termine mentre salivamo su un Uber che ci conduceva all’aeroporto.

Un viaggio lungo, impegnativo ma che ci ha riempito anima, occhi e cuore di paesaggi stupendi.

Guarda il nostro video di viaggio: