All’uscita dalla stazione di Venezia Santa Lucia, proseguendo lungo la Lista di Spagna, si svolta a sinistra dopo il Ponte delle Guglie: sulla destra si apre un sottoportego.
Siamo nel Sestiere di Cannaregio e questo è l’ingresso del Ghetto ebraico di Venezia, l’antica zona della città dove hanno vissuto gli ebrei a partire dal 1500 fino al regno di Napoleone, e poi di nuovo durante la Seconda Guerra Mondiale. Quest’area che oggi risulta completamente integrata nell’assetto urbanistico dell’isola riesce a mantenere una sua atmosfera unica che vale assolutamente una visita.
Novità di ottobre 2026: dopo sei anni di restauri il Museo Ebraico di Venezia riapre il 22 ottobre. Scopri cosa cambia
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La storia del Ghetto di Venezia: il primo al mondo
La storia del popolo ebraico nel corso dei secoli è stata parecchio tormentata, e anche a Venezia non è che questa minoranza fosse vista proprio di buon occhio. Gli ebrei non potevano possedere immobili o far parte delle corporazioni, per cui la maggior parte di loro si guadagnava da vivere facendo quello che la religione cristiana non permetteva ai suoi fedeli: prestando denaro su pegno. Erano ben pochi coloro i quali vivevano sull’isola ed in ogni caso le loro attività commerciali a Venezia erano ben regolamentate.
Ma i veneziani erano grandi commercianti e sono sempre stati un popolo molto pratico, in grado di metter da parte rivalità ed intolleranze se questo portava ad un guadagno economico.
Fu proprio per foraggiare le casse della Repubblica che a partire dal 1500 la Serenissima stabilì che gli ebrei avrebbero potuto abitare sull’isola a fronte del pagamento di una tassa. Non avrebbero potuto però stanziarsi indistintamente in città, ma furono costretti a vivere nell’area in cui sorgevano le fonderie di Venezia.
Non a caso ghetto deriva dalla parola veneziana “géto”, che significa fondere, leggendola alla tedesca (lingua madre delle prime famiglie ashkenazite) il risultato del suono è proprio “ghetto”.
Fu così che nacque il primo ghetto della storia, in cui per lungo tempo la comunità ebraica, seppur sempre in qualche modo separata dal resto della popolazione cittadina, crebbe e prosperò, scrivendo una tessera importante del puzzle che compone la storia della città.
Ghetto Vecchio, Nuovo e Nuovissimo: facciamo chiarezza
Il ghetto ebraico di Venezia come lo conosciamo oggi si divide in tre aree: ghetto vecchio, ghetto nuovo e ghetto nuovissimo.
A dispetto del nome che trae in inganno, il ghetto nuovo è quello più antico nel quale si stabilirono i primi ebrei provenienti dall’Europa centrale, gli ashkenaziti.
Il ghetto nuovo sorge su un’isola circondata da canali che, come la maggior parte delle 124 di cui è formata Venezia, è collegata al resto della città da dei ponti. Nell’epoca in cui il ghetto era ancora un quartiere di segregazione della minoranza ebraica, la sera a mezzanotte i ponti venivano chiusi con dei cancelli e riaperti al mattino.
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Successivamente arrivarono in città nuovi gruppi di ebrei – gli italiani, i ponentini (provenienti da Spagna e Portogallo) e i levantini (provenienti dalla Grecia) – che portarono ad un progressivo incremento della popolazione del ghetto fino a saturarlo tanto da costringere la Repubblica di Venezia a concedere nuovi spazi alla comunità: sorsero il ghetto vecchio ed il ghetto nuovissimo.
E’ incredibile pensare come, nei momenti di massima espansione, in questa città nella città vivessero fino a 5.000 persone. In pratica ognuno aveva a disposizione 2/3 metri quadrati a testa!


Cosa vedere nel Ghetto Ebraico: i luoghi imperdibili
Visitando il Ghetto Nuovo ti ritroverai in un campo molto ampio (campo è il nome delle piazze circondate da edifici a Venezia), questo è il cuore del ghetto ebraico di Venezia: qui si affacciano le sinagoghe più antiche, il museo ebraico, i banchi dei pegni e le abitazioni che a lungo furono la casa di numerose famiglie ebree.
Il Museo Ebraico di Venezia: riapre il 22 ottobre 2026
Dopo sei anni di lavori di restauro, ampliamento e ammodernamento, il Museo Ebraico di Venezia riapre al pubblico giovedì 22 ottobre 2026. Si trova in Campo del Ghetto Nuovo, nello stesso edificio della Scola Grande Tedesca, e nelle sue sale si possono ammirare gli oggetti legati alla vita religiosa della comunità, come argenti, rotoli della Torah e tessuti, testi in ebraico e i pannelli che raccontano la storia del Ghetto e delle persecuzioni, dalle origini alla Seconda Guerra Mondiale.
Con i lavori sono state restaurate anche le tre sinagoghe cinquecentesche del Ghetto Nuovo: la Scola Grande Tedesca, la Scola Canton e la Scola Italiana. Orari e prezzi dei biglietti dopo la riapertura non sono ancora stati pubblicati: controllali sul sito ufficiale del Ghetto e del Museo Ebraico prima di andare. Ricorda che museo e sinagoghe sono chiusi il sabato e durante le festività ebraiche.
Le 5 Sinagoghe (Schole) veneziane
All’interno del quartiere si trovano 5 sinagoghe, chiamate anche Schole. Poiché lo spazio era risicato e non potevano essere costruiti nuovi edifici religiosi, queste furono ricavate all’interno di palazzi già esistenti.
Come riconoscerle? Basta alzare lo sguardo: cerca gli ultimi piani degli edifici con 5 finestre allineate (che richiamano i libri della Torah).
- Sinagoga Spagnola e Levantina: situate nel Ghetto Vecchio, più monumentali nell’architettura.
- Schola Todesca: la più antica, situata nel Ghetto Nuovo.
- Schola Canton e Schola Italiana: anch’esse nel Ghetto Nuovo.



La più antica sinagoga del ghetto ebraico di Venezia è la sinagoga (o Schola) Todesca, quella degli ebrei ashkenaziti che si trova nello stesso edificio del museo, poi c’è la sinagoga Canton che si trova all’angolo della piazza (canton in veneto vuol dire angolo), e infine ancora vicina c’è la Schola Italiana.
Nel ghetto vecchio ci sono le due sinagoghe più recenti: quella spagnola e quella levantina.
Tutte le sinagoghe non sono luoghi consacrati, ma semplici luoghi di aggregazione dove ci si ritrova regolarmente a leggere e commentare pezzi del libro sacro, la Torah. Perché le “riunioni” possano svolgersi è necessario che ci siano almeno 10 uomini presenti. Tutti possono leggere passaggi della Bibbia, ma solo il rabbino può commentarli. La presenza delle donne è gradita, ma non necessaria. Le donne assistono da una zona separata rispetto agli uomini, nel matroneo, una galleria sopraelevata, o separate dagli uomini tramite grate.
Le sinagoghe si visitano solo con le visite guidate che partono dal Museo Ebraico: è l’unico modo per ammirare i ricchi interni barocchi, invisibili dall’esterno.

Il Monumento alla Shoah di Arbit Blatas
Proprio all’angolo del Campo di Ghetto Nuovo c’è il monumento alle vittime della Shoah dello scultore Arbit Blatas, artista lituano di origini ebraiche.
L’opera composta da sette bassorilievi bronzei fu scolpita nel 1979 in soli 40 giorni e ad ognuno di essi l’artista diede un nome significativo rappresentativo di momenti importanti della persecuzione degli ebrei nel periodo nazista come “Deportazione”, “Notte dei Cristalli”, “La rivolta nel ghetto di Varsavia”.
L’opera fu integrata nel 1989 da un ottavo bassorilievo intitolato “L’ultimo treno”. Sulle assi di legno situate dietro il bassorilievo ci sono iscritti i 246 nomi delle persone deportate dal ghetto di Venezia.
Dove mangiare: i sapori della cucina Kosher a Venezia
Oggi sono pochi gli ebrei che ancora vivono nel ghetto, anche perché in seguito alla Seconda Guerra Mondiale la maggior parte sono stati deportati nei campi di concentramento di mezza Europa. Eppure visitare il Ghetto di Venezia permette di rivivere le tradizioni di questa minoranza, e ciò può avvenire anche attraverso i gusti della cucina kosher.
Nel giro di pochi metri trovi sia il Panificio Giovanni Volpe che il Ristorante Gam Gam, entrambi luoghi che ti consiglio per immergerti nei sapori del Ghetto ebraico veneziano.
Del Panificio Giovanni Volpe ne ho già parlato nell’articolo dedicato alle migliori pasticcerie storiche di Venezia. Questo forno custodisce le ricette della comunità ebraica veneziana da secoli: qui troverai pane azzimo e dolci tradizionali ebraici come le impade, le mandorle, le azzime dolci, le bisse, gli zuccherini e le orecchiette di Amman.


Il Ristorante Gam Gam te lo consiglio per un pranzo o una cena che unisce i sapori kosher a quelli della cucina italiana. Spaziali sono gli antipastini serviti in tante piccole ciotoline che garantiscono una immersione completa nei gusti kosher.



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Curiosità e segreti del Ghetto
Ancora un po’ di cose interessanti da sapere prima di visitare il Ghetto ebraico di Venezia:
- Le sardee in saor sono un piatto tipico Veneziano, ma proveniente dalla tradizione ebraica che consiste in sardine fritte condite con cipolle marinate, pinoli ed uvetta.
- Nel ghetto c’era una certa rivalità tra ebrei di origini diverse. I levantini, gli ultimi arrivati nel ghetto, hanno ricevuto la residenza molto dopo esservi stabiliti. Essendo già il ghetto molto affollato gli ebrei “originari” fecero il possibile, anche con persistenti lettere al doge, per fare sì che i levantini non ottenessero il permesso di residenza.
- Esistevano 3 banchi dei pegni a Venezia, tutti e tre affacciati su Campo del Ghetto Nuovo: il banco rosso, il banco verde e il banco nero, probabilmente chiamati così per il colore delle ricevute che consegnavano. Ma gli ebrei non potevano accettare qualsiasi cosa in pegno: oggetti come le armi e gli oggetti religiosi erano vietati dalla legge.
In Campo del Ghetto Nuovo si può vedere ancora l’insegna del banco rosso.

- L’ebraismo teme l’idolatria: nelle sinagoghe non ci sono rappresentazioni di Dio o di episodi a lui collegati. Solo nella Schola Canton si possono vedere dei piccoli disegni intagliati nel legno che rappresentano alcuni passi della Bibbia come la divisione delle acque del Mar Rosso, la distruzione di Sodoma e Gomorra, ecc.
- La Torah che viene letta in sinagoga è scritta rigorosamente a mano con un inchiostro naturale e con penne speciali che si tramandano da secoli. Chi compie il lavoro di trascrizione ha un compito sacro, e non può sbagliare. Per poter seguire più agevolmente la lettura della Torah in sinagoga si utilizzano dei bastoncini di argento che segnano il punto a cui si è arrivati con la lettura.
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Domande frequenti sul Ghetto ebraico di Venezia
Dove si trova il Ghetto Ebraico di Venezia?
Il Ghetto si trova nel sestiere di Cannaregio. Dalla stazione di Venezia Santa Lucia, si raggiunge percorrendo la Lista di Spagna e svoltando a sinistra subito dopo il Ponte delle Guglie.
Quando riapre il Museo Ebraico di Venezia?
Il Museo Ebraico di Venezia riapre al pubblico giovedì 22 ottobre 2026, dopo sei anni di restauro. Con i lavori sono state restaurate anche le tre sinagoghe cinquecentesche del Ghetto Nuovo.
Perché si chiama “Ghetto”?
Il termine deriva dal veneziano “géto” (fondere), poiché l’area ospitava le antiche fonderie della città. Con l’arrivo degli ebrei tedeschi, la pronuncia divenne “ghetto”, termine poi esportato in tutto il mondo.
Qual è la differenza tra Ghetto Nuovo e Ghetto Vecchio?
Paradossalmente, il Ghetto Nuovo è il più antico (fondato nel 1516). Il Ghetto Vecchio fu aggiunto successivamente per ospitare i nuovi flussi di ebrei levantini e ponentini. Il nome si riferisce all’anzianità delle fonderie preesistenti, non del quartiere ebraico.
Si possono visitare le Sinagoghe di Venezia?
Sì, ma solo con le visite guidate che partono dal Museo Ebraico. Dall’esterno le riconosci solo per le cinque finestre allineate all’ultimo piano degli edifici.
Cosa mangiare di tipico nel Ghetto?
Oltre ai piatti della tradizione kosher, non perdere le sardee in saor (di origine ebraica) e i dolci tipici come le impade e le orecchiette di Amman, che trovi nei forni storici della zona.
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Bel post… la parte “Lo sapevate che…” è davvero carina e, no non sapevo molte delle cose che hai detto…
Casuale l’andarci (o raccontarcelo) in concomitanza con la giornata della memoria?
Casuale andarci proprio settimana scorsa: era una vita che volevo visitarlo, ero in ferie… ed ho unito l’utile al dilettevole! Pubblicarlo in concomitanza con la Giornata della Memoria no, è stato voluto: visto che ci ero appena stata ho pensato che il mio modo migliore per ricordare fosse proprio tramite un post che ne parlasse!
Molte delle cose del “lo sapevate che..” sono state una sorpresa curiosa anche per me, soprattutto la prima, sono rimasta a bocca aperta! 😀
e quante volte ci sono passato… devo tornarci con “calma”… bello l’articolo 🙂
Grazie Simone! E’ sempre bello – almeno per me – tornare al Ghetto.
C’è una pace, un’atmosfera che si differenziano dal resto della città!
Bel post, molto interessante. Grazie per le informazioni e le curiosità!
Ciao a tutti,
se tutto va bene sabato 24 ottobre sarò a Venezia con la mia famiglia. Nell’occasione vorrei visitare il quartiere Ebraico ma il sabato non è sicuramente il giorno giusto. Magari pianificherò un’altra visita per un giorno diverso. Ma detto questo, avete da darmi un nominativo (con un costo umano 🙂 ) che ci possa accompagnare 1 o 2 ore fermo restando che, praticamente, passeggeremo e basta?
Grazie!!
Jacopo
INTERESSANTE!