Constato in questi giorni che la primavera non è più un miraggio, sembra proprio che l’inverno stia lasciando spazio a stagioni più miti.
Penso di essere meteoropatica e di sentirmi pienamente nel mio elemento solo tra la primavera e l’estate, ma soprattutto in primavera, quando la temperatura si alza e il sole scalda il viso, quando finalmente posso lasciare nell’armadio il piumino pesante e i maglioni di lana ed iniziare ad indossare indumenti leggeri. Sulle piante del mio giardino iniziano a spuntare le prime gemme, e in men che non si dica, senza nemmeno che me ne renda conto sono sbocciati i primi fiori sugli alberi: i petali rosa dei mandorli, quelli bianchi delle susine; le magnolie esplodono generando grappoli di petali con sfumature che vanno dal porpora, al rosa tenue, al bianco. L’erba si fa di un verde più vivo, punteggiata di margherite e soffioni. Gli uccellini tornano in stormi dalle migrazioni invernali e felici cinguettano fin dalle prime luci dell’alba, quasi a non voler sprecare nemmeno un attimo di queste giornate luminose, che diventano sempre più lunghe mano a mano che ci avviciniamo all’estate.
E’ un sogno uscire al mattino indossando il giubbotto leggero, o rientrare a casa la sera dal lavoro con il cielo che sta ancora sfumando dall’azzurro al blu notte, vedere le sagome delle case e degli alberi non ancora avvolte completamente dall’oscurità. In queste giornate, in cui il sole batte forte scaldando cose e persone ma in cui l’aria è ancora frizzante, non appesantita dalla forte afa estiva, la cosa più bella è poter fare una passeggiata lungo il mare, che posso raggiungere in mezzora di auto da casa. Finchè la stagione estiva non decolla la spiaggia è un territorio selvaggio, con dune informi modellate dal vento, l’atmosfera è pervasa da una calma invadente, che viene disturbata solo dal quieto infrangersi delle onde sul bagnasciuga sabbioso: un panorama ben diverso da quella pianura sabbiosa invasa da decine e decine di ombrelloni e sdraio, turisti, bambini, aquiloni, venditori ambulanti, che solo qualche mese dopo fanno da padroni.
Ma fin tanto che i bagnanti non conquistano la spiaggia, questa rimane un rifugio sicuro per la mia mente che cerca un luogo di pace per riposare dal trambusto e dalle vicende della vita di tutti i giorni. Mi rimpossesso dei miei sensi: cammino a piedi nudi sul bagnasciuga percependo le piccole e fredde onde spumose e lasciando dietro di me orme sulla sabbia; inspiro l’aria del mare impregnata di salso e quasi ne sento il sapore sulle labbra, e lascio vagare lo sguardo sull’orizzonte, perdendomi e ritrovandomi.
Benvenuta primavera!







